giovedì 2 febbraio 2017

Monte Pellegrino, il paradiso che sovrasta Palermo - Monte Pellegrino, paradiso a Palermo. Dalla vetta che porta all’Olimpo, al balcone che incantò Goethe, questo monte ha in sé qualcosa di magico.


I passi poggiano su un tappeto di ciottoli e foglie. Poco più in là, con lo sguardo, è possibile godere della danza di piccole orchidee che popolano i tornanti, ce ne sono oltre venti specie: un tripudio di colori e di forme.
Lungo la salita s’incontrano percorsi medievali, sentieri tracciati dai reali borbonici. Quasi a ridosso delle pareti rocciose, i falchi pellegrini seguono traiettorie fantastiche.
Siamo su Monte Pellegrino, a Palermo. Qui non c’è una guida alla montagna. C’è quella che i palermitani definiscono “acchianata” (salita). È un sentiero che offre a colui che vive la dimensione della ricerca, il pellegrino per l’appunto, la possibilità della scoperta e della riconciliazione con la natura. Ma non solo.
Lungo il percorso dell’acchianata sono presenti diversi massi con iscrizioni. Tracciano una sorta di mappa virtuale di culti che segue sentieri assai diversi tra loro. Sì, perché questo straordinario promontorio è anche custode d’itinerari dove il sacro e il profano convivono in uno stato surreale di quiete.
E forse non è un caso che la teoria della biodiversità nasca proprio sul monte Ercta, questo il nome originario. Da quel gorgo che si trova ai piedi del Santuario. Pochi palermitani conoscono questo luogo incantato. Eppure è uno spazio che studiosi di mezzo mondo ci invidiano.
Ma non è tutto. Monte Pellegrino è, infatti, custode anche di antichi riti. Qui, a pochi metri da quella che i fenici chiamarono Ziz, si celebravano i culti in onore della dea Tanit. Un altare punico è presente proprio all’interno del santuario. Santuario che è il punto di arrivo dell’acchianata. Qui la Santuzza diviene sintesi di un percorso che vede devozione e fede intrecciarsi. E allora, buona “acchianata”.

Monte Pellegrino, il balcone che incantò Goethe

C’è uno spazio a Monte Pellegrino che lascia senza fiato. E non solo perché è necessario affrontare a piedi una ripida salita…
Prima di suggerirvi l’itinerario è opportuno tracciare qualche cenno storico sul Monte.
Nel periodo precristiano, questo splendido promontorio era considerato un luogo dal forte significato spirituale. Il Monte rappresentava una montagna sacra per gli abitanti della Conca d’Oro. L’idea della sacralità del Pellegrino sarebbe stata particolarmente radicata tra gli abitanti delle comunità che risiedevano nella pianura di Palermo. In epoca punica, all’interno di una grotta situata quasi sulla vetta del Monte venne anche costruito un altare, dedicato a divinità femminili della fertilità. E, in particolare, la dea Tanit si trovò al centro di diversi culti.
Ecco, proprio pochi metri sopra questo altare punico, ancora oggi visibile nella grotta, c’è uno spazio suggestivo con una cappella.

Monte Pellegrino, l’itinerario

Guardando la scalinata che porta al santuario, sulla vostra destra trovate un bivio: da una parte la via Pietro Bonanno, dall’altra una strada, malconcia, che porta alle antenne. Di per sé questa strada non può essere percorsa dalle auto. Quasi all’inizio c’è un cartello di divieto di transito. Al termine del percorso si trova, infatti, oltre che i ripetitori delle emittenti radio e tv, anche una postazione militare. In pratica è territorio off limits.
Raggiunto, quindi, il piazzale antistante il Santuario salite a piedi lungo questa strada. Dopo cinquanta metri circa vi troverete davanti ad una indicazione: “Via al Santuario –  Croce”. Dovete abbandonare la strada e seguire il sentiero che è tracciato per terra. Alla vostra destra troverete una scalinata, o meglio quel che resta di una scalinata. Percorretela tutta.
Raggiungendo la cima vi troverete davanti ad una cappella. Al di là di questo blocco di cemento avrete la possibilità di godere di una visione spettacolare della città e di quella che un tempo fu, per l’appunto, la Conca d’Oro. Abbraccerete con lo sguardo una porzione di spazio che va da Isola delle Femmine sino al porto.
L’ora ideale: poco prima del tramonto.
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