giovedì 2 febbraio 2017

Carnevale in Sicilia, ecco le maschere più belle - Carnevale in Sicilia. È la festa più sregolata e anche una delle più amate: il Carnevale è la festa in cui tutto e il contrario di tutto è concesso. E non solo. È una delle feste in cui storia e tradizioni sono antiche e uniche per ogni luogo in cui viene festeggiato. E l’Isola non fa eccezione.


Già, perché se le nostre orecchie sono ben abituate a sentir parlare del carnevale di Sciacca o di Termini Imerese, pochi sanno che anche nella nostra bella isola e nei suoi 390 comuni esistono delle maschere tradizionali e festeggiatissime che vi vogliamo far conoscere.

Le maschere del Carnevale in Sicilia

PEPPE NAPPA
È il prototipo del siciliano fannullone: “Nappa”, in siciliano, vuol dire “toppa nei pantaloni”, quindi il nostro “Giuseppe toppa nei calzoni” altro non è che un buono a nulla. Simile negli abiti alla maschera francese Pierrot, ma quanto mai distante nell’umore e nel carattere, indossa un ampio abito azzurro con casacca e pantaloni, un cappello in feltro e non ha maschera né trucco. Beppe (o Peppe) Nappa non conosce malinconia, ma solo…tanto sonno! Infatti, pur essendo agilissimo e improvvisando danze, è assillato da un torpore perenne, che lo istiga a sbadigliare in continuazione. E così, questo pigro servitore di un padrone (che alternativamente è un uomo benestante, un nobile o un innamorato), non svolge per nulla i compiti affidati…preso com’è dal cercare cibo, riposo e ristoro. Per queste sue mancanze viene puntualmente picchiato e rincorso. Beppe Nappa è la maschera siciliana più antica tra quelle italiane e risale al Seicento.
ABBATTAZZU
Tipico del Catanese, è ironico nei confronti del clero e della nobiltà, ma con il benestare della Chiesa. La sua satira non risparmia affatto i potenti ed è centrale nei festeggiamenti del Carnevale barocco di Acireale. E’ vestito in maniera eclettica, con una grande parrucca bianca in testa, abiti damascati e pieni di dettagli e, al tempo stesso, un grosso fazzoletto al collo, simbolo degli appestati. Questo, probabilmente, per esorcizzare la paura di epidemie, frequenti nel Seicento (anno della sua introduzione nel Carnevale).
IL NANNU 
Il Nannu è tipico della provincia di Cinisi: con la sua “trasuta”, sullo sfondo di coriandoli e stelle filanti, comincia il Carnevale. Ad attenderlo ci sono le altre maschere e la folla. Ma chi è il Nannu? È un fantoccio imbottito di paglia, vecchietto e bassino, allegro e vestito da notabile. La sera del martedì grasso, il povero viene bruciato in piazza al cospetto della folla, come vittima che si immola per purificare la propria comunità. Ma non prima di aver fatto solenne lettura del suo testamento.
LA VECCHIA DI LI FUSA DI MODICA
Nella contea di Modica, con il mantello annodato al collo, la gonna sgualcita e un velo sulla testa, la vecchia di li fusa rappresenta la morte del Carnevale.
PIDDU E U ‘ZUPPIDDU A BISACQUINO
A Bisacquino, una vecchia tradizione si è fusa con una nuova. A partire dagli anni Cinquanta, era molto in voga il personaggio di Piddu: il Martedì grasso, quattro uomini portavano in giro per la piazza principale un fantoccio fatto di paglia e cenci, all’interno di un baule. Al suo seguito c’era un vero e proprio corteo che gridava “Murìu Piddu”, al suono dei “brogni” (le conchiglie). Piddu simboleggia la morte del Carnevale. Nel ventunesimo secolo a questa tradizione si è fusa quella del “Zuppiddu”, oggi diventato il simbolo del Carnevale bisacquinese. È il carro apripista, che rappresenta un contadino con pantaloni alla zuava, gilet, coppola e camicia. Porta un bastone ricurvo e in una mano un uovo, nell’altra un grillo. Questa figura si ricollega direttamente al “Venniri Zuppiddu”, il venerdì che segue il Giovedì grasso: secondo questa usanza, gli uomini devono mangiare un uovo il venerdì per evitare che il loro “grillo” (la loro virilità) cada…
IL MASTRO DI CAMPO DI MEZZOJUSO 
Se in molte rappresentazioni in provincia di Palermo rappresenta il cattivo, a Mezzojuso simboleggia l’assalto al castello perpetrato dal conte di Modica per conquistare la regina Bianca di Navarra. Dopo l’entrata del corteo reale, con i regnanti e i dignitari di corte che si sistemano su un palco/castello, arrivano gli ingegneri del Mastro di Campo, che prendono le misure per un ipotetico assalto al castello…quindi ecco il Mastro di Campo sul suo cavallo! Indossa una maschera di cera rossa, con un nasone aquilino ed un grosso labbro inferiore, la sua camicia è piena di nastrini colorati e il suo mantello è rosso. Accompagnato dai tamburi e dal suo corteo, balla e si agita facendo il giro della piazza. Dopo, iniziano le schermaglie tra il Re al castello e il Mastro di Campo dalla piazza, che terminano con la vittoria del Mastro di Campo: finalmente sfila con la Regina sotto braccio e porta dietro di sé il Re in catene.
U RIAVULICCHIU DI CORLEONE 
Questa maschera tipicamente corleonese balla, si dimena, suona, torna e fugge ed è il vero e proprio centro del Carnevale di Corleone. È vestito, proprio come il diavolo delle favole, in rosso e nero. E non solo: ha corna, frusta coda e decine di “ciancianieddi”(sonagli) che suonano ad ogni sua mossa. Un portatore di caos e divertimento che, al tempo stesso, serve ad esorcizzare la paura per le cattive annate…

Carnevale in Sicilia, qualche curiosità

In antichità i festeggiamenti del carnevale in Sicilia duravano un mese: dalla fine dell’Epifania fino al giorno prima che iniziasse la Quaresima. Col passare degli anni, i tempi a lui dedicati sono stati di molto ridotti, fino ad occupare la settimana precedente l’inizio della Quaresima.
L’origine del suo nome si deve al latino “Carnem levare”, quindi alla proibizione di consumare carne durante la Quaresima. La festa pagana ha però origini che si perdono nella storia antica: dalle Antesterie dionisiache, festeggiate a fine febbraio ad atene, fino alla processione ellenistica del carronave di Iside, fino ai Saturnali latini.
Il carnevale in Sicilia
Le prime fonti citano il Carnevale di Palermo a partire dal Seicento: vengono citati addobbi e costumi e col tempo si assiste a un arricchimento dei dettagli. Anticamente era possibile vedere, in questa occasione, la “danza degli schiavi”: gruppi di danzatori travestiti da schiavi ballavano per le pubbliche vie al suono di tamburi e suoni che ricordavano i turchi. E che dire del famigerato “Balla-Virticchi”? Anche questa una danza, in cui però i figuranti erano travestiti da pigmei per intrattenere la folla. Diffusissime nel Palermitano erano, in antichità, le maschere dei “Jardinara” (giardinieri), mentre nella zona di Catania erano più celebri le maschere di briganti e del “cavallacciu”. Non sono mai mancate, ovviamente, le parodie di “abbati”, “dutturi”, “baruni” e dei potenti.
Le pietanze e i dolci del Carnevale siciliano
Per la festa degli eccessi non mancano gli eccessi a tavola: durante il Carnevale si fa ampio e abbondantissimo uso dei sughi a base di carne, ragion per cui non possono mancare i maccheroni al ragù. A farla da padrone nella contea di Modica è invece il famigerato “Minestrone del giovedì grasso”, a base di verdure classiche con l’aggiunta di lardo di maiale. Per i dolci, invece, alle tradizionali “Chiacchiere” si accostano la “testa di turco” modicane (frittelle dolci ripiene di uva passa e crema) e la “pignoccata”, così chiamata per la sua forma simile a una pigna.
Le tradizioni perdute del carnevale in Sicilia
Legate al Carnevale, nella tradizione popolare, erano gli indovinelli in dialetto ricchi di doppi sensi e con particolari sconci, che spesso celavano una soluzione più ingenua di ciò che davano a immaginare.
fonte: http://siciliaweekend.info

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