mercoledì 15 marzo 2017

16 marzo - John Scofield "Country For Old Men" Live in Catania Teatro ABC


John Scofield, guitar
Sullivan Fortner, organ, piano
Vincente Archer, bass
Bill Stewart, drums

La vita spesso sa essere molto crudele. Nella sua lunga parabola artistica il chitarrista John Scofield, nato a Dayton (Ohio) nel dicembre del 1951, ha avuto numerose soddisfazioni di grande spessore, dalle esperienze come sideman nei gruppi di Charles Mingus, Miles Davis, Chet Baker, George Duke, Joe Henderson, Billy Cobham ed Herbie Hancock, per citare solo i più famosi, ai numerosissimi album come leader di grande successo a partire dal bellissimo Live del 1977 per la etichetta Enja. Eppure, anche in presenza di risultati artistici così importanti e prolungati nel tempo, un terribile evento come la morte improvvisa del figlio Evan, avvenuta a luglio del 2013, non poteva non lasciarlo in uno stato di grande prostrazione. Evan aveva solo 26 anni e se ne era andato per un maledetto sarcoma che lo aveva colpito due anni prima. Il vecchio detto che i genitori non dovrebbero mai avere la terribile sorte di vedere morire i propri figli, aveva avuto una ulteriore straziante testimonianza.

In questi casi la musica fortunatamente ha il potere di agire come unguento miracoloso. Music Is the Healing Force of the Universe, recitava il titolo di un album Impulse! di Albert Ayler del 1969. Siamo ben lieti di vedere che anche su Scofield questo effetto mirabolante si è manifestato in tutta evidenza. Dapprima il bravo chitarrista ha inciso un album in quartetto con Joe Lovano, rispolverando vecchie consuetudini, con eccellenti risultati: infatti con quell’album, uscito per la Impulse! nel 2015 con il titolo Past Present, il chitarrista si è portato a casa un bel Grammy. Immancabilmente era pieno di riferimenti alla scomparsa del figlio e segnava un po’ un ritorno di Scofield agli umori dei suoi dischi più jazzistici e raccolti.
Adesso, dopo non molti mesi, arriva questo ottimo Country for Old Men che molto coraggiosamente va a pescare la propria ispirazione, a livello compositivo, nella musica country. Un mondo vero e proprio, tipicamente americano, carico di interpreti e tradizioni, che fornisce a Scofield e ai suoi eccellenti compagni di strada, una materia grezza apparentemente molto semplice, ma proprio per questo facilmente plasmabile che consente al quartetto di volare via dalla banalità di situazioni stra-battute e stra-conosciute, per planare su assoli pieni di bollenti spiriti e per sperimentare manipolazioni timbriche e strutturali che vanno francamente al di la dell’immaginabile, se si pensa a quello che era il materiale di partenza. Sarà una coincidenza di poco conto, sarà un segno del destino, ma l’etichetta di questo album è la rediviva Impulse! Dopo averlo ascoltato abbiamo una conferma assoluta: Music IS the Healing Force of the Universe.

In questi dodici brani c’è una certa dolcezza di fondo che si accompagna magicamente ad un senso di nostalgia, di ricordo, di voglia di andare avanti senza dimenticare il passato, che segna inderogabilmente questo album, spostando un po’ John Scofield dalle parti di Bill Frisell, ma senza mai invadere un campo che è decisamente ben lontano. Tutto questo non avviene mai come indebolimento della esperienza musicale: in questo inedito contesto John Scofield è grintoso come non mai, capace di volare sulle variazioni armoniche degli arrangiamenti che si cibano di materiale apparentemente semplice ma che sono in grado di fornire gli spunti giusti per rendere memorabili le scorribande di Scofield e compagni. La musica si riappropria di una piena strutturazione jazzistica, secondo la tradizione che ha spesso visto canzoni provenienti da tutt’altro contesto essere reinterpretate dai jazzisti in maniera originale, innovativa, sorprendente ed efficace.

Sentite come spingono un po’ dappertutto ma in particolare in “MamaTried” (scritta da Merle Haggard). Tostissimi. Con un tappeto del genere sotto ai piedi, volare in alto diventa facile anche per i bipedi umani. Anche “I’m So Lonesome I Could Cry” (generalmente associata ad un eroe della Country Music come Hank Williams, che ne è anche autore) sin dall’avvio deborda dalla struttura e dal mood generalmente associati a questo standard per arrivare a toccare vette di pura energia che ricordano i fuochi artificiali del Tony Williams Lifetime. Prima di eseguirla durante uno show televisivo, Elvis Presley l’aveva definita come la canzone più triste che aveva mai ascoltato. In questa versione si ribalta il tavolo e Scofield, ben spalleggiato dai suoi compari, salta sulle barricate senza alcuna remora. Il brano finale è un breve saluto sul tema di “I’m an Old Cowhand.” Ricordate la versione straripante che ne aveva fatto Sonny Rollins, per aprire nel 1957 il meraviglioso e sorprendente album Way Out West? Qui la canzone, scritta da Johnny Mercer, viene presa da Scofield in perfetta solitudine con un piccolo ukulele. Immaginate il resto.


Posto Unico numerato € 33,00 inclusi diritti prevendita
presso Box Office - www.ctbox.it e on line su www.boxol.it
tel, 095.7225340

Nessun commento:

Posta un commento

ciao. lascia il tuo commento, sarà pubblicato al più presto. grazie