giovedì 24 dicembre 2015

Alia, fra arte mito e antichità

Alia, fra arte mito e antichità Grotte della Gurfa Alia
Non capita spesso che la storia, il mito e la vita quotidiana, quella del secolo corrente, si mischino in un continuum antropologico che, tutt’oggi, è possibile scoprire e conoscere con i propri occhi, arricchita recentemente di un’ulteriore opera realizzata dalla mano di Croce Taravella, artista siciliano rinomato, tra l’altro, per le sue installazioni paesaggistiche.
Per fare ciò vi porteremo a pochi chilometri (ottanta circa) dal capoluogo siciliano. Siamo ad Alia, piccolo paese che sorge sul versante occidentale delle Madonie, proprio nell’incrocio ideale di tre delle valli più conosciute dell’isola: Valle del Torto, Imera e Platani Tumarrano.
Il luogo in provincia di Palermo si può raggiungere in macchina o anche in treno fino alla stazione di Roccapalumba - Alia e poi ancora pochi minuti in macchina.    

Alia e Grotte della Gurfa, storia e origini

L’antico nome del paese era Laila e venne fondato nei primi anni del ‘600 da Pietro Celestri, marchese di Santa Croce; prima di allora, così come vuole la storia, numerosi popoli erano passati da lì, dai Greci ai Fenici, dai Sicani ai Berberi, e pure una stirpe rimasta ignota della quale, però, rimane una testimonianza unica, ricavata dalla rocce arenarie rosse tipiche del sito: le Grotte della Gurfa.
La datazione di questo peculiare prodotto della mano dell’uomo è ancora incerta e dibattuta per diversi motivi, primo fa tutti l’inquinamento ‘fisico’ dei reperti archeologici del luogo dovuto al fatto che fino agli anni ’90 dello scorso secolo le grotte erano adibite a rifugio dei contadini locali. C’è chi ritiene la costruzione risalente al periodo dell’età del rame (eneolitico), chi lo attribuisce alla cultura megalitica, chi alla tradizione altomediaevale. Sicura, a parere di tutti, è comunque l’origine araba. Il termine Gurfa deriva dall’arabo ‘ghorfa’ ovvero magazzino o stanza, e tutt’oggi nel resto dell’isola viene ancora usato il vocabolo ‘gurfi’ per indicare appunto depositi o magazzini, soprattutto di sementi.

Grotte della Gurfa di Alia, la struttura

La struttura del complesso prevede due diversi livelli, scavati in arenaria, lungo i quali si sviluppano sei diverse cavità così disposte: la prima, a sinistra, è a pianta rettangolare di (9,59 x 9,15 m, h 4,53 m) con soffitto a due spioventi detto "a saracina"; a destra segue un ambiente di forma campaniforme ( h16,35 m, di pianta ellittica di 14,10 x 11,59 m, con alla sommità un ovulo d 0,70 m). Questi due ambienti comunicano autonomamente con l’esterno e sono collegati, tra di loro, da un corridoio.
Una scalinata, invece, porta al secondo livello composto dai rimanenti quattro ambienti, uno a sinistra e tre a destra, tutti di forma più o meno quadrata; ciascuna stanza è dotata di una finestra che sporge sulla vallata ed è da queste, attraverso un altro corridoio, che si giunge ad un ambiente campaniforme denominato, recentemente, thòlos per la somiglianza con la thòlos di Atreo a Micene. E’ da quest’ultimo elemento che alcuni studiosi hanno elaborato la tesi secondo cui l’intera struttura sia, in realtà, la tomba che ha accolto le spoglie del re cretese Minosse.

Alia e l'arte di Croce Taravella

Nell’ottica della rivalutazione del belvedere del paese è stata completata un’altra opera artistica che ha preso ispirazione proprio dalla grotta e dai racconti mitici ad essa legati. L’artista Croce Taravella, infatti, dopo aver visitato i luoghi in questione e lasciandosi ispirare dal paesaggio e dalla gente, maestranze e semplici cittadini, ha realizzato un murales sui generis, al momento unico per tecniche utilizzate. Qui un articolo dedicato all'arte di Croce Taravella ed al “suo” paese.
Il risultato ottenuto dopo due mesi di lavorazione circa è dato da cinque pannelli (13 m di lunghezza per 2,80 di altezza) adagiati sulla roccia e trattati in modo da non deteriorarsi all’esposizione costante degli agenti atmosferici. Come un libro di enormi dimensioni i pannelli accolgono personaggi in scala e racconti, più o meno leggendari, delle storie tramandate negli anni. Un altorilievo più che un murales, ci ha spiegato l’artista, uscito fuori da un progetto estemporaneo che lo ha portato a sperimentare, per la prima volta, nuove tecniche di installazione e di utilizzo di materiali a bassa deperibilità. La realizzazione dell’opera, però, ha aggiunto Taravella, ha riservato un’altra bella sorpresa; durante la lavorazione, infatti, la gente incuriosita, non solo dell’opera ma anche dell’interpretazione dei racconti che prendevano forma, si fermava a chiedere su quanto si stesse realizzando, contribuendo al progetto iniziale. Come a dire che, a distanza di secoli, considerando le incertezze della datazione, queste grotte non solo ispirano ma continuano a creare, attraverso la mano dell’uomo, arte che domani sarà ancora storia.

Come arrivare ad Alia (Palermo)

Percorrete la S.S. 121 Palermo - Agrigento fino allo svincolo di Manganaro, da qui rimangono ancora 14 km per il paese, oppure l'autostrada Palermo-Catania uscendo allo svincolo di Termini Imerese e proseguendo in direzione di Caccamo - Roccapalumba.
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cultura/item/2704-alia-palermo-grotte-gurfa-fra-arte-mito-e-antichit%C3%A0.html

lunedì 21 dicembre 2015

LIBRI: La magnifica stronza di Sherry Argov - Piemme


Le brave ragazze sono la prova che avremo anche conquistato lo spazio, ma in fatto di relazioni uomo/donna siamo ancora nelle caverne. E così ci sono donne indotte a credere che per accalappiare l’uomo dei sogni devono: sacrificarsi, essere accondiscendenti, mostrarsi sempre d’accordo, annullare i propri interessi, stare un passo indietro.
Queste donne hanno avuto le informazioni sbagliate – d’altra parte, la fiaba di Cenerentola è sempre in circolazione.
Quello che le fiabe però non dicono è che agli uomini le brave ragazze non piacciono. E infatti non appena incontrano una magnifica stronza, le mollano.
La magnifica stronza è una che ha capito tutto. Una che sa che se non ti senti all’altezza senza un uomo, non sarà un uomo a farti sentire all’altezza. Che una relazione può farti felice solo se sei già felice. Che avere uno sguardo positivo su te stessa, vivere al meglio la vita, amarsi, indipendentemente da un uomo, è l’arma di seduzione più potente che ci sia. Perché gli uomini sono attratti dalle donne che sprigionano forza vitale e autonomia, che si fanno rispettare, che non si sminuiscono. Anzi, che li fanno penare un po’.
Se siete una brava ragazza, comunque, non disperate. Con lo stile arguto e diretto che ha conquistato milioni di fan, Sherry Argov invita tutte al suo corso avanzato per le relazioni tra i sessi, e insegna a ogni donna a incedere nel mondo con quel passo sicuro che la rende unica. Perché c’è un’alternativa migliore al non essere amate per quello che non si è: essere amate per quello che si è. Magnifiche e adorabili stronze.

venerdì 4 dicembre 2015

Camporeale, quel baglio e i vigneti per degustazioni doc - La Porta dei Sensi è in via Atrio Il Principe, 13 - Camporeale (PA)

La superstrada fra Palermo e Sciacca nasconde luoghi a cui abbiamo rinunciato pur di avere collegamenti veloci. E invece uscendo poco dopo San Giuseppe Jato, a Camporeale, ci si immette in un territorio che dà la sensazione di viaggiare nel tempo, fra colline ricoperte da vigneti e paesi che hanno mantenuto le architetture composte del dopo terremoto nella Valle del Belice.
Le campagne di Camporeale sono così, culla di vini robusti e affascinanti. Ben undici cantine e decine di etichette nascono in quei pochi chilometri che separano l’uscita dalla Palermo-Sciacca al paese. Una strada che si fa con piacere, attraversando qualche collinetta e perfino passando sotto qualche ponte rimasto lì a testimoniare ambizione fascista che un tempo prometteva ferrovie e benessere.
Ora uno di quei luoghi è rinato, grazie alla forza di volontà di chi non ha lasciato Camporeale nemmeno dopo il terremoto e meno che mai negli ultimi anni della grande crisi economica. Il grande baglio del principe è stato recuperato. E mostra i fasti di un tempo.
Dal palazzo del Comune, aperto alle visite, si gode di una splendida vista sulla vallata. E nello stesso complesso c’è anche un nuovo locale a cui si arriva passando da un arco in pietra.
Già il nome – La porta dei sensi - segnala che non si tratta solo di cibo ma di una esperienza che mette insieme tante realtà. Lì i visitatori potranno fare semplici degustazioni, visto che il locale è la “base” delle 11 cantine del territorio. Solo loro sono ammesse nel menu, e offrono ai palati fini molto di più del tradizionale Nero d’Avola: imperdibili i Sirah, i Cabernet e le altre specialità biologiche.
In pochi sanno che Camporeale ha anche un’altra grande tradizione. Lì negli anni d’oro del Novecento c’era uno dei pochissimi macelli della Valle del Belice. E per questo gli abitanti della zona venivano chiamati Maciddaroti. E lì c’è ancora una grande azienda – Amato- che realizza salumi come una volta. Le sue carni sono il piatto forte de La Porta dei sensi.
Da gustare anche in inverno, magari accanto al camino che fa sfoggio di sé nel locale antico. Basta fare pochi chilometri, per uscire dalla velocità e dalla routine dell’era moderna.  
INFORMAZIONI UTILI
La Porta dei Sensi è in via Atrio Il Principe, 13 - Camporeale (PA) - tel. 320 181 2362
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cibo/item/2681-camporeale,-degustazioni-doc-alla-porta-dei-sensi.html