giovedì 8 settembre 2016

Al museo: Gangi, Giambecchina colora la sicilia


Gianbecchina, gangitano di adozione, non a caso è il “pittore dei contadini”: ne ritrae i tratti, il lavoro e la dignità. Ma non solo. Fa vivere anche l’amore, la tragedia, il pathos: gli elementi base della Sicilia. E per questo, la città di cui fu cittadino onorario, gli ha tributato una Pinacoteca, in cui sono custodite alcune tra le sue tele più celebri e appassionate.
Nel borgo più bello di Italia, all’interno dell’ottocentesco Palazzo Sgadari, una dopo l’altra le opere del pittore di Sambuca si susseguono e parlano all’osservatore. Sono ben 96 le tele che il maestro ha voluto donare a quel borgo e a quei cittadini che lo hanno accolto e amato. E di sicuro, quelle che più colpiscono il cuore sono quelle della Sicilia rurale degli anni ’40: il mondo contadino, i suoi valori e le sue fatiche sono immortalati nelle tele come imperituro ricordo.
Ma Gianbecchina non è solo questo. È anche la sperimentazione dell’astrattismo degli anni ’60: gli elementi naturali qui si fondono e confondono, l’acqua si mischia alle rocce e ai terremoti in un unicum equilibrato e affascinante. Altra esperienza che segna fortemente l’animo artistico del maestro, e si ritrova nelle tele di Palazzo Sgadari, è il terribile terremoto del 1968: qui lo sconforto, lo smarrimento, il dolore e la disperazione dei siciliani prende il sopravvento. Solo negli anni ’70 si giunge ad una fase più serena, armonica: è quella degli slanci amorosi giovanili, freschi e spontanei, innocenti e appassionati.
Impossibile non emozionarsi nel notare i piccoli particolari: le rughe sui volti, le mani piene di calli, gli orizzonti unici della bella terra di trinacria. E c’è anche la speranza di qualcosa di nuovo, di bello, dell’affacciarsi alla vita: come nell’opera “Le tre sorelle”, in cui le tre giovinette, raggianti e spensierate, si affacciano al muretto della vita. E così tra una tela e l’altra, ciò che accade all’osservatore è perdersi e ritrovare le proprie radici: perchè le opere di Gianbecchina parlano del nostro Dna, dei nostri avi e dei loro sacrifici, delle stagioni del cuore e di alcuni inevitabili passaggi della vita.
Vi sarà utile sapere che, oltre alle splendide opere di Gianbecchina, Palazzo Sgadari ospita anche il museo civico e delle armi.

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