giovedì 7 gennaio 2016

I ruderi di Poggioreale, gioiello del Belìce

Ruderi di Poggioreale Ruderi di Poggioreale ph. SiciliaWeekend
La chiamano ghostown, città fantasma, ma questa è tutt'altro. E' un luogo intimo, emozionante, vivo; come vivo è un cimitero che respira ogni giorno grazie ai fiori e al ricordo dei cari. Signore e signori, benvenuti a Poggioreale.
I ruderi della città antica in provincia di Trapani, anch'essa colpita dal terremoto del 1968 che distrusse buona parte della valle del Belìce, accolgono il visitatore da un cancello. Un accesso a qualcosa di sacro, di inviolabile.
Le cicatrici del tempo sono ben visibili e allo stesso tempo è facile immaginare la vita di qualche decennio fa: quella di un borgo ridente di campagna in cui palazzi nobiliari, chiese e biblioteche condividevano i pochi metri quadrati dell'area urbana.

Tour fra i Ruderi di Poggioreale

Il viale principale dice già tutto quello che c'è da sapere. Alcune case sono sventrate, altre sembrano con le pareti o i tetti appesi ad un filo. I crolli hanno aperto numerosi squarci verso le morbide colline che circondano l'intera città vecchia. Si cammina al centro, per evitare inutili rischi.
Casa dopo casa la via sembra prender forma e vita. Il cammino regala all'immaginazione il tempo di rimettere tutto in piedi. Immagini i bimbi che entrano a scuola, la signora che si affaccia dal palazzo liberty e le botteghe degli artigiani.
Sinistra, destra e ci si ritrova all'ingresso di una grandissima piazza. La vedi vestita a festa, anche se è nuda, spoglia. Sulla sinistra una scalinata conduceva alla chiesa madre. Ancora maestosa nonostante di lei resti solo qualcosa della facciata. Gli altri pezzi sono messi in fila, come a dire che non è tutto perso. Scendendo i gradini si apre alla vista un paesaggio magnifico.
Ma il paese non finisce qui. Proprio sotto la piazza, a confine col verde, c'è un bellissimo bevaio in cui l'acqua scorre ancora. La prospettiva che regala questo luogo è degna di un film. L'acqua che fa da specchio e davanti a voi lo skyline di questa città che non esiste più.

Come arrivare ai ruderi di Poggioreale

Il modo migliore per arrivare ai ruderi di Poggioreale è dallo scorrimento veloce che collega Palermo e Sciacca. Dall'uscita Poggioreale entrerete prima nella cittadina ricostruita dopo il terremoto e dalla piazza troverete le indicazioni per i ruderi. Arriverete ad un bivio e dovrete percorrere la strada a sinistra (lì non ci sono cartelli). In ogni caso, chiedete pure alla gente del luogo, vi accompagneranno certamente sino al cancello d'accesso alla città vecchia.
Molti abitanti del luogo sono contadini o allevatori di bestiame. Se siete a caccia di sapori genuini lasciatevi guidare o consigliare per la degustazione di un vino o l'acquisto di un formaggio.

Il Belìce e il museo della memoria viva

Oltre ai ruderi c'è la memoria. Una memoria che un museo nella vicina Gibellina prova a mantenere viva. Si chiama Belìce/Epicentro della memoria viva, un luogo in cui video, immagini ed altro materiale storico contribuiscono al grande lavoro di salvaguardia della soria strettamente legata al terremoto. Quasi un aiuto al lavoro d'immaginazione necessario se si vuole vivere appieno l'esperienza di queste città ormai svuotate di tutto. E' con una frase di Danilo Dolci che il museo accoglie i suoi visitatori: «Se l’occhio non si esercita, non vede. Se la pelle non tocca, non sa. Se l’uomo non immagina, si spegne. » Sul museo troverete tutte le informazioni utili su www.epicentrobelice.net

Il terremoto del Belicè 1968, qualche nota storica

Era la notte fra il 14 e il 15 gennaio 1968. Di oltre sei gradi la magnitudo della scossa che colpì quell'area di Sicilia a cavallo fra le province di Palermo, Trapani e Agrigento. Circa 300 i morti. Le cittadine di Gibellina, Salaparuta e Montevago furono letteralmente rase al suolo. I soccorsi furono difficili, molte delle strade di collegamento erano state inghiottite dal sisma. Molti dei ragazzi della “Generazione '68”, allora diciottenni o poco più, partirono da Palermo e da altre città per prestare gli aiuti necessari. Ma vista quantità dei centri colpiti fu un lavoro non semplice.

Il Cretto di Burri

Se è vero che l'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita ecco che c'è un'opera d'arte contemporanea che è il simbolo del terremoto del Belìce del 1968: il Cretto di Burri. Tra il 1984 e il 1989 l'artista ricostruì le vie della vecchia Gibellina. Una colata di cemento, poi, coprì le macerie creando una gigantesca opera a cielo aperto. Un monumento a cielo aperto di circa 8.000 metri quadtrati al cui interno il visitatore può passeggiare come fosse in un labirinto. L'opera di Burri è stata completata definitivamente nel 2015.
Per visitare il Cretto occorre percorrere la strada statale 119 che si interseca tra Gibellina, Salaparuta e la riserva della Grotta di Santa Ninfa. Anche in questo caso, comunque, abbassare il finestrino e chiedere informazioni è una cosa consigliata per evitare di procedere a vuoto lungo queste strade, belle, ma tortuose.
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cultura/item/2710-i-ruderi-di-poggioreale,-gioiello-del-belìce.html

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