lunedì 1 luglio 2013

LIBRI: "L'arte di correre sotto la pioggia" un bestseller scritto da Garth Stein - Piemme editore

capitolo tratto dalla mia ultima lettura: "L'arte di correre sotto la pioggia" un bestseller scritto da Garth Stein - Piemme editore.

Ayrton Senna non doveva morire.
Mi venne in mente di colpo quella sera mentre, gemendo per il dolore, ero sdraiato sul sedile posteriore della macchina di Denny sulla strada per la clinica veterinaria. Mi venne in mente così, di punto in bianco: sul circuito del Gran Premio di Imola, alla curva Tamburello, Senna non doveva morire. Avrebbe potuto ritirarsi.
Sanato, il giorno prima della corsa, Rubens Barrichello, amico e protetto di Senna, era rimasto gravemente ferito in un incidente. Un altro pilota, Roland Ratzenberger, era morto nel corso delle prove. Senna nutriva forti dubbi sulla sicurezza del tracciato. La domenica, il giorno della gara, aveva passato la mattinata a radunare gli altri piloti per cercare un nuovo comitato per la sicurezza ed era stato eletto a capo del gruppo.
Dicono che fosse molto indeciso se disputare la gara, il Gran Premio di San Marino, e che stesse prendendo in seria considerazione l’idea di smettere di correre proprio quella domenica mattina. Per poco non smise. Per poco non si ritirò. Ma non lo fece.
Gareggiò, quel fatale primo giorno di maggio del 1994. E quando la sua vettura non sterzò alla fatidica curva Tamburello, nota per essere estremamente veloce e pericolosa, ma uscì di pista a circa trecento chilometri all’ora andando a schiantarsi contro una barriera di cemento, lui morì sul colpo, ucciso dal frammento di una sospensione che gli perforò il casco.
O morì a bordo dell’elicottero che lo portava in ospedale. O sulla pista, dopo essere stato estratto dalle lamiere. Enigmatico, Ayrton Senna, nella morte come nella vita. A oggi, le circostanze della sua morte sono ancora molto controverse. La sequenza filmata della telecamera di bordo scomparve misteriosamente. I resoconti della sua morte erano contrastanti. Entrarono in ballo le politiche della Fédération Internationale de l’Automobile. Va detto che in Italia, se un pilota muore in pista, vengono subito avviate le indagini sulla morte, e la corsa viene sospesa. Va detto che se una corsa venisse sospesa a quel modo, ci rimetterebbero tutti un sacco di soldi, FIA, sponsor, circuito, televisione e via dicendo. Il commercio ne soffrirebbe. Mentre il pilota se il pilota dovesse morire in elicottero, per esempio in viaggio verso l’ospedale, la corsa potrebbe proseguire.
Va anche detto che la prima persona a raggiungere Senna dopo lo schianto, Sidney Watkins, dichiarò. <>.
Qual è la verità sulla morte di Ayrton Senna, che aveva solo trentaquattro anni? Io la so e adesso ve la dico. Fu ammirato, amato, acclamato, omaggiato,, rispettato. Nella vita come nella morte. Ayrton Senna è, è stato e sarà sempre un grand’uomo.
E’ morto quel giorno perché il suo corpo aveva assolto il suo compito. La sua anima aveva fatto quello che era previsto facesse, imparato quello che era previsto imparasse, e a quel punto era libera di andarsene. E mentre Danny mi portava a tutta velocità dal medico che mi avrebbe rimesso in sesto, io sapevo di non aver ancora portato a termine quanto mi ero ripromesso di portare a termine qui sulla terra, di non aver ancora imparato tutto quello che dovevo imparare, altrimenti sarei sceso dal marciapiede un attimo dopo e la macchina mi avrebbe ucciso all’istante. Ma non ero morto. Perché non avevo ancora finito. Avevo ancora del lavoro da fare.porno, seno, sexy.