giovedì 7 aprile 2016

Modica, cinque motivi per una visita

Modica, cinque motivi per una visita - @StefaniaTirella
Modica, cinque motivi per una visita – @StefaniaTirella
Uno, l’ambiente naturale. I tratti caratteristici del paesaggio ibleo – muri di pietra a secco, colline terrazzate, mucche al pascolo sull’altopiano, carrubi e masserie – raccontano un angolo di Sicilia diverso dal resto dell’isola, senza mafia né latifondo, dove più caparbia è stata l’opera dell’uomo nel contendere alla natura la terra da coltivare e i luoghi da abitare. La campagna modicana, intatta nei suoi valori paesaggistici, si candida a meta turistica verde, ricca di tradizioni, agriturismi e prodotti tipici locali.
La città stessa si adagia su uno scenario singolare: una valle stretta e sinuosa simile a un canyon, dove l’impeto dei torrenti e la pazienza del tempo hanno inciso arabeschi calcarei tra le colline rocciose. I fiumi sotterranei che la attraversano danno vita a una spettacolare cascata nella località Conca del Salto: un piccolo paradiso naturale, con le acque che precipitano dallo strapiombo in un laghetto racchiuso tra grotte carsiche e rocce, in una vegetazione rigogliosa e lussureggiante. A pochi chilometri, c’è Cava Ispica, l’insediamento rupestre più vasto e meglio conservato di tutta Sicilia, che mantiene intatto il fascino arcaico delle città trogloditiche. Un ambiente selvaggio e pittoresco di masse aggettanti, antri e caverne come quello raffigurato nelle gouaches da Jean Hoüel nel suo Voyage pittoresque (1779).

Passeggiata fra le chiese di Modica

Due, il particolarissimo tessuto urbano. Dimenticate le piante a scacchiera o i reticoli regolari. Qui le case stanno in equilibrio quasi l’una sull’altra, in un disordine di volumi, disposte sui pendii delle colline come in un gioco di pazienza. Strade strette e tortuose che si inerpicano per la collina, vicoli solitari che disegnano labirinti di case, dove regna la sensazione di un tempo sospeso e immobile. Ed è bello perdersi tra i vicoli silenziosi dei vecchi quartieri, percorrere le stradine che portano al belvedere, scoprire panorami mozzafiato che si schiudono a ogni ansa della via man mano che, salendo, ci si libera dalla stretta dei muri ciechi. Proprio dal connubio tra antico e moderno, tra vicoli medievali e cortine barocche, deriva l’originalità del tessuto urbano che si integra con l’ambiente naturale circostante.
Le architetture scampate al terremoto del 1693 sono state inglobate in altre più recenti. Sono la Cappella Cabrera all’interno della chiesa di Santa Maria di Betlem e la lunetta con la Natività di Berlon murata all’esterno; la chiesa del Carmine con il magnifico rosone e la sagrestia; il portale archiacuto di Palazzo De Leva e lo splendido chiostro annesso alla chiesa di Santa Maria del Gesù nella parte alta della città (ex carcere), tutti risalenti ai secoli XIII-XVI.
Frammenti e sovrapposizioni trasformano la città in una continua scoperta. Nel 1987, per esempio, in una grotta adibita a magazzino si rinvenne una chiesetta rupestre intitolata a San Nicolò Inferiore, con tre strati sovrapposti di affreschi risalenti all’epoca normanno-bizantina e pre-rinascimentale. La singolarità architettonica dell’impianto basiliano e la qualità pittorica degli affreschi ne fanno un unicum nel panorama della Sicilia medievale.
Tre, la magnificenza barocca. Modica è celebre per il suo elegante tessuto edilizio tardo-barocco, punteggiato di chiese conventi e palazzi, che le è valso l’inserimento nella World Heritage List dell’Unesco con altre città del Val di Noto.
Il primato della bellezza spetta alla chiesa madre di San Giorgio. C’è da rimanere incantati di fronte alla sua scenografica scalinata tra ripiani e giardini pensili; alla maestosa facciata a torre, a tre ordini, che svetta verso il cielo; e allo spettacolo della pietra calcarea che muta colore – bianco, grigio, ocra, rosa tenero – col variare della luce. L’alternanza dei pieni e dei vuoti, il gioco dei volumi ora concavi ora convessi che modellano il prospetto frontale, invitano il fedele a entrare. L’interno, a cinque navate con transetto e cupola, è ornato di stucchi, pregevoli dipinti (polittico di Bernardino Niger) e preziosi argenti.
Il Duomo di San Pietro, nella parte bassa della città, ha una facciata più squadrata e geometrica, seppur alleggerita da lesene, volute floreali, elementi decorativi di grande perizia scultorea. Anch’essa sorge in cima a un’imponente scalinata racchiusa tra balaustre e ornata da statue di santi e apostoli. Anche i palazzi, con i fregi che sormontano i portoni e i mascheroni barocchi che reggono i balconi, contribuiscono a fare di questa città un grande museo d’arte a cielo aperto.

Il cioccolato di Modica e quella ricetta così antica

Quarto, il gusto. Al flâneur che percorre le vie non sfugge l’aroma di spezie e di cacao che si diffonde dai laboratori dove i dolcieri lavorano l’impasto granuloso del cioccolato di Modica secondo una ricetta millenaria, importata dall’America centrale durante la dominazione spagnola dai missionari gesuiti. Alcune famiglie, come i Bonajuto, producono il cioccolato artigianale da quasi duecento anni. La loro è la cioccolateria più antica di Sicilia ancora in attività. A impiantarla fu Francesco Ignazio (1798-1854) che nel 1820 aprì una bottega di aromateria dove vendeva spezie, cannella, vaniglia, ma anche cacao e cioccolato; poi avviò una caffetteria e chiamò a lavorarvi il figlio Federico (1822-1899).
Quando il padre morì, gli lasciò in eredità l’attività, lo “stigliame del caffettiere” e il “fattojo del ciccolatte”, un frantoio per macinare le fave di cacao. Da allora la famiglia si tramanda l’antica ricetta del cioccolato artigianale, che ancora oggi si produce in città. Nei dolci di Modica c’è il sapore esotico di viaggi in terre lontane. La ‘Mpanatigghia, per esempio, è un dolcetto da viaggio dove l’impasto di mandorle e cioccolato “conserva” più a lungo la carne di manzo.

Modica, un set per il cinema

Quinto, letteratura e cinema. I due musei intitolati al filosofo, medico e scienziato Tommaso Campailla (1668-1740), la casa natale di Salvatore Quasimodo (1901-1968), premio Nobel per la Letteratura, con i loro tesori di carte e cimeli di famiglia, ma anche le suggestioni letterarie legate a Brancati, Sciascia, Bufalino, sono le tappe iniziali di un viaggio emozionale, alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato poeti e scrittori e ospitato set cinematografici. Tra i più noti, le serie del commissario Montalbano, il celebre personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri.
fonte: http://siciliaweekend.info/modica-cinque-motivi-per-una-visita/

Nessun commento:

Posta un commento

ciao. lascia il tuo commento, sarà pubblicato al più presto. grazie