venerdì 29 gennaio 2016

LIBRI: Non ho parole di Luca Goldoni - Mondadori


Simpatico ed ironico saggio sulla società italiana degli anni 70',che,a parte il telefonino,il pc e SKY non è cambiata granchè.
Goldoni descrive un'Italia sempre schiava del nepotismo,sempre pronta ad approfittare di ogni occasione per cercare di fregare il prossimo e riempirsi le tasche.Forse un pò più movimentata ed illusa di ora.Un tuffo nei ricordi per che ha almeno 50 anni.

domenica 24 gennaio 2016

LIBRI: Piccole voglie 5 - Autori Vari - Mondadori

Undici momenti da assaporare, centellinandoli come regali speciali che non deludono mai. Gli imperdibili racconti che compongono l'antologia più attesa e apprezzata nel variegato panorama erotico contemporaneo fanno centro anche questa volta. Saskia Walker, Portia Da Costa e Megan Hart, per menzionare solo alcune delle acclamate autrici che firmano la raccolta, sono pronte ad accompagnarvi attraverso una galleria di personaggi e situazioni torride e intriganti, per scoprire ciò che non avreste mai osato chiedere sulla tentazione, l'attrazione e il desiderio. Dalle calde spiagge del Golfo del Messico alle atmosfere uniche di Parigi e Amsterdam, dai risvolti più trasgressivi e attuali del sadomaso ai temi più sensualmente romantici dei ritorni di fiamma o dei flirt con colleghi e sconosciuti, nessun aspetto della passione è stato trascurato. Per soddisfare, come sempre, ogni più piccola voglia

martedì 19 gennaio 2016

LIBRI: Vite di uomini non illustri di Giuseppe Pontiggia - Oscar Mondadori



Diciotto biografie di uomini qualunque trattati con la dignità degli eroi antichi. Un genere rovesciato per dare un senso di comicità e surrealtà alle esistenze narrate.
Un catalogo di vite, reali e possibili. Diciotto esistenze comuni trattate con la dignità e la gravità che gli antichi riservavano solo ai grandi uomini. Un proposito romantico di storiografia degli umili in cui all’eroe classico si sostituisce l’antieroe moderno. Un rovesciamento della biografia antica che regala effetti ambigui, tra il comico e il surreale.
Abbiamo cosí diciotto personaggi qualunque le cui intere vite sono immaginarie, ma fino ad un certo punto, dato che gli spunti vengono a Pontiggia a partire da conoscenze personali. Personaggi della sua Brianza, sia pure stravolti e collocati in un altro luogo e in un altro tempo.
Lo schema narrativo, ricominciando ogni volta da capo, può apparire ripetitivo, ma lo stile cambia a seconda dei contenuti e dell’ambientazione. In ogni episodio viene infatti evocata l’atmosfera del momento storico in cui è calato il singolo personaggio, evidenziando la singolarità di casi e caratteri. Tutto ciò con assoluta precisione anche nei dettagli piú insignificanti, chiedendo consulenza all’amico Ermanno per le corrispondenze tra prezzi e valori monetari.
Il procedimento annualistico della narrazione crea un effetto di contrasto tra la precisione scientifica del genere e l’apparente marginalità degli eventi ordinari raccontati. In uno stile nominale e ricco di ellissi in cui predominano coordinazione e accumulo di frasi minime, tutto allo scopo di concentrare in uno spazio breve il resoconto di molti anni di vita.
Un ciclo di micro-romanzi in cui l’effetto veridicità è dato dall’estrema quanto artificiosa precisione delle coordinate spazio-temporali. Un ciclo di micro-romanzi dove fondali scrupolosamente inventati, simulano l’esattezza topografica senza nascondere in alcun modo la loro natura artificiale. Un ciclo di micro-romanzi che rientrava all’interno di un progetto editoriale ben piú ampio di quanto pubblicato e che includeva altre vite scartate e appena abbozzate. Forse segno della volontà di continuarne la scrittura.

sabato 16 gennaio 2016

LIBRI: Privo di titolo di Andrea Camilleri - Sellerio editore Palermo


Camilleri indaga sulla mistificazione; e smonta, dal di dentro, un «monumento» di mendacità, di santificazione e manganellante propaganda, costruito e recitato in drappi neri attorno alla memoria del presunto «unico martire fascista siciliano». La narrazione trascorre dai registri della malizia burlesca a quelli della moralità tragica, tra le matterie, le fibrille e le amplificazioni del linguaggio. Con un sentimento di magnanima pietà, al di sopra delle parti, rivolto alle due vittime diversamente innocenti della messinscena di verità. Innocente e tormentato è il comunista che dell'omicidio si autoaccusa, ed è accusato. Incolpevole è il defunto fascista, che ovviamente è estraneo alla postuma cospirazione politica; ed è defraudato, nella sua deserta solitudine, della dignità di «semplice morto privo di titolo», ammazzato (per sbaglio) da un altro fascista. Tutto comincia nel 1921, con una notte degli imbrogli che Camilleri ripassa alla moviola, cinematograficamente, per rallentarla e di volta in volta rileggerla nel fermo immagine. Tutto si scheggia nel tempo spezzato delle testimonianze vere e false, e si ricompone nell'impostura cui danno mano frottolai, intimiditi ipocriti, «òmini d'ordine» e «òmini d'onore». La «santità» della vittima cresce con la politica del manganello e dell'olio di ricino; e con il montare dell'orda fascista che, come sempre accade nelle dittature, vorrebbe una magistratura allineata. E intanto siamo già al 1930. E alla bricconata della controbeffa, che ridicolizza e lascia nudo nelle sue velleità di duce, operaio dell'inaugurazione e della prima pietra, il baccalare sommo della suprema beffa storica. I gerarchi di Caltagirone offrono e intestano a Mussolini una stupefacente città turrita, che esiste solo nella realtà illusoria di un fotomontaggio. E al fotomontaggio, la controbeffa aggiunge il mare trasportato di peso nell'entroterra: con ornamento di barche e reti messe ad asciugare. Se il monumento mendace è cresciuto su se stesso e si è gonfiato sulle nuvole, fino a diventare strutturata urbanistica di torri aeree, basta lo specillo di un narratore perché la bolla virtuale esploda. E dello spacconeggiar della storia faccia letteratura. Salvatore Silvano Nigro

giovedì 14 gennaio 2016

Dal Castello di Cefalà ai sapori di Marineo

Castellodi Cefalà Diana Castello di Cefalà Diana ph. SiciliaWeekend
Gli ingredienti ci sono tutti. Tra Cefalà Diana e Marineo per un tour che allieta gli occhi, le gambe e il palato. Dal meraviglioso castello ad una passeggiata nella riserva dalla quale nascono calde acque termali, sino ad arrivare al più classico dei sapori di Sicilia (pane e tuma) ecco un bel tour per gustare la provincia di Palermo.
Si parte in auto di buon'ora, in modo da arrivare in tempo a far rifornimento di vivande, prima che i buoni prodotti del territorio vadano a ruba. Imboccate la Palermo Agrigento e uscite a Marineo, porta d'accesso all'intero comprensorio di Ficuzza, qui un articolo con una possibile passeggiata adatta anche ai bambini, e centro rinomato per le sue carni e i salumi.
Poche curve e sulla vostra destra troverete l'indicazione di un panificio con forno a legna. Scendete a comprate il buon pane all'antica di questo forno o la focaccia con farina di tumminia. La domenica alcuni pastori portano qualche forma di tuma, qualche altra di primosale e della ricotta di pura pecora. Il fornaio sarà felice di raccontarvi di come ancora impasta e di come il suo prodotto duri per diversi giorni mantenendosi fresco e genuino senza l'aiuto di alcun additivo.
Si torna in macchina e si ripercorre nuovamente la strada per rientrare sulla strada statale: prossima uscita Cefalà Diana. Tenete gli occhi puntati sulla destra. Sarete vicini alla contrada di Tumminia quando inizierete a vedere i ruderi del castello di Cefalà Diana. Sembrerà ad un passo da voi ma proseguirete la strada sino all'uscita del paese, come un semicerchio che cinge il promontorio sul quale sorge la struttura normanna. E' in questo piccolo centro che ci sarebbero resti archeologici della dominazione araba non inficiati dalle dominazioni successive.

Il castello di Cefalà Diana

Un viale alberato vi accoglierà all'interno di un paesaggio delicato e dalla vista gradevole. Entrerete a Cefalà Diana e troverete tutte le indicazioni per arrivare comodamente sino al castello. Il paese è semplice ma la sua piazza e le molte strade acciottolate lo rendono un bel luogo per due passi o una sosta caffè. Poche centinaia di metri e sarete in cima al promontorio che domina tutti i comuni del comprensorio. Villafrati da un lato e Godrano dall'alto. Si vede anche il mare ed il promontorio di Monte Catalfano (qui un articolo d'approfondimento).
Una gradinata vi condurrà sino alla porta d'accesso alla struttura, la cui torre si erge ancora fiera e possente. Anche senza entrare avrete una visione chiara e completa di come doveva essere questa fortezza. Da uno dei suoi lati, un arco ridotto all'osso ricorda al visitatore come fragile possa essere anche un castello se non curato costantemente. La storia di questo luogo è legato alla famiglia Chiaramonte.

La riserva naturale Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella

Pizzo Chiarastella è lì, proprio accanto a voi. Seguite le indicazioni turistiche per i bagni termali e scegliete il vostro punto d'accesso al monte. La salita non presenta grandi difficoltà e il paesaggio è unico. Occhio soltanto se procedete lungo sentieri non tracciati, per evitare inutili pericoli. Nasce da lì una sorgente d'acque termali che scende giù a valle e finisce sino alle “terme arabe”.
La strada che conduce alla struttura gestita dalla Soprintendenza per i beni culturali è una meraviglia: le vallate, i terreni arati e gli alberi. E su, ancora una volta, il castello sotto la cui ombra vi muovete. Terminato il tour potreste procedere fino a Bolognetta e da lì imboccare nuovamente la statale in direzione Palermo.
Fiancheggerete uliveti e coltivazioni di fichi d'india, luoghi adatti per scattare una bella foto prima di rientrare in città.
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cultura/item/2714-dal-castello-e-terme-di-cefal%C3%A0-diana-ai-sapori-di-marineo.html

martedì 12 gennaio 2016

LIBRI: L'Alchimista di Paulo Coelho - Bompiani


"L'Alchimista" è la storia di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende quel viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico che lo porterà fino all'Egitto delle Piramidi. E sarà proprio durante il viaggio che il giovane, grazie all'incontro con il vecchio Alchimista, salirà tutti i gradini della scala sapienziale: nella sua progressione sulla sabbia del deserto e, insieme, nella conoscenza di sé, scoprirà l'Anima del Mondo, l'Amore e il Linguaggio Universale, imparerà a parlare al sole e al vento e infine compirà la sua Leggenda Personale

giovedì 7 gennaio 2016

I ruderi di Poggioreale, gioiello del Belìce

Ruderi di Poggioreale Ruderi di Poggioreale ph. SiciliaWeekend
La chiamano ghostown, città fantasma, ma questa è tutt'altro. E' un luogo intimo, emozionante, vivo; come vivo è un cimitero che respira ogni giorno grazie ai fiori e al ricordo dei cari. Signore e signori, benvenuti a Poggioreale.
I ruderi della città antica in provincia di Trapani, anch'essa colpita dal terremoto del 1968 che distrusse buona parte della valle del Belìce, accolgono il visitatore da un cancello. Un accesso a qualcosa di sacro, di inviolabile.
Le cicatrici del tempo sono ben visibili e allo stesso tempo è facile immaginare la vita di qualche decennio fa: quella di un borgo ridente di campagna in cui palazzi nobiliari, chiese e biblioteche condividevano i pochi metri quadrati dell'area urbana.

Tour fra i Ruderi di Poggioreale

Il viale principale dice già tutto quello che c'è da sapere. Alcune case sono sventrate, altre sembrano con le pareti o i tetti appesi ad un filo. I crolli hanno aperto numerosi squarci verso le morbide colline che circondano l'intera città vecchia. Si cammina al centro, per evitare inutili rischi.
Casa dopo casa la via sembra prender forma e vita. Il cammino regala all'immaginazione il tempo di rimettere tutto in piedi. Immagini i bimbi che entrano a scuola, la signora che si affaccia dal palazzo liberty e le botteghe degli artigiani.
Sinistra, destra e ci si ritrova all'ingresso di una grandissima piazza. La vedi vestita a festa, anche se è nuda, spoglia. Sulla sinistra una scalinata conduceva alla chiesa madre. Ancora maestosa nonostante di lei resti solo qualcosa della facciata. Gli altri pezzi sono messi in fila, come a dire che non è tutto perso. Scendendo i gradini si apre alla vista un paesaggio magnifico.
Ma il paese non finisce qui. Proprio sotto la piazza, a confine col verde, c'è un bellissimo bevaio in cui l'acqua scorre ancora. La prospettiva che regala questo luogo è degna di un film. L'acqua che fa da specchio e davanti a voi lo skyline di questa città che non esiste più.

Come arrivare ai ruderi di Poggioreale

Il modo migliore per arrivare ai ruderi di Poggioreale è dallo scorrimento veloce che collega Palermo e Sciacca. Dall'uscita Poggioreale entrerete prima nella cittadina ricostruita dopo il terremoto e dalla piazza troverete le indicazioni per i ruderi. Arriverete ad un bivio e dovrete percorrere la strada a sinistra (lì non ci sono cartelli). In ogni caso, chiedete pure alla gente del luogo, vi accompagneranno certamente sino al cancello d'accesso alla città vecchia.
Molti abitanti del luogo sono contadini o allevatori di bestiame. Se siete a caccia di sapori genuini lasciatevi guidare o consigliare per la degustazione di un vino o l'acquisto di un formaggio.

Il Belìce e il museo della memoria viva

Oltre ai ruderi c'è la memoria. Una memoria che un museo nella vicina Gibellina prova a mantenere viva. Si chiama Belìce/Epicentro della memoria viva, un luogo in cui video, immagini ed altro materiale storico contribuiscono al grande lavoro di salvaguardia della soria strettamente legata al terremoto. Quasi un aiuto al lavoro d'immaginazione necessario se si vuole vivere appieno l'esperienza di queste città ormai svuotate di tutto. E' con una frase di Danilo Dolci che il museo accoglie i suoi visitatori: «Se l’occhio non si esercita, non vede. Se la pelle non tocca, non sa. Se l’uomo non immagina, si spegne. » Sul museo troverete tutte le informazioni utili su www.epicentrobelice.net

Il terremoto del Belicè 1968, qualche nota storica

Era la notte fra il 14 e il 15 gennaio 1968. Di oltre sei gradi la magnitudo della scossa che colpì quell'area di Sicilia a cavallo fra le province di Palermo, Trapani e Agrigento. Circa 300 i morti. Le cittadine di Gibellina, Salaparuta e Montevago furono letteralmente rase al suolo. I soccorsi furono difficili, molte delle strade di collegamento erano state inghiottite dal sisma. Molti dei ragazzi della “Generazione '68”, allora diciottenni o poco più, partirono da Palermo e da altre città per prestare gli aiuti necessari. Ma vista quantità dei centri colpiti fu un lavoro non semplice.

Il Cretto di Burri

Se è vero che l'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita ecco che c'è un'opera d'arte contemporanea che è il simbolo del terremoto del Belìce del 1968: il Cretto di Burri. Tra il 1984 e il 1989 l'artista ricostruì le vie della vecchia Gibellina. Una colata di cemento, poi, coprì le macerie creando una gigantesca opera a cielo aperto. Un monumento a cielo aperto di circa 8.000 metri quadtrati al cui interno il visitatore può passeggiare come fosse in un labirinto. L'opera di Burri è stata completata definitivamente nel 2015.
Per visitare il Cretto occorre percorrere la strada statale 119 che si interseca tra Gibellina, Salaparuta e la riserva della Grotta di Santa Ninfa. Anche in questo caso, comunque, abbassare il finestrino e chiedere informazioni è una cosa consigliata per evitare di procedere a vuoto lungo queste strade, belle, ma tortuose.
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cultura/item/2710-i-ruderi-di-poggioreale,-gioiello-del-belìce.html

domenica 3 gennaio 2016

INFORMAZIONE: Iscrizione al registro delle opposizioni contro le continue telefonate di operatori di telemarketing per attività commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato tramite l’uso del telefono


Se siete infastiditi dalle continue telefonate da parte di operatori telefonici e call center, è giusto sapere che potete evitarle, registrandovi gratuitamente al sito:

http://abbonati.registrodelleopposizioni.it/abbonati/home-abbonato

infatti in conformità alle disposizioni del Decreto del Presidente della Repubblica n. 178/2010, a partire dal 31 gennaio 2011 gli Abbonati agli elenchi telefonici pubblici che non vogliono più ricevere chiamate dagli operatori di telemarketing per attività commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato tramite l’uso del telefono, possono “opporsi” alle telefonate indesiderate iscrivendosi al Registro Pubblico delle Opposizioni.

Ciascun Abbonato – sia persona fisica sia persona giuridica, ente o associazione – il cui numero telefonico è presente negli elenchi telefonici pubblici, potrà richiedere al Gestore l’iscrizione gratuita nel Registro Pubblico delle Opposizioni mediante cinque modalità:
web: https://abbonati.registrodelleopposizioni.it/abbonati.jk/#new
telefono: al numero verde 800.265.265
raccomandata: “GESTORE DEL REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI – ABBONATI” - UFFICIO ROMA NOMENTANO - CASELLA POSTALE 7211
00162 ROMA RM
fax: 06.54224822
email: abbonati.rpo@fub.it

Entro 15 giorni la registrazione dovrebbe andare a buon fine ed in caso di inadempienza da parte dei “disturbatori”, il Garante della Privacy potrà multare le società responsabili con sanzioni molto salate: si va dai 30.000,00 ai 300.000,00

gfp – giorgio federico pitarresi

INFORMAZIONE: il primo cammino sacro di Sicilia

Non chiamatelo soltanto trekking. Quello “del Santo” è il primo cammino sacro di Sicilia, proprio come quello di Santiago de Compostela. La via è stata tracciata da San Nicolò Politi, poi diventato patrono di Alcara Li Fusi che, dal centro etneo di Adrano giunse proprio sui Nebrodi per il suo cammino spirituale.
Si dice che in questa avventura, Nicolò, sia stato guidato da un'aquila, forse un'antenata di quella che campeggia in quell'area, vicino alla Grotta del Lauro. E si narra anche che ove poggiò il suo bastone nacquero corsi d'acqua che ancora oggi rendono lussureggiante la vegetazione.
Oggi, quello stesso cammino che si districa fra boschi, sentieri e meravigliose vallate è stato tracciato e reso fruibile a tutti gli amanti del verde. L'ideatore è una giovane guida che tiene la montagna nel cuore: si chiama Attilio Caldarera e con la sua compagnia, Vai col Trekking, sarà disposto ad accompagnarvi quando lo vorrete.
I tre giorni di trek sono impegnativi e adatti a chi è già allenato. Ma oltre alla fatica c'è lo spettacolo della natura e quel senso di spiritualità che, come per Santiago, è sancito da alcuni “passi” sui quali apporre la propria testimonianza del passaggio.
Per cui, se di Santiago avete tutti i timbri provate a mettere nel vostro palmares quelli della Sicilia, quella del Trekking del Santo.
Dario La Rosa


Fiori di zucca, ricette e tradizioni di Sicilia

Fiori di zucca Fiori di zucca ph. siciliaWeekend
Che la zucca rossa agli occhi di grandi e piccini manifesti un alone di magia è fuori discussione. Piccole o grandi, bitorsolute o perfettamente sferiche, unite ai magici fiori di zucca, esse non rappresentano solamente un vegetale da consumare nella stagione autunnale o da conservare, al buio, per i mesi invernali: dalla penna di Charles Perrault alla tradizione anglosassone di Halloween ci sta dentro una lunga storia, velata di mistero, fantasia, tradizioni e mitologia.
Nell’immaginario dello scrittore parigino la zucca, per un particolare incantesimo, si trasformava in una splendida carrozza che portava Cenerentola, nel suo abito da principessa, alla festa al palazzo regale. Forse un escamotage letterario, fatto sta che nella cultura occidentale l’imprinting della zucca come veicolo per la felicità trova, da allora, accoglimento nell’infanzia di ogni bambino.
Dalla favola alla leggenda il passo è stato breve: simbolo di rinascita dagli inferi a nuova vita, le zucche, si ritiene già dal ‘700, sono le regine della notte di Halloween. Intagliate, private della polpa e dei semi, vengono disposte ai lati della casa e sui davanzali nella notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre quando, secondo la tradizione celtica, si realizza l’incontro delle anime dei defunti con i loro cari in occasione del capodanno.
Presumibilmente per la presenza dei numerosi semi al suo interno la zucca è anche simbolo di resurrezione e di fecondità. Dalle rappresentazioni sacre della religione cristiana (i padri pellegrini e lo stesso Gesù vengono associati in molte descrizioni bibliche al vegetale in questione) alla mitologia greca la zucca ricorre sovente. In molti miti, infatti, soprattutto legati ad Atena, essa rappresenta fecondità e abbondanza. Nel panorama ‘storico’ di questo vegetale, infine, non possiamo non citare gli Aztechi i quali, oltre a consumarne la polpa, le utilizzavano, essiccate, come contenitori per conservare il cibo o bere bevande ma anche come strumenti musicali da cui deriverebbero le famose maracas.

Zucca, varietà e caratteristiche

Di varietà di zucche, dal latino cocutia ovvero ‘testa’ per la sua forma tipica, ce ne sono svariate: quelle che si consumano maggiormente in Sicilia appartengono alla famiglia della Cucurbita maxima e a quella moscata, trovando la loro massima coltura nei mesi che vanno da settembre a novembre. Povera di calorie è da sempre considerata un cibo da contadini; in realtà per le sue proprietà benefiche, ultimamente, è stata rivaluta e impiegata in tutte le sue componenti. Il colore giallo-arancio manifesta, a colpo d’occhio, la presenza considerevole di betacarotene, anti-ossidante per eccellenza e precursore di numerose vitamine (A, B, E); non mancano, però, proprietà anti-infiammatorie, diuretiche, lassative e, soprattutto, sedative del sistema nervoso.
Sulle tavole dei bongustai non se ne apprezza soltanto la polpa: i semi, tostati o semplicemente essiccati, sono un ottimo ‘passatempo’ tradizionale delle nostre borgate e, aggiunti a zuppe e insalate, nascondono quel tocco di croccantezza che, oltre a soddisfare il palato, incrementa il colesterolo ‘buono’. Di recente, inoltre, dai semi si estrae anche un olio, ottimo integratore alimentare da alternare a quello più tradizionale di oliva.

I fiori di zucca, eleganti e gustosi

Non ci sarebbero zucche se non ci fossero anche loro, i fiori di zucca. Belli da vedere e buonissimi da mangiare, conservano al loro interno sia i colori che i sapori di ciò che sarà il frutto vero e proprio. Cari e delicati i fiori di zucca, in Sicilia, si consumano principalmente in "pastella", ovvero con un composto a base di acqua, farina e lievito all'interno dei quali vengono immersi prima di essere fritti. Alcune varianti vedono i fiori di zucca com un contenitore vegetale all'interno del quale mettere insieme sardine e formaggio pecorino. La frittata ai fiori di zucca, poi, è una vera bontà.

Ricette con la zucca, l'agrodolce di Sicilia

Di ricette con la zucca, tra tradizione e avanguardia culinaria, ne esistono veramente tante ma noi, sensibili alle tradizioni, vogliamo riportare la più tipica delle preparazioni siciliane: la zucca rossa fritta in agrodolce. Basteranno pochi ingredienti e qualche trucchetto perché la ricetta venga eseguita a regola d’arte. Prendete la zucca e tagliatela a fette, spesse circa un centimetro, della lunghezza che preferite, e soffriggetele in padella in abbondante olio di oliva, unitamente ad alcuni spicchi d’aglio rosso, non privati della buccia. Man mano, l’aglio andrà scurendosi e bisognerà, prima che si colori troppo, sostituirlo con altri spicchi durante la frittura, di modo che no rilasci un chè di amaro. A parte, in un pentolino preparate con acqua, zucchero e aceto di vino il tocco di agrodolce: le dosi di questi ingredienti sono indicative e personali, a seconda che si gradisca un gusto finale più dolce o aspro. Quando lo zucchero nel pentolino, unito agli altri liquidi, si sarà sciolto versatelo sulla zucca disposta ordinatamente su un bel piatto di portata; unite l’olio della frittura (essendo d’oliva manterrà le sue proprietà organolettiche), dell’aglio fresco e delle foglie di menta appena raccolte. Lasciate raffreddare e servite la zucca ben fredda; grazie all’aceto, il piatto può essere consumato tranquillamente per alcuni giorni. Questo è solo un esempio per l’impiego di questo ortaggio ma, dato il suo sapore delicato, la zucca si presta ad essere abbinata anche al pesce, ai formaggi o ad altre verdure di stagione. Spazio alla fantasia, dunque, e buon appetito!

Miele, dal nespolo al millefiori un dolce… viaggio

Il miele Florape Il miele Florape ph. SiciliaWeekend
Dolce, buono, salutare. In una sola parola: miele. Dal latte e miele della colazione al dolcetto di fine serata il miele è davvero un toccasana per il corpo. Vi portiamo allora in viaggio, seguendo la scia lasciata dalle api.
Punto di partenza e anche di approdo del nostro mini tour gastronomico a base di miele è il piccolo centro di Santa Cristina Gela, in provincia di Palermo. Lì, fra le campagne intrise di cultura arbereshe, sorge una piccola azienda a conduzione familiare che ha deciso di scommettere sull'apicoltura, Florape. E, dopo avere creato un laboratorio per l'estrazione del miele, Peppino Ciancimino e famiglia hanno deciso di lavorare con un'ape particolare, un'ape che potesse rappresentare al meglio il territorio in cui sorge la produzione. Ecco che entra in gioco l'ape nera sicula, una specie divenuta anche presidio slow food, che è particolarmente adatta a vivere nel clima caldo di Sicilia.
Poi ci sono le arnie, tutte installate all'interno di tenute certificate in biologico. Il risultato è una “gamma” di miele da far venire l'acquolina in bocca.

Miele di Nespolo, una vera prelibatezza

Fiore all'occhiello della produzione targata Florape è il miele di nespolo, un miele molto delicato ed anche l'unico a nascere da una fioritura invernale. La sua colorazione bianco pallido ed il suo gusto semplice rendono questo miele un vera principessa delle papille gustative.
L'odore dei fiori di nespolo è infatti particolarmente intenso e insieme delicato. Questo perché la natura ha offerto alle api la possibilità di nutrirsi anche in un periodo ostile come quello invernale. Ne viene fuori una sublimazione del gusto e dei profumi. E poi ci sono i classici: il miele di sulla, o quello millefiori che nasce dai magnifici agrumeti biologici presenti nel territorio palermitano.

Miele fa rima con salute

Lo si sa da tempo ma la scienza corre sempre più in aiuto degli appassionati di miele. Esso è infatti uno dei più importanti alimenti salutari che il corpo umano possa ricevere in dono. Ci sono tantissimi antiossidanti e tante altre proprietà organolettiche che fanno del miele un vero antibiotico oltre che antibatterico naturale. E poi è buono. Latte e miele, fette al miele o dolcetti al miele, per poi passare ai formaggi con il miele. In cucina lo si può usare davvero ovunque.
INFORMAZIONI UTILI
Per vedere da vicino come nasce un vasetto di miele, o ricevere informazioni utili legate al mondo dell'apicoltura potete contattare l'azienda Florape ai numeri 091. 872 8831 cell. 3394874150 o cliccare su florape.it
info: http://siciliaweekend.info/sw/cibo/item/2649-miele,-dal-nespolo-al-millefiori-un-dolce…-viaggio.html

SPORT: Un addome perfetto? allenalo a letto!





Un addome perfetto? allenalo a letto!

A cura del Dott. Antonino Bianco

"La mattina appena svegli 2 serie di crunch x 25 rip"

Gli addominali sono muscoli di grande interesse tra i frequentatori delle sale fitness. Da un punto di vista biomeccanico, i muscoli dell'addome (retto dell'addome, obliquo esterno, obliquo interno e traverso dell'addome) abbassano le coste e determinano la flessione della colonna vertebrale nel suo tratto toracico e lombare. L'azione dei muscoli addominali obliqui, inoltre, stabilizza la colonna vertebrale, mentre la contrazione del muscolo trasverso limita la compressione dei dischi inter-vertebrali lombari, due fenomeni che risultano essere preziosi per salvaguardare la schiena durante l'attività fisica, specialmente nel bodybuilding, dove la colonna vertebrale è sottoposta a notevoli carichi di compressione.
I principali esercizi per allenare i muscoli dell'addome a corpo libero sono:

addome perfetto
Il crunch
addome perfetto
Il crunch inverso o leg raises
addome perfetto
Il crunch con torsione

In ambito fitness si è soliti dire che nel crunch si esegue una flessione del torace sul bacino, mentre nel leg raises si esegue una flessione del bacino sul torace. Sia che si eseguano esercizi specifici per il muscolo retto addominale (il famoso addome alto e basso), che per i muscoli obliqui, la fase di massimo accorciamento muscolare si può raggiungere solo se il diaframma è completamente innalzato, cioè solo se i polmoni sono stati opportunamente svuotati dell'aria contenuta.
GLI ERRORI DI RESPIRAZIONE PIU' COMUNI
Incamerare troppa aria durante l'inspirazione (fase passiva del movimento): a causa della minor fluidità della successiva fase di espirazione, in quanto eseguita sotto sforzo, non si farà in tempo a svuotare i polmoni prima del termine della fase attiva dell'esercizio; di conseguenza il diaframma non si innalzerà completamente e l'accorciamento degli addominali, così ostacolati, non sarà completo.
Trattenere l'aria nei polmoni fino al termine della fase attiva della ripetizione: il diaframma resterà abbassato e, opponendosi alla chiusura del tronco, ostacolerà i muscoli addominali che non riusciranno ad eseguire correttamente la loro fase di accorciamento, distribuendo, eventualmente, sui muscoli delle gambe e del bacino (ileo psoas, sartorio e retto del femore) buona parte del lavoro nella fase attiva dell'esercizio:

"Un sacco vuoto si piega più agevolmente e maggiormente di uno pieno".
Per una corretta esecuzione è bene che la regione lombare del rachide ed i glutei siano a contatto con il terreno e che l'arto inferiore sia semipiegato al fine di limitare l'intervento dei muscoli flessori della coscia. Il numero delle ripetizioni non dovrebbe superare le 15 rip. per il potenziamento (da 3 a 6 serie), mentre per tonificare e sviluppare resistenza muscolare si può andare anche oltre (da 3 a 6 serie per un massimo di 40 rip.), naturalmente deve essere un aumento progressivo e graduale, basato sulle caratteristiche fisiche e sul grado di preparazione soggettiva; risulta così di fondamentale importanza la consulenza di personale qualificato (Dottore in Scienze Motorie) per ottenere i migliori risultati in piena sicurezza.
Molto spesso l'allenamento degli addominali viene inserito agli ultimi posti dei workout giornalieri, capita quindi che alla fine di un allenamento vengano meno sia la voglia che la forza per lavorarci sopra, un consiglio: "allenateli anche a casa".
La mattina appena svegli 2 serie di crunch x 25 rip. con 60" di rec. (lunedì-mercoledì-venerdì).
Se riuscirete ad integrare la normale attività di sala fitness con esercizi (a casa) di ginnastica addominale otterrete, in soli due mesi, risultati straordinari.
fonte: http://www.my-personaltrainer.it/allenamento/addome-perfetto.html


Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/allenamento/addome-perfetto.html

MEDICINA: Il fibroadenoma al seno

Fibroadenoma al Seno








Fibroadenoma SenoIl fibroadenoma al seno è un tumore benigno della mammella, che colpisce soprattutto le giovani donne. Di dimensioni variabili, assomiglia a una biglia e può assumere una consistenza a volte gommosa, a volte rigida.
Le cause scatenanti, al momento, sono ancora poco chiare.
Figura: un fibroadenoma al seno. Dal sito: daviddarling.info
Tuttavia, i sospetti maggiori riguardano gli estrogeni (gli ormoni sessuali femminili) e il ruolo da essi giocato nel corso della seconda e terza decade di vita (cioè tra i 15 e i 30 anni).
La maggior parte dei fibroadenomi è innocua e non provoca tumori maligni al seno, tuttavia, per essere certi della loro benignità, bisogna sottoporsi a una diagnosi accurata.
Il trattamento terapeutico, quando è previsto, prevede un intervento di rimozione chirurgica.

Cos'è il fibroadenoma al seno?

Il fibroadenoma al seno è un tumore solido di tipo benigno, che insorge a livello delle mammelle (o ghiandole mammellari) delle giovani donne.
Alla palpazione, il fibroadenoma si presenta come un nodulo dalla superficie liscia e di consistenza variabile: in alcuni casi, infatti, può essere gommoso; in altri, può essere rigido; altre volte, viene descritto come una biglia molto mobile.
Il fibroadenoma al seno non è da considerarsi una condizione pericolosa quanto il tumore maligno al seno, tuttavia la sua insorgenza richiede un monitoraggio periodico, a scopo del tutto precauzionale.

Approfondimento: cos'è un tumore benigno?
Con il termine di tumore, si identifica una massa di cellule proliferanti, che si forma, in modo del tutto anomalo, all'interno di un tessuto.
Nel caso dei tumori benigni, la massa cellulare prolifera molto lentamente, non è infiltrativa e neppure metastatizzante (per non infiltrativa e non metastatizzante, s'intende che non invade i tessuti circostanti e non si diffonde per l'organismo, come fa, invece, un tumore maligno). Un tumore maligno (o cancro o carcinoma) ha delle caratteristiche esattamente contrarie: si accresce velocemente e, se non viene rimosso per tempo, si diffonde nei tessuti circostanti e nel resto dell'organismo.

TIPI DI FIBROADENOMA AL SENO

Esistono due tipi di fibroadenoma al seno: il fibroadenoma semplice e il fibroadenoma complesso.
Il fibroadenoma semplice è una massa cellulare generalmente priva di qualsiasi pericolosità, che si mantiene stabile (o addirittura si riduce) nel corso della vita.
Il fibroadenoma complesso, invece, è una neoplasia benigna da tenere sotto osservazione periodica, perché, in base a studi scientifici accreditati, sembrerebbe favorire la comparsa di un tumore al seno maligno.
Le differenze tra fibroadenoma semplice e fibroadenoma complesso riguardano anche la struttura interna: nei fibroadenomi complessi, infatti, si possono individuare delle cisti piene di liquido e dei depositi di calcio, entrambi assenti nei fibroadenomi semplici.
Per sapere qual è il tipo di fibroadenoma, di cui si soffre, è necessario sottoporsi a degli appropriati esami diagnostici.

IN CHE PUNTO DELLA MAMMELLA INSORGE IL FIBROADENOMA?

La mammella o ghiandola mammellare ha un'anatomia particolare. Al suo interno, contiene tessuto ghiandolare, tessuto adiposo e tessuto fibroso. Il tessuto ghiandolare è composto da delle strutture chiamate lobuli, i quali, unendosi tra loro, formano i cosiddetti lobi.
Seno Femminile Figura: il seno femminile e le sue strutture principali. Dal sito: breastcancercare.org.uk
Nei lobi, si produce il latte materno, che giunge al capezzolo attraverso dei piccoli canali, detti dotti lattiferi.
Il fibroadenoma al seno è una massa anomala compatta, che si forma a livello dei lobuli.

EPIDEMIOLOGIA

Il fibroadenoma al seno è un tumore benigno tipico delle donne giovani, che vanno dai 15 ai 30 anni. Secondo alcuni dati statistici, infatti, a partire dai 30 anni d'età, le possibilità di una sua comparsa si riducono in modo graduale, al punto che, nel periodo post-menopausale, sono davvero molto poche.
In base a uno studio svolto negli Stati Uniti, l'incidenza annuale del fibroadenoma al seno riguarda il 10% circa delle donne americane.

Cause di fibroadenoma al seno

Le cause precise, che provocano un fibroadenoma al seno, non sono ancora state chiarite del tutto.
Secondo alcuni studi, l'origine sembrerebbe legata a dei livelli troppo elevati di estrogeni, ovvero gli ormoni sessuali femminili. Se così fosse, si spiegherebbe meglio l'alta incidenza tra le donne giovani, in cui vi è una notevole quantità di estrogeni circolanti per l'organismo, ma anche la bassa incidenza tra quelle in menopausa e in post-menopausa, in cui il numero di estrogeni è sensibilmente ridotto.

Sintomi, segni e complicazioni

Il fibroadenoma al seno possiede le seguenti caratteristiche:
  • Al tatto, assomiglia a una biglia o a un nodulo
  • Ha dei contorni ben definiti e regolari
  • Può essere rigido oppure gommoso
  • Ha una superficie liscia
  • È, di solito, indolore
  • È di dimensioni variabili

DIMENSIONI

Le dimensioni di un fibroadenoma al seno possono variare da persona a persona.
Alcune donne presentano dei fibroadenomi di diametro contenuto, pari a 1-3 centimetri; altre, invece, sviluppano delle masse cellulari ben più voluminose, con un diametro che può raggiungere perfino i 5-6 centimetri.
I fibroadenomi di piccole dimensioni sono, in genere, del tipo semplice, mentre i fibroadenomi di grandi dimensioni possono appartenere sia al tipo semplice che a quello complesso.
In menopausa, può verificarsi una regressione definitiva del fibroadenoma, che porta quest'ultimo a divenire quasi impercettibile al tatto e alla vista; viceversa, durante una gravidanza, il volume del tumore può aumentare temporaneamente, a seguito, forse, di un cambiamento dei livelli ormonali.

QUANTI FIBROADENOMI AL SENO POSSONO FORMARSI?

Sul seno di una donna, possono comparire uno o più fibroadenomi. Quando sono più di uno, può essere interessata una mammella soltanto oppure entrambe.
Se le masse cellulari sono del tipo semplice (ovvero non contengono cisti e/o depositi di calcio), la comparsa di più fibroadenomi al seno è del tutto casuale e non ha significati particolari.

QUANDO RIVOLGERSI AL MEDICO?

Alla comparsa di un fibroadenoma al seno o di fronte a un suo eventuale ingrandimento, è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico e sottoporsi a degli accertamenti clinici precauzionali. Solo così, infatti, è possibile scoprire se il tumore benigno in questione è del tipo semplice oppure del tipo complesso.

COMPLICAZIONI

La presenza dei fibroadenomi semplici al seno è considerata, generalmente, innocua.
Pertanto, le sole complicazioni documentabili sono quelle legate a una possibile evoluzione di un fibroadenoma complesso in un tumore maligno al seno.

Diagnosi

Per stabilire una diagnosi corretta di fibroadenoma al seno, si parte, come spesso accade, da un esame obiettivo; dopodiché, in base a quanto emerge da quest'ultimo e all'età della paziente, si ricorre a degli esami strumentali (mammografia ed ecografia del seno) e a un'analisi citologica (cioè delle cellule) della massa tumorale.
Ecco, di seguito, una panoramica del percorso diagnostico che si mette generalmente in pratica in caso di sospetto fibroadenoma al seno:
  • Esame obiettivo. Il medico analizza, in modo accurato, la mammella interessata dal nodulo sospetto e cerca di capirne la forma e le dimensioni. Come si è detto, un fibroadenoma al seno assomiglia a una biglia e presenta, al tatto, una superficie liscia e una consistenza a volte gommosa, a volte, rigida. I fibroadenomi di dimensioni discrete sono facilmente visibili anche ad occhio nudo; quelli di dimensioni più piccole risultano meglio evidenti al tatto.
  • Mammografia. La mammografia è un esame ai raggi X, che fornisce delle immagini chiare dell'area con il nodulo sospetto. Un fibroadenoma al seno si presenta come una massa priva di asperità (quindi liscia), dai contorni definiti, di forma tondeggiante e, infine, distinta dal resto del tessuto ghiandolare. Quest'ultimo aspetto, ovvero il fatto che il tumore sia isolato, è particolarmente importante, in quanto è ciò che caratterizza i tumori al seno non infiltranti.
    La mammografia rappresenta l'esame ideale per rintracciare i fibroadenomi al seno delle donne sopra i 30 anni.
    Trattandosi di un esame ai raggi X, la mammografia prevede l'uso di radiazioni ionizzanti nocive.
  • Ecografia al seno. L'esame ecografico permette di visualizzare, su un monitor e in tempo reale, la struttura del nodulo sospetto.
    Fibroadenoma seno ecografia Figura: ecografia al seno.
    Se ci sono delle cisti (tipiche del fibroadenoma complesso), queste sono riconoscibili, perché lo strumento diagnostico mostra delle raccolte di liquido.
    Al contrario della mammografia, l'ecografia non fa uso di radiazioni ionizzanti ed è l'esame più indicato per le donne sotto i 30 anni.
  • Aspirazione tramite ago sottile. Eseguita solo in caso di una comprovata presenza di cisti, consiste nell'infilare un ago esattamente nel nodulo sospetto e nell'aspirarne parte del suo contenuto liquido. Una volta fatto ciò, si analizza il liquido in laboratorio e si stabilisce il tipo e la gravità del fibroadenoma.
  • Biopsia. Prevede l'asportazione di una piccolissima porzione di tessuto ghiandolare sospetto e l'osservazione di questa al microscopio. Allo strumento, le cellule di un tumore benigno sono ben diverse da quelle di un tumore maligno, pertanto la biopsia è l'esame ideale per stabilire la vera natura della neoplasia.
    È giusto ricordare che l'ago, usato per il prelievo del campione cellulare, è decisamente più grosso di quello usato per l'aspirazione di liquido e, per questo, potrebbe destare delle preoccupazioni.

Terapia

Per rimuovere un fibroadenoma al seno, serve un intervento chirurgico di asportazione; tuttavia, nella maggior parte dei casi, si preferisce non operare, in quanto il tumore benigno non rappresenta alcuna minaccia per le donne che ne sono portatrici.

QUANDO E PERCHÈ SI PUò’ EVITARE L'INTERVENTO?

La rimozione chirurgica è un intervento del tutto superfluo, e per certi versi pure sconsigliato, quando il medico, sulla base di un'accurata diagnosi, è certo che il nodulo riscontrato sul seno è un fibroadenoma semplice.
Bisogna, infatti, ricordare che:
  • Un'operazione chirurgica, per quanto sicura possa essere, comporta sempre un minimo rischio di complicazioni
  • I fibroadenomi semplici possono, con l'avanzare dell'età, ridursi di volume e scomparire quasi del tutto
  • I fibroadenomi semplici sono tumori benigni stabili, non infiltrativi e non metastatizzanti.
Attenzione: la scelta di non asportare il fibroadenoma, perché è stato valutato innocuo, non vuol dire che vada trascurato. È, infatti, fortemente raccomandato, a tutte le donne con questo tumore (anche per le forme meno pericolose), di sottoporsi a dei controlli periodici, per tenere sotto osservazione la situazione. Questa è una misura soltanto precauzionale, che, però, è fondamentale per evitare qualsiasi tipo di complicazione. Vanno segnalati, al proprio medico, tutti i cambiamenti di volume e di consistenza.

CHIRURGIA: QUANDO OPERARE?

L'intervento chirurgico diventa indispensabile, se, dalla diagnosi effettuata (specie dalla biopsia), sono emersi dei dubbi sulla benignità della massa tumorale. In altre parole, se il tumore presenta anomalie o particolarità che potrebbero far pensare a una neoplasia maligna.
L'intervento si rende necessario anche dinanzi ad un fibroadenoma complesso ritenuto pericoloso.
Le procedure per la rimozione del fibroadenoma sono tre:
  • Lumpectomia o biopsia escissionale. È una metodica ideale per rimuovere le cisti formatesi all'interno del tessuto ghiandolare, di cui è incerta la natura (se maligna o benigna). Essa prevede una piccola incisione, sopra la zona sospetta, e l'asportazione del nodulo sottostante. Tale nodulo, una volta prelevato, viene analizzato accuratamente in laboratorio, in modo tale da scoprire l'origine della neoplasia. Se gli esami di laboratorio attestano la malignità, il trattamento terapeutico non si conclude con la lumpectomia, ma richiederà anche dei cicli di chemioterapia, radioterapia e, forse, un secondo intervento chirurgico.
    Limite: è un intervento invasivo, specie se il fibroadenoma sospetto è di grandi dimensioni.
  • Crioablazione. Prevede l'utilizzo di uno strumento particolare, dotato di tanti piccoli aghi e chiamato criosonda, che è in grado di congelare i tessuti sospetti (il termine "crio" deriva dal greco e vuol dire "freddo") e scongelarli gradualmente. Una volta messo in pratica, questo processo crea uno shock termico che provoca la morte delle cellule tumorali trattate. I processi di congelamento e scongelamento si ottengono con dei gas (argon per il primo processo ed elio per il secondo), i quali vengono "sparati", attraverso gli aghi della criosonda, sul tessuto da trattare.
    L'intera procedura viene seguita su un monitor, collegato alla criosonda, e si svolge in anestesia locale.
    Limite: agendo direttamente in situ (cioè in sede), non offre il vantaggio, descritto per la lumpectomia, di poter analizzare ulteriormente il tessuto tumorale.
  • Terapia a ultrasuoni. È una metodica la cui efficacia è stata riconosciuta solo di recente; difatti, fino a poco tempo fa, era presa in considerazione solo per i tumori di prostata, utero o fegato. Essa consiste nel concentrare, sull'area interessata e mediante uno strumento apposito, delle onde a ultrasuoni ad alta intensità, in modo tale da distruggere le cellule tumorali.
    Limite: agendo direttamente in situ (cioè in sede), non offre il vantaggio, descritto per la lumpectomia, di poter analizzare ulteriormente il tessuto tumorale.

Prognosi

Il fibroadenoma al seno è, generalmente, una presenza innocua e ha prognosi positiva.
Tuttavia, è bene tenerlo comunque sotto osservazione e sottoporsi, di tanto in tanto, a dei controlli diagnostici. Come si è detto, infatti, potrebbero insorgere delle forme particolari di fibroadenoma, cioè il fibroadenoma al seno complesso, che potrebbero essere, in qualche modo, il preludio a un tumore al seno maligno.
fonte: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/fibroadenoma-seno.html


Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/fibroadenoma-seno.html

MEDICINA: La donazione di sangue

Donazione di Sangue



Donazione di sangue

Generalità

La donazione di sangue consiste nel prelievo di un certo volume di sangue da un soggetto sano, chiamato donatore, per poi poterlo trasferire a un altro soggetto, chiamato ricevente, che ha bisogno di sangue o di uno dei suoi componenti.
La donazione di sangue è un atto volontario, un gesto di piccolo sforzo ma di grande solidarietà. Il sangue dei donatori è infatti una risorsa inestimabile dal punto di vista terapeutico, in quanto moltissimi interventi chirurgici e tantissime malattie richiedono ingenti trasfusioni di sangue.
Prima di poter donare il sangue, un individuo deve superare una serie di controlli ed esami accurati, al fine di valutare l'idoneità del suo stato di salute e l'assenza di qualsiasi pericolo per il ricevente.
La donazione di sangue è una procedura sicura, semplice e quasi del tutto esente da effetti collaterali.
Il sangue, che viene donato, viene raccolto come tale o, più spesso, separato nelle sue componenti principali.

Cos'è la donazione di sangue?

La donazione di sangue consiste nella raccolta di un certo volume di sangue intero (circa 450ml) da un donatore sano, per poi trasfonderlo in un soggetto ricevente bisognoso di sangue o di sue componenti..
Le donazioni di sangue rappresentano una parte essenziale del sistema sanitario di una nazione, in quanto, senza il sangue proveniente dai donatori volontari, molte procedure terapeutiche non potrebbero avvenire e non si potrebbero salvare molte vite.

QUANTE DONAZIONI AVVENGONO IN ITALIA OGNI ANNO?

Secondo il sito ufficiale dell'AVIS (Associazioni Volontari Italiani Sangue), in Italia, nel 2013, i donatori volontari, iscritti a questa associazione, erano 1.298.437, per un totale di 2.105.934 donazioni effettuate nel 2013.

DA COSA È COMPOSTO IL SANGUE?

Il sangue è formato da un insieme di cellule, gli emociti, e da una parte liquida, chiamata plasma.
Il plasma costituisce il 55% del sangue ed è composto da acqua, sali minerali e proteine colloidali.
Gli emociti, che si trovano in sospensione nel plasma, costituiscono il restante 45% del sangue e sono rappresentati da tre elementi cellulari diversi:
  • I globuli rossi (o eritrociti) conducono l'ossigeno ai tessuti e agli organi del corpo.
  • I globuli bianchi (o leucociti) fanno parte del sistema immunitario e difendono l'organismo dai patogeni e da ciò che può recarvi danno.
  • Le piastrine sono tra gli attori principali della coagulazione.
Il sangue scorre, attraverso il nostro corpo, all'interno di un complicato (ma molto preciso) sistema di vasi arteriosi (arterie) e venosi (vene).

I GRUPPI SANGUIGNI

Il sangue umano non è tutto uguale, ma si contraddistingue per alcune caratteristiche. Tali caratteristiche, che di fatto corrispondono ai noti gruppi sanguigni, sono state classificate in sistemi. I sistemi più noti e comuni sono il sistema AB0 e il sistema Rh.
Alla luce di ciò, il sangue di ciascun individuo dipende dal gruppo sanguigno e può essere compatibile, uguale oppure totalmente diverso da quello di un'altra persona.

Chi può e non può donare il sangue?

Possono candidarsi a diventare donatori di sangue tutti coloro che hanno tra i 18 e i 60 anni, pesano più di 50 chilogrammi, curano il proprio stile di vita e sono sani e in buona salute.
Non potranno, invece, mai diventare dei donatori di sangue coloro che:
Tabella riassuntiva.

Condizioni di base per candidarsi a diventare donatore
  • Età: minima, 18 anni; massima, 60 anni (questa è la fascia di età idonea per candidarsi a diventare donatori di sangue intero, con deroghe a giudizio del medico)
  • Età fino alla quale si può donare: 65 anni (questa è l'età età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici, con deroghe a giudizio del medico).
  • Peso: più di 50 chilogrammi.
  • Pulsazioni: comprese tra 50/100 battiti per minuto (N.B: chi pratica determinati sport ha una frequenza cardiaca anche inferiore; tuttavia questi individui possono comunque fare i donatori).
  • Pressione arteriosa: tra 110 e 180 mm di mercurio, la massima (o sistolica); tra 60 e 100 mm di mercurio, la minima (o diastolica).
  • Stato di salute: la persona dev'essere sana e in buono, se non perfetto, stato di salute.
  • Stile di vita: sano, ovvero nessun comportamento a rischio.

GLI ESAMI DEL SANGUE

Per chi si candida a diventare donatore, è previsto un prelievo di sangue e un'accurata analisi di quest'ultimo, in modo da stabilire se il volontario è effettivamente una persona sana e non affetta da una delle condizioni patologiche sopraccitate.
Ma dove si effettuano tutti i suddetti controlli?
Esistono delle strutture ospedaliere apposite, chiamate centri trasfusionali, nelle quali si svolgono tutti gli accertamenti e i prelievi, per poter diventare donatore. In Italia, i centri trasfusionali sono circa 340 (2012).

QUANDO BISOGNA INTERROMPERE L'ATTIVITÀ DI DONATORE

In alcuni frangenti, per il bene di coloro che necessitano di trasfusioni di sangue, bisogna autosospendersi, in modo temporaneo, dall'attività di donatore. Per esempio, l'autosospensione temporanea va presa in considerazione se negli ultimi quattro mesi, ci si è sottoposti a operazioni cosmetiche, tipo tatuaggi, piercing, orecchini; se nei giorni precedenti o nel giorno stesso della donazione, si soffre di raffreddore o di un'altra infezione virale simile (per esempio, un'influenza); se si stanno assumendo antibiotici; ecc.
Alla luce di ciò, è abbastanza chiaro il concetto che donare il sangue non è solo un atto di generosità, ma richiede anche senso di responsabilità e assennatezza.
Di seguito, è riportato un elenco delle situazioni più comuni che richiedono l'autosospensione temporanea.

Bisogna autosospendersi dalle donazioni di sangue:
  • Quando ci si è sottoposti, di recente, a un serio intervento chirurgico.
  • Quando ci si è sottoposti a un intervento dentistico. L'autosospensione, in questi casi, varia in base al tipo di operazione: può essere di sole 24 ore, per una semplice otturazione, oppure di 7 giorni, per un'estrazione dentaria.
  • Quando si è entrati in contatto, per motivi lavorativi o familiari, con individui affetti da malattie infettive più o meno gravi. Per esempio, il personale medico e infermieristico dei centri ospedalieri, può dover curare malati di AIDS o epatite C. Sebbene esistano tutte le protezioni del caso, è bene comunque aspettare del tempo prima di riprendere a donare il sangue, ed, eventualmente, sottoporsi di nuovo alle analisi del sangue.
  • Quando, nell'arco dei dodici mesi precedenti una donazione, si è sofferto di ittero o epatite A.
  • Quando si è in stato di gravidanza o si è partorito di recente (l'interruzione vale fino a 6 mesi).
  • Quando, nei giorni vicini a quello della donazione, si era sotto terapia antibiotica.
  • Quando, nei 4 mesi precedenti una donazione, ci si è vaccinati contro qualche malattia infettiva.
  • Quando, in prossimità o nel giorno stesso della donazione, si è sofferto o si soffre di raffreddore, mal di gola, influenza e altre malattie infettive di grado simile.
  • Quando, negli ultimi 4 mesi, ci si è sottoposti a operazioni cosmetiche, come tatuaggi, piercing e orecchini.
  • Quando si è visitato di recente (massimo 6 mesi) un paese, in cui la malaria è endemica (cioè tipica di un determinato territorio).
  • Quando si soffre di anemia temporanea. L'anemia, infatti, non è sempre un disturbo cronico, ma può anche essere una condizione passeggera (per esempio, lo stato anemico delle donne con ingenti mestruazioni).

Per qualsiasi informazione ulteriore, riguardante l'autosospensione, basta rivolgersi al centro trasfusionale più vicino.

Come si svolge una donazione di sangue

N.B: tutto ciò che si andrà a leggere nelle prossime righe, presuppone che l'individuo, che vuole donare il sangue, sia già stato considerato idoneo alla donazione.

La donazione di sangue è una procedura molto semplice, di facile esecuzione e a bassissimo rischio, che dura, complessivamente, non più di un'ora.
Innanzitutto, per donare il sangue, bisogna che il donatore si rechi in un centro trasfusionale (possibilmente quello in cui si sono svolti gli esami per la candidatura). Qui, un medico lo sottoporrà a una serie di domande, riguardanti il suo stato di salute attuale e passato, e a diversi rapidi test (misura della pressione sanguigna, misura della frequenza cardiaca ecc), per assicurarsi che non insorgano complicazioni durante o dopo la procedura.
Se tutto ciò si conclude in modo positivo (ovvero, non ci sono controindicazioni alla donazione), si passa al prelievo di sangue vero e proprio. Le quantità estratte corrispondono a circa 450 millilitri ± 10%.
Concluso il prelievo, potrebbe essere necessario stare a riposo per qualche ora, in attesa che scompaiano i possibili sensi di svenimento e stordimento.
Il sangue raccolto dal centro trasfusionale, prima di poter essere utilizzato a scopi terapeutici, viene analizzato accuratamente, per sincerarsi della sua bontà a tutela dei possibili riceventi.

PREPARAZIONE ALLA DONAZIONE

Al momento della donazione, è consigliabile essere a digiuno da qualche ora oppure, se non è proprio possibile presentarsi a stomaco vuoto, è bene aver assunto un pasto comunque leggero, privo di grassi e zuccheri.
In genere, i prelievi si svolgono di mattina, pertanto le suddette raccomandazioni si possono seguire con facilità: si è reduci, infatti, dalla cena della sera precedente.
Attenzione: è severamente vietato bere alcolici prima della donazione. Le uniche bibite concesse sono acqua, spremute di frutta senza zuccheri aggiunti, thè o caffè poco zuccherati.

CHECK-UP SUL POSTO: QUESTIONARIO E CONTROLLI DEL SANGUE

Se è la prima donazione, quando si giunge al centro trasfusionale, si viene informati su come si svolgerà l'intera procedura.
Se invece si è un donatore abituale, si passa subito alla fase successiva, quella cioè del questionario e dei controlli, relativi allo stato di salute.
Le domande sono poste, solitamente, da un medico, il quale vuole sapere essenzialmente se il donatore:
  • Sta bene ed è in buona salute.
  • Ha sofferto di qualche malattia negli ultimi mesi. Se sì, quale.
  • Si è sottoposto a interventi chirurgici, dentistici, di cosmetica ecc.
  • Ha avuto, negli ultimi mesi, rapporti sessuali occasionali o con un nuovo partner.
È richiesta, ovviamente, la massima onestà.
I controlli riguardano la misura della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e, infine, di quanta emoglobina è contenuta nel sangue (si veda sottocapitolo successivo).

CHECK-UP PER L'ANEMIA

Tra i vari controlli pre-donazione, ce n'è uno particolare, che valuta la quantità di emoglobina contenuta nel sangue del donatore. L'emoglobina è quella fondamentale proteina dei globuli rossi (o eritrociti), che trasporta l'ossigeno nel corpo umano.
Quando l'emoglobina, presente nel sangue, è poca o quando i globuli rossi, che la contengono, sono pochi, si parla di anemia o di stato anemico. L'anemia può essere cronica o temporanea. L'anemia cronica è, di solito, una condizione severa e stabile, collegata a una mutazione genetica o a una grave malattia; l'anemia temporanea, invece, è una condizione passeggera, che può insorgere in alcuni particolari momenti della vita di una persona.
I principali sintomi dell'anemia:
Perché, prima di una donazione di sangue, si quantifica l'emoglobina presente nel sangue del donatore?
Alla luce di quanto detto sulla funzione e sulla carenza dell'emoglobina, si può intuire che prelevare del sangue da un individuo affetto da anemia temporanea può aggravarne ulteriormente lo stato di salute.
Pertanto, un donatore che risultasse anemico al momento della donazione deve astenersi da quest'ultima e posticipare il tutto a un'altra occasione. Nel frattempo, si consiglia un consulto presso il proprio medico, specie se si soffre periodicamente di anemia temporanea.
Il check-up per l'anemia si svolge in maniera molto rapida, grazie a uno strumento apposito, e richiede il prelievo di una quantità minima di sangue.

IL PRELIEVO

Una volta stabilito che il donatore è sano e sta bene, e che non sussistono controindicazioni alla donazione, si passa al prelievo.
Prima di tutto, si lega, attorno a un braccio, un laccio di gomma (laccio emostatico), che serve a ingrossare e a mettere meglio in risalto la vena, dalla quale si preleverà il sangue.
Donatori di sangueDopodiché, si pulisce con dell'alcol la cute da perforare e, proprio in corrispondenza della vena ingrossata di proposito, si infila un ago sterile; l'ago viene fermato con un po' di nastro adesivo medico e collegato a un tubicino flessibile, detto deflussore.
A questo punto, il deflussore viene, a sua volta, collegato a una sacca o a un contenitore: solo dopo tale operazione, comincia l'aspirazione del sangue.
Le quantità di liquido sanguigno prelevato corrispondono a circa 450 millilitri; non si tratta di una grande quantità, se si pensa che è il 10% circa del sangue circolante nel nostro corpo e che il nostro organismo la ripristina nel giro di poche ore.
La sola procedura di prelievo dura 10-15 minuti, non di più.

I CONTROLLI SUL SANGUE DONATO

Il sangue estratto dal donatore, prima di poter essere usato a scopo terapeutico, deve essere analizzato accuratamente, per motivi di sicurezza.
Solo una volta che ha superato tutti gli esami di laboratorio ed è risultato non contaminato da virus e altri agenti patogeni (virus dell'AIDS, dell'epatite C ecc), viene inserito nelle cosiddette emoteche. Un'emoteca è un armadio frigorifero, costruito appositamente per conservare le sacche di sangue.

LE PRIME SENSAZIONI DOPO LA DONAZIONE

Terminata la donazione, è probabile che il donatore si senta di svenire o avverta una lieve sensazione di stordimento. È una conseguenza normale, per la quale non bisogna allarmarsi, ma solo stare a riposo, mangiare qualcosa e bere a sufficienza.
Avvertenze: ai fumatori, è consigliato di non fumare per almeno un paio di ore, da quando si è conclusa la donazione.

GLI EFFETTI COLATERALI

La donazione di sangue è una procedura sicura. Tuttavia, in alcuni casi, può comportare effetti collaterali di diversa entità.
  • Comparsa di un livido nella zona cutanea, dove è avvenuto il prelievo. Capita a una persona ogni 4 circa.
  • Braccio dolorante. Avviene in un caso ogni 10 circa.
  • Vertigini e svenimento. Succede a un donatore ogni 15 circa.
La comparsa di complicazioni più gravi di quelle sopraccitate è davvero molto rara e avviene in un donatore ogni 3.500.

Come può essere usato il sangue donato?

Grazie al sangue, raccolto dai donatori, si possono salvare tantissime vite umane. Le cosiddette trasfusioni di sangue, infatti, sono previste in tantissimi interventi chirurgici e nella cura di moltissime malattie del sangue.
Il sangue può essere usato così come lo si è raccolto (sangue intero), oppure dopo averlo separato in alcune sue componenti. È, infatti, possibile utilizzare solo il plasma, solo i globuli rossi o solo le piastrine, in base ai casi che si presentano di volta in volta.
A differenza di un tempo, oggi, la trasfusione di sangue intero è molto rara, in quanto quella di una sola componente è molto più comoda ed efficace.

COME SI SEPARANO LE VARIE COMPONENTI DEL SANGUE?

La scomposizione del sangue, nelle sue componenti liquide e cellulari, avviene per mezzo di separatori appositi, che lavorano secondo il principio della centrifugazione.
Addirittura, esiste la possibilità di prelevare, durante una donazione, soltanto una componente sanguigna, restituendo, al donatore, tutte le altre. Questa operazione, chiamata aferesi, si effettua nel seguente modo: si preleva il sangue, come fosse una normale donazione, ma, anziché conservarlo tutto in una sacca, lo si fa passare subito attraverso un separatore. Trattenuta e raccolta a parte la componente desiderata, ciò che rimane del sangue viene restituito al donatore.
La plasmaferesi è la separazione del plasma, ovvero la parte liquida del sangue, dalle componenti cellulari. La piastrinoaferesi è la separazione delle piastrine dal plasma e dalla restante componente cellulare. L'eritroaferesi è la separazione dei globuli rossi dal plasma e da ciò che rimane delle altre cellule.
N.B: esiste anche la leucoaferesi, che è la separazione dei globuli bianchi dal resto delle componenti sanguigne, ma è una pratica effettuata molto di rado.

GLOBULI ROSSI

La conservazione e l'uso dei soli globuli rossi serve per il trattamento di alcune forme di anemia, come l'anemia falciforme (o anemia a cellule falciformi), e in tutti quei casi in cui un individuo ha perso grandi quantità di sangue (per esempio, dopo un parto, un incidente stradale, un intervento chirurgico di trapianto d'organo ecc).
I globuli rossi contengono ossigeno, pertanto la loro infusione serve a ristabilire parte della quota d'ossigeno persa.
Plasmaferesi
Figura: una sacca di solo plasma sanguigno

PLASMA

Il plasma contiene tantissime proteine fondamentali (per esempio, l'albumina), mantiene costante il volume di sangue circolante e porta con sé degli elementi nutritivi, che alimentano i tessuti e le cellule dell'organismo.
Viene usato, molto spesso, dopo un parto o dopo un intervento chirurgico al cuore.
Per essere conservato, il plasma va congelato: in questo stato, può durare anche 12 mesi.

PIASTRINE

Le piastrine, grazie al loro potere coagulante, vengono somministrate quando un individuo soffre di emorragie, provocate da un danno del midollo osseo.
l midollo osseo è un tessuto molle, che ha il compito di produrre tutte le cellule del sangue.
L'infusione di piastrine è particolarmente adatta ai malati di leucemia.

Altri tipi di donazione

Accanto alla descritta donazione di sangue venoso, ne esiste un'altra che va a prelevare il sangue della placenta di una madre o del cordone ombelicale di un neonato, al momento del parto.
Che scopo ha la donazione di sangue ombelicale o placentare?
Placenta e cordone ombelicale contengono, oltre ai tradizionali elementi sanguigni (emociti e plasma), una certa quota di cellule straordinarie, le cosiddette cellule staminali ematopoietiche.

CELLULE STAMINALI EMATOPOIETICHE - IL PRELIEVO

Le cellule staminali ematopoietiche, dette anche cellule del midollo osseo, sono le cellule progenitrici del sangue. Esse possiedono la capacità di replicarsi continuamente e scegliere se diventare globuli rossi, globuli bianchi o piastrine.
Grazie alle loro potenzialità, rappresentano un possibile trattamento per malattie del sangue, come le leucemie e alcune malattie del sistema immunitario, le quali sono caratterizzate da un'insufficiente attività del midollo osseo.
Il prelievo delle cellule staminali ombelicali o placentari avviene subito dopo che un bambino è nato. Richiede il consenso dei genitori, ma non è rischioso, né per la madre né per il neonato.
La procedura è molto semplice e consiste nella conservazione, in una cella frigorifera apposita, del cordone ombelicale e/o della placenta.

Domande frequenti sulla donazione di sangue

La donazione di sangue è pericolosa?

La donazione di sangue non comporta alcun rischio per il donatore. Tutta la procedura, infatti, si svolge in assoluta sterilità e comporta il prelievo del proprio sangue.

Quanto tempo deve trascorrere tra due donazioni di sangue intero?

Almeno 12 settimane per l'uomo e almeno 16 per la donna. Tuttavia, a volte, non si fa alcuna distinzione tra maschi e femmine e si parla, per entrambi i sessi, di 90 giorni.

Quante donazioni di sangue si possono fare all'anno?

La frequenza annua varia in base al sesso. L'uomo non deve sforare le 4 donazioni all'anno, mentre la donna in età fertile non deve superare le 2 donazioni all'anno.

La donazione di sangue è controindicata per le donne?

No, non c’è alcun tipo di controindicazione, a patto che venga rispettata la frequenza annuale. Più di due donazioni all’anno, infatti, potrebbero provocare carenze di ferro ed emoglobina (anemia). Se una donatrice è soggetta a mestruazioni abbondanti, può sempre ricorrere alla plasmaferesi.

Perché è importante che ci siano tanti donatori?

Più donatori di sangue ci sono, più c'è sangue a disposizione per le trasfusioni a scopo terapeutico. Tuttavia, sarebbe limitativo dire che questo è l'unico vantaggio. Infatti, la possibilità di contare su tanti donatori garantisce una disponibilità maggiore di sangue diverso, appartenente anche a gruppi sanguigni rari.

Le associazioni per la donazione di sangue ricercano donatori periodici. Cosa vuol dire?

I donatori di sangue periodici sono quelli che si recano a o hanno intenzione di donare il sangue a intervalli regolari. Chi dona il sangue periodicamente è un individuo molto più controllato e molto più affidabile del donatore occasionale.
Le associazioni per la donazione di sangue cercano e si avvalgono di donatori periodici per garantire un servizio sicuro e tutelare le persone riceventi.
a cura del dr. Antonio Griguolo
http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/donazione-di-sangue.html


Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/donazione-di-sangue.html