venerdì 15 aprile 2016

Tartufo dei Nebrodi, la sagra di Capizzi

Tartufo dei Nebrodi, la sagra di Capizzi - @SiciliaWeekend

Per quelli che non vedono l’ora di mettere mano alla forchetta diciamo sin da subito che “Il tartufo tra i sapori d’autunno” di Capizzi (Messina) è in programma a fine ottobre. Intanto, però, facciamo un passo indietro.
Siamo andati a caccia di tartufi all’interno del parco dei Nebrodi, in compagnia di due simpatici cani: Macchia e Briciola e dei loro padroni e accompagnatori Giuseppe Russo (Peppino), guru dei tartufi dei Nebrodi e di Giuseppe Vivaldi, veterinario e appassionato di boschi.

Il tartufo in Sicilia, la storia

“Cinque o sei anni fa – esordisce Giuseppe Russo, grande appassionato di montagna – eravamo fra i boschi di Capizzi a cercar funghi e, come spesso capita, siamo passati da una zona scavata dai maiali. Il caso ha voluto che gli occhi cadessero su una strana pietra scura che affiorava proprio dal punto scavato. Abbiamo raccolto quello che abbiamo capito essere un tartufo e ci siamo subito chiesti se fosse commestibile. Nessuno fra gli abitanti del paese e delle zone limitrofe ne aveva mai trovati e non avevamo alcuna idea circa la bontà”.
Peppino racconta ridendo e intanto parla ai suoi cani con fare calmo e attento: “Bravo macchia, cerca Briciola”. Il racconto si interrompe bruscamente. Uno dei de cani ha fiutato qualcosa. Odora e scava con la zampa. Peppino si avvicina e con una zappetta aiuta delicatamente il cane. Poi un guizzo e il cane si allontana. Vorrebbe giocare ma sa bene dove deve portare il trofeo. Così il primo tartufo della giornata finisce in saccoccia e il cane si accontenta di una fettina di salame.
Riprendiamo il racconto e, fra una comparsa ed un’altra, Peppino ci dice che quel primo tartufo fu fatto analizzare, ad aiutarlo fu il professore Giovanni Di bella, e venne fuori che si trattava di un ottimo esemplare.
“Tramite alcuni amici umbri – continua Peppino – ho avuto il primo cane da tartufo e da allora questa passione non mi ha più abbandonato”.
Non ce ne sono tanti di tartufi sui Nebrodi, ma quelli che si trovano sono buoni. Ci sono il tartufo bianco ed il tartufo nero, varietà che pian piano Peppino ed i suoi cani hanno iniziato a riconoscere e assaggiare. Durante la lunga passeggiata fra querce e roverelle troviamo due tipologie: l’uncinato (nero) e l’excavatum (bianco).
Ma non è una cosa da tutti. Il cane non nasce per questa attività, e solo un buon insegnamento ed un padrone che ha a cuore gli animali e la natura riesce a far emergere questi tuberi pregiati dal sottosuolo. Per i profani, fortunatamente, c’è la sagra.
La ricerca del tartufo viene infatti fatta minuziosamente. Più e più volte si passa dallo stesso punto per cercare di capire se, effettivamente, in cane ha fiutato qualcosa. Alle volte i tuberi sono così nascosti che è quasi impossibile capire dove sono. Occorre scavare e tenere gli occhi aperti, seguire l’istinto del cane e insieme correggerne gli errori. Alla base c’è uno strettissimo rapporto fra l’animale ed il suo padrone. E poi l’amore sincero per il bosco, habitat dalle infinite sfaccettature.

Il Tartufo in cucina, la ricetta delle linguine e dell’uovo

La ricetta più semplice e insieme saporita per gustare il tartufo è quella dell’uovo fritto o della pasta.
Nel primo caso avrete l’accortezza di mettere il tartufo per 24 ore all’interno di un barattolo insieme ad una o due uova da friggere l’indomani. Il vostro uovo avrà assorbito tutto il profumo del tartufo e, a piacimento, potrete poi grattugiarlo per rendere il gusto più netto ed inteso.
Altra possibilità è quella delle linguine al tartufo. In questo caso basterà sciogliere nell’olio extravergine d’oliva un’acciuga per ogni piatto e pi soffriggere per qualche istante il tartufo tagliato a fettine sottilissime. Anche qui potrete servire con una spolverata aggiuntiva a crudo.

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