martedì 22 settembre 2015

LIBRI: Zero Zero Zero di Roberto Saviano - Feltrinelli


ZeroZeroZero (Mondadori, pagg. 448) è un libro sulla cocaina e sul narcotraffico. Un saggio completo sulla filiera della cocaina, dai produttori messicani e colombiani fino allo spaccio per le vie di Milano e al racconto degli effetti sul consumatore, passando attraverso il trasporto per nave o aereo, le basi in Africa (il “continente bianco”), le operazioni di intermediazione e distribuzione da parte dei broker europei, e le operazioni di riciclaggio dell’enorme giro di denaro del narcotraffico. Ma il libro (che porta avanti, tra l’altro, la tesi forte della legalizzazione delle droghe) è anche letteratura: il folgorante incipit (“la coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa, perché vuole fare gli straordinari senza sentire i crampi alla cervicale. Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio allora è il tuo capoufficio (…)”; il racconto delle guerre per la coca in Sudamerica, i dettagli impressionanti sulle torture fisiche inflitte dai boss a chi sgarra, il gruppo di persone più feroci del mondo – l’esercito speciale dei Kaibiles guatemaltechi, l’intervista a un pusher italiano, le tecniche per trasportare e nascondere la cocaina in nave, in sottomarino e in aereo, con l’intervista a un “mulo” africano che trasporta regolarmente ovuli pieni di cocaina nel suo stomaco, la storia incredibile di Bruno Fuduli (prima imprenditore calabrese che si ribella alla ‘ndrangheta, poi intermediario per gli acquisti di cocaina in Sudamerica per conto della ‘ndrangheta, poi infiltrato per conto dei carabinieri, poi di nuovo arrestato per narcotraffico), e molte altre storie di imprenditori e insospettabili italiani che sono finiti nel giro, di mafia russa, e di tecniche di riciclaggio del denaro sporco. Ma anche parti più personali, che raccontano della vita di Saviano da uomo sotto scorta e della sua (consapevole) ossessione per le mafie.
ZeroZeroZero è un mosaico complesso, dove tutto si tiene. E Roberto Saviano è un fuoriclasse. Aggiungo: e sono sempre più propenso a credere che chi sostiene il contrario – salvo rari casi – o lo fa per “provocare” oppure ha secondi fini (metto provocare tra virgolette perché siamo talmente saturati da sparate che vorrebbero essere originali e controcorrente da rendere il tutto oltremodo stucchevole e déjà vu, che è il contrario della provocazione; oggi provocare significa semmai scrivere cose di buon senso e di buon gusto, posto peraltro che si dovrebbe leggere, studiare, pensare e scrivere quello che si pensa e non passare il tempo a studiare a tavolino sortite ad effetto).
Esempio emblematico della prima categoria – quella dei “provocatori” – è un articolo pubblicato su Vice e intitolato “Saviano zero in condotta“. Sostanzialmente un insieme di immani volgarità, riassumibile – al netto di tutti gli insulti – in due “tesi” di fondo: Zero Zero Zero è un libro lungo e noioso e non si capisce come mai così tante persone l’hanno comprato e lo comprano; Zero Zero Zero gioca troppo e male sulla mescolanza dei generi (“è uno Slim Fast di romanzo, saggio, poesia, canzone, articolo di giornale e Baricco che si può riassumere nella sempre felice etichetta ‘un cazzo di niente'”).
Credo che entrambe le critiche vadano rovesciate. Gomorra è un libro che ha venduto 10 milioni di copie nel mondo (oltre due milioni in Italia), e Zero Zero Zero ha venduto in Italia 150.000 copie nella prima settimana dall’uscita (16.000 copie nel solo primo giorno, il 5 aprile) ed è in cima alla top ten dei libri più venduti da un mese. Perché? Semplicemente perché la (difficilissima) mescolanza di non fiction e letteratura è cesellata talmente bene da Saviano (altro che “un cazzo di niente”…) da rendere i libri in questione dei testi non solo documentariamente fondamentali e non solo letterariamente sofisticati, ma anche avvincenti e emozionanti per qualsiasi lettore. Per scrivere Zero Zero Zero Saviano ha discusso per anni con tutti i maggiori pm italiani, e ha seguito da vicino e in alcuni casi dall’interno le inchieste e le operazioni antidroga di Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza, Ros, Dda, Dea, Fbi, Guardia Civil, Gendarmerie, Policia Civil brasiliana, Policia Federal messicana, Policia Nacional de Colombia, Policija russa, Scotland Yard, Interpol, Mossos d’Esquadra. Come faccia Panorama a scrivere che in questo libro “le idee documentate sono quattro e quelle nuove anche meno”, è un mistero…
Ma in realtà non lo è, e veniamo con questo alla seconda categoria di cui parlavamo all’inizio: chi critica Saviano perché ha secondi fini. Qui gli esempi sono tanti, ma per farsi un’idea basta leggere uno qualsiasi degli articoli usciti su Saviano negli ultimi anni su Libero e Il Giornale. Quotidiani che nell’epoca del berlusconismo sono stati e sono portatori di una linea editoriale che ricorda, involontariamente e paradossalmente, certi tratti degeneri dei comunismi e marxismi di un tempo, e in particolare l’ossessione parossistica di vedere (o meglio: di mettere ) la politica ovunque (con la differenza, non da poco, che nei marxismi degli anni Sessanta-Settanta c’erano degli ideali, per quanto fuorvianti, mentre nel berlusconismo-“marxismo” in ultima istanza c’è prevalentemente la difesa degli interessi di un partito, anzi di un uomo; mi dispiace moltissimo doverlo dire, ma purtroppo è così). Per cui le stesse pagine culturali, spesso peraltro firmate da professionisti di alto livello (potenziale), diventano continuamente pagine politiche. E così è stato ed è anche per Saviano. Che tra l’altro non è certo il classico uomo di sinistra italiano, ma è (anche) un lettore di Schmitt, Junger, Ezra Pound, Evola, Celine (lo dichiara Saviano stesso in un’intervista uscita su Panorama il 24 dicembre del 2009). Di fatto, comunque, negli anni Saviano è diventato un’icona del centrosinistra italiano. E da qui è iniziata la campagna strumentale contro di lui sui quotidiani di centrodestra.
Una campagna che non rispetta mai (ma non solo nei confronti di Saviano…) quello che i teorici dell’argomentazione chiamano “principio di carità” (considerare le tesi dell’avversario che si intende criticare nella loro accezione migliore). Si cerca, anzi, di fare esattamente il contrario: forzare i concetti per poi criticarli. Per cui, per esempio, se Saviano ha detto che le mafie si stanno radicando anche nel Nord Italia e che quindi cercano e cercheranno sempre di più (purtroppo talora con successo) delle sponde nei politici del Nord (compresa la Lega), questo si trasforma in un’accusa indiscriminata di mafiosità nei confronti della Lega e del Nord Italia.
Poi c’è la questione dell’accostamento tra mafie e capitalismo, che è un cardine sia di Gomorra che di Zero Zero Zero. Una tesi, questa, spesso ripresa e criticata nella pubblicistica di centrodestra. Ma qualunque persona intellettualmente onesta (e che ha letto davvero i libri di Saviano) capisce benissimo che quello che Saviano intende dire è riassumibile in questi termini tutt’altro che assurdi o bizzarri: anche il movente fondamentale dei grandi boss mafiosi è, in sostanza, accrescere soldi e potere (i boss mafiosi portano al limite estremo quella volontà di accrescere indefinitamente soldi e potere, che è propria anche dei grandi “boss” del capitalismo); le collusioni tra le mafie e le istituzioni del libero mercato sono di fatto continue e impressionanti per qualità e quantità (si leggano per esempio le pagine di Zero Zero Zero sul riciclaggio degli immensi capitali del narcotraffico, che mostrano tra l’altro che alcune banche hanno retto alla Crisi soprattutto grazie all’ingresso di enormi capitali mafiosi). Cito da Zero Zero Zero (pag. 88) per esemplificare il concetto: “non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina. Nemmeno i rialzi azionari da record sono paragonabili agli “interessi” che dà la coca. Nel 2012, anno di uscita dell’iPhone 5 e del mini iPad, la Apple è diventata la società più capitalizzata che si sia mai vista su un listino azionario. Le azioni Apple hanno subito un rialzo in borsa del 67 per cento in un solo anno. Un rialzo notevole per i numeri della finanza. Se avessi investito mille euro in azioni Apple all’inizio del 2012, ora ne avresti milleseicentosettanta. Non male. Ma se avessi investito mille euro in coca all’inizio del 2012, ora ne avresti centottantaduemila: cento volte di più che investendo nel titolo azionario record dell’anno!”. Dato che la cocaina è ad oggi il business più redditizio che esista al mondo, non stupisce (e Saviano lo racconta) che ci siano continue collusioni tra banche, mondo imprenditoriale e narcotrafficanti. Non capisco cosa ci sia di concettualmente sbagliato nel raccontare tutto questo.
Poi c’è la storia del (presunto) plagio, la parte più sfacciatamente ad hominem della campagna anti-Saviano. Il Giornale e Libero hanno raccontato a più riprese, probabilmente con grande – malcelato – godimento, la causa intentata contro Saviano perché in Gomorra avrebbe copiato alcuni articoli del cronista Simone Di Meo da alcuni quotidiani campani. Non mi risulta che Libero e Il Giornale abbiano poi dato adeguato risalto a due fatti: Saviano è stato assolto dal Tribunale di Napoli (non aveva plagiato, ma semplicemente attinto a delle notizie giornalistiche di cronaca prive di qualsiasi particolarità stilistica, come fa chiunque e ovunque); Di Meo – intervistato e osannato da Il Giornale – nel frattempo era entrato nell’ufficio stampa del senatore Sergio de Gregorio, poi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e riciclaggio. L’anno scorso nuova accusa di plagio, perché all’interno del rapporto di Legambiente Ecomafia 2012 nello scritto di Saviano c’erano parole di un altro giornalista non virgolettate, ma i curatori del rapporto hanno chiarito che si tratta di un errore di editing (si sono dimenticati le virgolette nella stampa) all’insaputa di Saviano. Amen.

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