giovedì 30 marzo 2017

02 aprile - Isnello Centro Internazionale Per Le Scienze Astronomiche · Organizzato da Accademia Nazionale della Politica via Michele Miraglia, 90139 Palermo

L'immagine può contenere: spazio all'aperto e natura


ISNELLO
CENTRO INTERNAZIONALE PER LE SCIENZE ASTRONOMICHE
X SAGRA delle VERDURE TRADIZIONALI e ANTICHE delle MADONIE

Visita del Parco Astronomico di importanza mondiale, il primo che nasce nel Sud Italia e che abbraccia l’intero Mediterraneo.
Visita del centro storico, della Chiesa Madre, della Chiesa dell’Annunziata, della Chiesa di San Michele e partecipazione alla X Sagra delle verdure tradizionali e antiche a Isnello
Isnello

In una lussureggiane cornice naturale del Parco delle Madonie, adagiato fra le pieghe di una vallata, cui fa da vigile sentinella la possente mole della Montagna Grande e dominato dall'antico castello bizantino, sorge Isnello, "paese antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà (Carlo Levi)".
In epoca normanno-sveva il territorio di Isnello diventa Regio Demanio ed il centro abitato si accresce attorno al nucleo del Castello. Durante la presenza araba Isnello, il cui nome era "Menzil al Himar", viene inglobata nella Val Demone. Dalla fine del XII secolo sino a parte del XV, durante le dominazioni angioina-aragonese, la storia del centro si intreccia con quella dei casati che vi si alternano: dagli Abbate ai Filangeri, dai Ventimiglia ai Santacolomba; con privilegio del 20 Luglio 1453 Arnaldo Santacolomba, signore di Isnello, ottiene da Alfonso il Magnanimo il "mero e misto imperio". Le costruzioni riconducibili a tale periodo (S. Maria Maggiore, S. Michele, Chiesa Madre) mostrano il passaggio dell'abitato dalla iniziale funzione prevelentemente militare ad una successiva fase caratterizzata da un accentuato sviluppo demografico ed urbanistico. La sede baronale e' "nel piano della Sala", oggi Piazza Mazzini, da dove, alla fine del 1500, viene spostata al "piano della Porta" e aggregata alla preesistente Chiesa del Rosario.
Nel 1788 i magistrati del Comune, avvalendosi della legge del 1788, consegnarono al padrone di quel tempo il capitale, e il paese in tal modo si libero' per sempre da ogni diritto di signoria e di vassallaggio pria ancora che la feudalita' fosse stata abolita in Sicilia ..." (Cristoforo Grisanti, Folklore di Isnello, Palermo 1899-1909, ristampa, prefazione del Prof. Rudolf Schenda, 1981).

Chiesa Madre

La Chiesa Madre di Isnello, di origine quattrocentesca, presenta notevoli trasformazioni avvenute nel corso dei secoli. La chiesa è composta da tre navate, in quella di destra si apre la Cappella dell'Addolorata, con gli affreschi delle Storie dei Progenitori realizzati da Antonino Ferraro, u00e8 presente una tela della Pietà ed un S. Domenico di Giuseppe Salerno, degli stucchi seicenteschi di Giuseppe Li Volsi, un coro ligneo del 1601 e la cantoria dell'organo di Federico di Marco e Giacomo Mangio ed infine nella cappella della navata sinistra si può ammirare il ciborio di marmo di Domenico Gagini del quindicesimo secolo.

Chiesa di San Michele

edificata tra il 1300 ed il 1400, vi si ammirano il soffitto in legno a cassettoni, minuziosamente dipinto nel sec. XVII, il quadro dei "Quaranta Martiri" attibuito a Martino Russitto (1616 circa), l'organo ligneo del secolo XVII, un crocifisso ligneo attribuito a Frate Umile e l'affresco di S. Leonardo.

Chiesa dell'Annunziata

La Chiesa dell'Annunziata, fu fondata nel medioevo e venne ristrutturata nel corso del diciottesimo secolo. All'interno della chiesa si può trovare una preziosa statua in marmo della Vergine e quella dell'Arcangelo Gabriele, di chiara scuola del Gagini, un organo settecentesco e un quadro della natività dello Zoppo di Gangi.

Parco Astronomico. Perché Isnello?

Agli inizi degli anni ‘70 gli astronomi italiani indicarono i monti delle Madonie e, in particolare, la sommità di Monte Mufara (Piano Battaglia) come il luogo ideale per osservare il cielo e, dunque, il posto adatto dove ospitare il telescopio nazionale. La limpidezza del cielo, la lontananza da fonti estranee o inquinanti (anche le luci delle città) rendevano Piano Battaglia assolutamente perfetto per scoprire galassie, analizzare stelle, perdersi nell’immensità dell’universo. E’ stata scelta dunque la sommità di Monte Mufara (quota 1.865 metri, il sito osservativo astronomico più alto d’Italia), per ospitare il nuovo telescopio del GAL HASSIN, un investimento straordinario che è stato finanziato dal CIPE con sette milioni e mezzo di euro a cui se ne aggiungono altrettanti in strutture da parte del Comune e derivanti da ulteriori finanziamenti. Inoltre il Ministero dell’Università e della Ricerca ha recentemente assegnato un milione di euro all’INAF, per l’avvio delle attività di gestione del GAL HASSIN.
E’ proprio sottolineando il progetto del GAL HASSIN che l’Unione Astronomica internazionale, nel 2009, ha dato il nome “Isnello” all’asteroide 6168, tra Marte e Giove. E due anni fa, il nome “Pinomogavero” (dal nome del sindaco che ha fortemente voluto il progetto del Parco Astronomico) all’asteroide 4627 scoperto il 5 settembre 1985 da Henri Debehogne presso l'Osservatorio australe europeo (ESO, La Silla, in Cile).

La storia del Parco Astronomico

Il complesso montuoso delle Madonie risulta essere tra i siti osservativi astronomici migliori d’Italia. Il Cielo delle Madonie va considerato una risorsa, un bene ambientale, al pari delle altre che rappresentano l’interesse naturalistico di questo comprensorio ma, soprattutto, il Parco Astronomico è un’occasione unica nel suo genere per il rilancio in termini di cultura e di sviluppo turistico dell’intero comprensorio.
Poco dopo la metà del secolo scorso l’Astronomia italiana pensò di dotarsi di un Telescopio Nazionale della classe di 3 metri di diametro ed avviò la ricerca di una località italiana dove costruire l’Osservatorio Nazionale. La scelta non poteva che cadere sulla Sicilia, sia perché la sua latitudine consente una migliore visione del cielo australe, più interessante dal punto di vista astrofisico, sia perché, essendo un’isola in mezzo al Mediterraneo, le perturbazioni, che si spostano prevalentemente da nordovest a sudest, scorrono velocemente su di essa con un moto laminare. La scelta era confortata dalle esperienze osservative etnee, iniziate alla fine dell’800 e riprese nei successivi anni ’50 con la costruzione dell’Osservatorio M. G. Fracastoro sul versante sud dell’Etna, a 1.750 metri di quota.
La scelta si orientò sulle Madonie, in particolare su Piano Battaglia, un altopiano con un’altezza media di 1.600 metri che raggiunge quote vicine ai 2.000 metri (Pizzo Carbonara 1.979, Pizzo Antenna 1.977, Monte Ferro 1.906, Monte Mufara 1.865). Sopralluoghi condotti nell’estate del 1971 dal personale dell’Osservatorio Astrofisico di Catania confermarono la bontà del cielo, le favorevoli condizioni ambientali e l’elevato numero di notti di “osservabilità”.
La storia del GAL Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche nasce nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) e la Regione Siciliana finanziarono uno studio di fattibilità per la realizzazione di una struttura dedicata alla divulgazione dell’Astronomia da situare sulle Madonie, un complesso montuoso che si trova a circa 65 km a Est-Sud-Est rispetto alla città di Palermo, a circa 100 km a Nord-Ovest di Catania, e che, nella parte più elevata, Pizzo Carbonara, sfiora la quota di 2.000 metri. Completato lo studio, non fu possibile, però, reperire i fondi necessari alla realizzazione dell’opera, per cui il progetto rimase “in sonno” sin verso la metà dello scorso decennio, quando il sindaco di Isnello, Giuseppe Mogavero, lo riesumò e, insieme al primo autore di questo articolo, lo rivisitò in maniera radicale. Il risultato, a differenza di quanto risultava dal progetto originario che prevedeva un’unica struttura dotata di un telescopio da 1-m di apertura adiacente ad un planetario, fu quello di separare la parte didattico-divulgativa da quella prettamente scientifica. Dopo un’approfondita valutazione dei siti, furono scelti monte Mufara per l’installazione del telescopio e la località di Fontana Mitri per la realizzazione della struttura didattico-divulgativa.
Il progetto, completamente diverso da quello originale, fu presentato al CIPE con la richiesta di finanziamento dell’opera.
La notizia che la proposta era stata accettata e finanziata arrivò come un fulmine a ciel sereno. Una sera degli inizi del novembre 2009, una telefonata della segretaria dell’allora Sottosegretario di Governo con delega al CIPE, On. Gianfranco Miccichè, comunicò al Sindaco che il progetto era stato finanziato con 7,5 milioni di euro nell’ambito dei fondi FAS (Fondo per le Aree Sottoutilizzate, successivamente denominato Fondo per lo Sviluppo e la Coesione – FSC).
Dopo un attimo di incredulità e di entusiasmo, cominciammo a pensare, con una certa preoccupazione, a quanto ci aspettava per portare a compimento un’opera del genere in un ambiente, sia a livello locale, sia a livello regionale e nazionale non particolarmente disposto a supportare un tale ambizioso progetto.a richiesta di finanziamento dell’opera.
La notizia ufficiale del finanziamento fu dato la sera del 7 novembre 2009 da Margherita Hack, prima di una sua splendida conferenza presso il Centro Sociale di Isnello.
Alla fine del novembre 2009 arrivò la richiesta di presentare il “progetto definitivo cantierabile” entro il 20 dicembre di quello stesso anno al Provveditorato Interregionale Opere Pubbliche Sicilia – Calabria (Ministero delle Infrastrutture). Se ciò non fosse avvenuto, il finanziamento sarebbe andato perso. Seguirono giorni convulsi, ma, dopo un primo smarrimento, il Sindaco mise su una squadra di ingegneri, architetti e astronomi, che riuscirono a stendere e a presentare il progetto, munito di tutti i visti e i pareri occorrenti, nei termini temporali richiesti. Data la ristrettezza dei tempi e visto che la struttura edilizia più complessa da realizzare era il Planetario, furono richieste informazioni al Comune di Nus (Aosta) che pochi anni prima aveva realizzato il suo Planetario presso l’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta a Saint Barthelemy. La risposta superò le attese, in quanto, dal progettista di quell’opera, ingegnere Augusto Fosson, ci fu fornito l’intero il progetto, che, opportunamente adattato, fu inserito in quello del parco astronomico siciliano.
La qualità del progetto, dopo alcune iniziali titubanze, ha infine sollecitato le attenzioni della comunità scientifica astronomica nazionale e internazionale. In particolare, hanno manifestato formalmente interesse l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Action Team on Near-Earth Objects (ONU), il Near-Earth Object Program Office (JPL-NASA), l’Istituto di Astronomia e Astrofisica della Eberhard Karls-Universitat di Tübingen (Germania) e il Dipartimento di Matematica, Gruppo di Meccanica Spaziale dell’Università di Pisa.
Con il telescopio di monte Mufara, infatti, sarà possibile effettuare ricerche avanzate del tipo: osservazioni astrometriche e fotometriche di near-Earth objects, afterglow di gamma-ray e x-ray burst, osservazione di controparti ottiche di sorgenti di onde gravitazioni e di flussi di neutrini, scoperta e osservazioni di pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle vicine, monitoraggio fotometrico multispettrale di stelle variabili e di nuclei galattici attivi, osservazioni fotometriche degli asteroidi Troiani e della Fascia Principale, monitoraggio dei detriti spaziali.
Secondo l’astrofisico Giovanni Valsecchi “non ci sono attualmente nel continente europeo, e non ci saranno nel prevedibile futuro, telescopi con caratteristiche paragonabili a quelle dello strumento installato su Monte Mufara, che sarà adatto alla scoperta ed all'inseguimento di asteroidi pericolosi per la Terra”.
La Struttura Didattica è costituita da varie parti:

un planetario digitale con cupola di 10 metri di diametro, con una capienza di 70 posti;
una terrazza osservativa a copertura mobile con 12 strumenti di osservazione connessi a computer;
radiotelescopio, con parabola da 2,3 metri di diametro, completo di sistema di ricezione ed elaborazione dati e con copertura emisferica di protezione;
laboratorio solare: eliostato, set di spettroscopia;
laboratorio astronomico all’aperto, con orologi solari di vario tipo, Plinto di Tolomeo, Meridiana equatoriale, Cerchio di Ipparco, Rosa dei venti, Grandezze planetarie e stellari, parabole acustiche, Mappamondo monumentale con supporto ed asse di rotazione.

Il planetario

La visita all'interno del Planetario consiste nella proiezione a 360° dell'universo con animazione. Stelle, pianeti, comete ed altri corpi celesti come non li avete mai visti!

Il Planetario, macchina didattica per la riproduzione della volta celeste in ambiente artificiale, è da sempre lo strumento più affascinante per la divulgazione dell’astronomia.
A partire dall’anno 2000 sono infatti entrati nell’uso i planetari digitali. Essi si basano su tre elementi principali: una rete di computer, un software in grado di generare un’immagine realistica del cielo stellato e un sistema di proiezione.
I planetari digitali hanno consentito un’evoluzione epocale nel mondo dei planetari. Rispetto a un tradizionale sistema opto-meccanico, che rappresenta il cielo in due dimensioni così come lo si vede dalla Terra, un sistema digitale consente di muoversi in tre dimensioni nello spazio. Diventa quindi possibile, per esempio, simulare un avvicinamento a qualsiasi pianeta conosciuto, ripercorrere il viaggio degli astronauti sulla Luna o un viaggio tra le stelle della nostra Galassia; e, ancora, si può addirittura spostarsi tra le diverse galassie fino a vedere la struttura dell’universo a grande scala. Ciò è possibile perché, di fatto, un planetario digitale è un sistema di proiezione per certi versi simile a quello di un cinema, con la differenza che è full-dome (cioè che copre l’intera cupola semisferica della sala del planetario). Quindi il sistema permette di proiettare, oltre al cielo, qualsiasi altro tipo di contributo multimediale: immagini, animazioni, interi film con un incredibile effetto realistico e la percezione tridimensionale dei corpi celesti.
Il Centro Divulgativo del GAL Hassin è munito di un modernissimo planetario digitale di ultima generazione in full-dome, con cupola emisferica di 10 metri e capienza di 70 posti.
Si tratta di un tipo di planetario digitale con immagine a composizione di proiettori. L’intera cupola viene illuminata dall’insieme di 6 videoproiettori ad alta risoluzione che, posti radialmente alla cupola, compongono, attraverso un “mosaico”, l’immagine a 360° dell’intera volta celeste. Ciascuno dei proiettori è dotato di un particolare sistema ottico che ne adatta l’immagine alle esigenze secondo la posizione di proiezione ed è controllato da un potente sistema computerizzato che permette la gestione e il funzionamento del sistema.
Ne deriva un sistema di proiezione totalmente immersivo sulla cupola emisferica che contiene al suo interno il pubblico che vive la visione COME DENTRO la scena in un contorno che si sviluppa a 360 gradi per 180 gradi, ovvero in tutte le direzioni dell’ambiente in cui lo spettatore è coinvolto.

Pranzo presso il Ristorante Smeraldo - Isnello

Dopo pranzo passeggiata per la visita delle Chiese e partecipazione alla Sagra delle verdure tradizionali e antiche delle Madonne.
Ore 18:00 partenza per Palermo

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