giovedì 10 marzo 2016

Viaggio fra gusto e folklore a Caltanissetta

Viaggio fra gusto e folklore a Caltanissetta @SiciliaWeekend
Viaggio fra gusto e folklore a Caltanissetta @SiciliaWeekend
Goethe scriveva che l’Italia, senza la Sicilia, non lascia immagine alcuna nell’anima. Parole che risuonano vere in ogni angolo dell’isola, anche il meno battuto, anche il più trascurato da quel turismo smanioso che ogni estate ricerca sole, spiagge, locali affollati e luoghi d’arte.
Parole vere, insomma, anche nel cuore dell’entroterra siciliano, tra le vie sperdute e le colline aride – ma straordinariamente verdi in primavera – della provincia di Caltanissetta, dove chi si imbatte in estate rimane colpito dalle distese gialle e incontaminate che caratterizzano il paesaggio: un deserto di grano dove l’orizzonte sembra svanire e confondersi col cielo denso di sole.
Siamo al centro dell’isola, qui il mare è un miraggio lontano da raggiungere, le montagne madonite si scorgono appena e pare non ci sia un solo buon motivo, se non il silenzio e la genuinità dei luoghi, per fermarsi a dormire qualche giorno.
Eppure c’è un posto speciale, che rapisce chiunque ami la contemplazione e il contatto con la natura: è il santuario di Castel Belici, un ex monastero con annessa chiesa al cui interno è custodito un crocifisso considerato miracoloso dai migliaia di pellegrini che ogni anno, il 3 maggio, raggiungono quel colle per venerare la statua del Cristo. Un luogo dove religiosità e folklore si incontrano per una festa vissuta con ardore e profonda devozione dagli abitanti dei numerosi comuni limitrofi, che vi giungono molto spesso a piedi, in un lungo pellegrinaggio di preghiera che si conclude, all’apice del colle, con la rituale consegna di un nastrino rosso al Crocifisso posto in alto.
Legando il braccialetto alla statua del Cristo, ogni fedele affida al cielo le proprie richieste: una grazia particolare o semplicemente la protezione per sé e i propri familiari. Ma al rito religioso, segnato dalla messa e dalla processione presiedute dal vescovo di Caltanissetta, ogni 3 maggio, si unisce la festa, la condivisione dei numerosi gruppi di fedeli, che sotto un porticato o all’aria aperta consumano insieme il pasto, scegliendo anche i fragranti panini con panelle o salsiccia degli immancabili paninari ambulanti. Unendo così cucina siciliana e street food la giornata all’insegna della convivialità è garantita, contornata da un paesaggio e una vista unici.

Folklore e buon cibo della provincia di Caltanissetta

Ma nel cuore della Sicilia le feste religiose diventano sempre occasione di condivisione attorno alla tavola, con piatti sapientemente preparati da massaie custodi di tradizioni preziose, come quelle che segnano la festa di San Giuseppe, il 19 marzo. Seppur sempre più rare, sono da vedere le meravigliose tavolate dedicate al santo protettore dei lavoratori, che vengono allestite nelle case di privati per ringraziare di un dono ricevuto. A quelle tavole siedono a pranzo i cosiddetti “virgineddi”, commensali che un tempo venivano scelti tra le famiglie più povere e bisognose della città, a cui si offriva il pranzo, ma che oggi sono generalmente amici e parenti dei padroni di casa. Prima che si siedano, la tavola riceve la benedizione del parroco e chiunque può visitarla, trovando di fronte a sé piatti tipici della tradizione siciliana, preparati anche dai vicini di casa, che nei giorni precedenti all’evento si danno da fare portando piatti e dolci di ogni tipo.
Tra i dolci più irresistibili meritano una nota di merito le sfingi, impasti di farina e patate rigorosamente fritti e poi cosparsi con zucchero o ripieni di crema: una goduria per il palato, in qualunque periodo dell’anno.
Nell’entroterra siculo non occorre ricercare ristoranti o trattorie specializzate: nei piccoli comuni del nisseno vi basterà essere ospite da qualunque nonna, mamma o zia di un vostro amico, o semplicemente conoscente, per degustare i piatti più semplici e prelibati. Dalle frittate di verdure di stagione alle conserve sott’olio di pomodori secchi, carciofi, melanzane; dalle panelle preparate in casa o degustate in strada, davanti a un buon “panellaro”, alle arancine alla carne o al burro; dai dolci alla ricotta (cannoli, cassate e bocconcini) alle torte salate ripiene di ogni tipo di verdura; dalle zuppe di lenticchie, meglio se di Villalba, famose per le loro qualità organolettiche, alla cuccìa, piatto a base di grano, di grande semplicità ma che conforta il palato e l’anima.
Anche in questo caso la cucina si lega a una festa religiosa sentita in tutta la Sicilia, quella di santa Lucia, il 13 dicembre, che divide in due la provincia: da una parte i fautori della cuccìa dolce, condita con zucchero, latte o cioccolato, dall’altra i più agguerriti sostenitori della versione salata, arricchita semplicemente con olio, sale e spezie. Vi conviene assaggiarle entrambe, non ve ne pentirete. È vero, sono piatti diffusi in ogni angolo dell’isola, ma per una ragione misteriosa il risultato finale è sempre diverso, a seconda di dove ci si trovi.

I cuddrireddi di Delia

E che dire delle cuddureddi di Delia? Deliziosi intrecci di farina, vino rosso, scorza d’arancia e cannella, che alla frittura diventano dolci scuri e croccanti. Se avete voglia di assaggiarle fate un salto a Delia per la Settimana Santa: assisterete a una toccante rappresentazione teatrale dei momenti più salienti della morte, crocifissione e resurrezione di Cristo, che va avanti da secoli.
E se volete entrare nel vivo delle celebrazioni pasquali, non perdetevi le splendide vare di Caltanissetta, anche lì la cucina non vi deluderà.
info: http://siciliaweekend.info/viaggio-fra-gusto-e-folklore-a-caltanissetta/

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