venerdì 16 giugno 2017

18 giugno 2017 - Calascibetta - Villaggio Bizantino Canalotto · Organizzato da Accademia Nazionale della Politica via Michele Miraglia, 90139 Palermo

L'immagine può contenere: spazio all'aperto e cibo
Domenica 18 giugno 2017

CALASCIBETTA - VILLAGGIO BIZANTINO CANALOTTO
Visita della cittadina medievale, della Chiesa Madre e del villaggio bizantino
“Canalotto” (un insediamento rupestre d'epoca tardo romana - bizantina)
Visita dell’azienda casearia “Di Venti” per assistere alla produzione
del Piacentinu ennese, Presidio Slow Food

Appuntamento: domenica 18 giugno, ore 07: 45 Piazzale Giotto (capolinea autobus)
Partenza: ore 08:00 (Pullman GT PRESTIA E COMANDE’)
Colazione: cornetti, the, caffè, acqua
Pranzo a Calascibetta

Calascibetta
Calascibetta (Calataxibetta anticamente) comune della provincia di Enna, si eleva sul monte XIbet, ai confini del Val di Noto.
La posizione geografica è stata da sempre un punto di forza della cittadina e dei suoi abitanti; infatti è pressoché equidistante dai tre mari che bagnano l’isola.
Calascibetta offre una storia unica nel suo genere, diversificata dal proprio ambito territoriale.
Il nucleo storico mantiene il suo impianto medievale e vanta origini normanne legate a Ruggero d’Hauteville (Altavilla), dal quale ricevette un primo grande apporto allo sviluppo urbano.
Fra siti sino a ieri dimenticati e leggi speciali, la città ebbe nel passato un ruolo eccezionale e completamente diverso da quello odierno. In particolare una legge, speciale nel suo genere, fece sì che si avvalesse di privilegi e franchigie riservate a lei ed a poche altre città della Sicilia, il cosiddetto diritto della “Legazia Apostolica” o “Monarchia Sicula”. Questo diritto regio, in Sicilia, era applicabile solo alle città demaniali e fu ritenuto “la gemma più preziosa dei re di Sicilia”, grazie al quale i sovrani dell’isola dall’XI sec. al 1929 diedero vita al loro sistema di Governo Ecclesiastico, che prese il nome di “Monarchia Sicula”; da ciò Calascibetta trasse notevoli vantaggi, fino ad ottenere il 24°posto nel Parlamento Siciliano.
La Sicilia vanta il più antico Parlamento d’Europa; di conseguenza la nostra cittadina si trovò contemporaneamente ad avere rapporti costanti e privilegiati con il potere regio.
La città, inoltre, era conosciuta come una delle 57 comunità ebraiche di Sicilia. Gli ebrei vi abitarono già dal XIV secolo, in una giudecca, allora esterna al centro abitato, ed erano dediti ai commerci, all’usura e all’artigianato. La loro presenza, senza dubbio, costituiva una sorta di indicatore del tenore di vita cittadino.
I primi ritrovamenti archeologici documentati della Sicilia riguardano il territorio di Calascibetta e risalgono al novembre del 1456, quando Antonio Raffo Spatafora, Presidente del Regno, incaricò un ufficiale per eseguire scavi “…appressu la porta di la parti versu Castrogiovanni…”.
Il suo notevole patrimonio archeologico, artistico e storico è noto a pochi, i relativi reperti sono frammentati in diversi musei siciliani, sicuramente apprezzati ma attualmente non valorizzati. Torre campanaria S. Pietro
La presenza dell’uomo in questo territorio è stata documentata dall’età del rame: ne sono una testimonianza i reperti ospitati nei musei delle Sopraintendenze ai BB.CC.AA. di Enna e di Siracusa.
L’attuale centro urbano mostra segni ancora tangibili e ben conservati, come il tessuto urbano ingrottato risalente all’età troglodita e piccole tracce di quello bizantino.
Nell’851 nasce il quartiere arabo, di modeste dimensioni ed arroccato sulla sommità del monte Xibet.
Il nome Calatxibet deriva dall’arabo: il prefisso “Càlat” significa rocca fortificata dalla natura, seguito dal nome del monte Xibet, da cui è derivato nel tempo il nome “Calascibetta”.
Nella storia più recente, a partire dall’XI secolo, cacciati gli arabi dalla rocca, vi si insiediarono i normanni con il Conte Ruggero d’Altavilla, figlio di Tancredi, che scelse Calascibetta per il trentennale assedio della roccaforte di Enna. Oggi ne costituisce testimonianza la Torre Normanna, anche conosciuta come Torre campanaria di S. Pietro.
Ai normanni seguirono gli aragonesi con re Pietro II d’Aragona, il quale edificò, nel 1340, la Regia Cappella Palatina, la seconda della Sicilia, dotandola d’ulteriori feudi.
Alla città rupestre si è successivamente sovrapposta quella costruita, nascondendone alla vista la prima: sono, infatti, numerose le grotte e caverne, a volte comunicanti fra loro, scavate nella roccia, dimore di una civiltà troglodita. Queste tracce di antichi insediamenti stratificati, d’indubbio valore, evidenziano un singolare tessuto urbanistico.
Calascibetta, in quanto città libera, ebbe fino al 1818 il comando e l’autorità su sette paesi: Valguarnera, Villarosa, Villapriolo, S. Caterina Villarmosa, Caltanissetta e San Cataldo.
È durante la dominazione spagnola che fiorirono nuove chiese e monasteri vari, di notevoli valenze architettoniche e culturali.
L'unicità di questa città si riscontra anche nel suo antico sistema viario esterno, in parte ancora oggi conservato. Erano dodici le regie “trazzere” (il termine “trazzera” significa strada diritta) che partivano da Calascibetta; quelle antiche vie, larghe 36 m. nelle dimensioni minime, avevano origine dalla città e si distribuivano a raggiera, collegandola soprattutto con i tre mari che bagnano la Sicilia.Monte Altesina
La regia trazzera Calascibetta - Palagonia, ad esempio, passa a soli 7.5 Km dall'antica città di Morgantina, nel comune di Aidone, con la quale era collegata e ricalca l'antica strada greca Siracusa Thermai (Termini Imerese).
La Calascibetta-Licata congiungeva, invece, la città xibetana con il porto del Mediterraneo, considerato dagli spagnoli il “caricatore”, dove erano imbarcate le merci provenienti dal centro della Sicilia. Bisogna, infatti, tenere in considerazione che in quell'epoca i principali commerci prosperavano via mare e lungo le coste dell'isola. Tali strade sono un esempio dell'antica viabilità che i normanni riorganizzarono, dopo la dominazione araba.
Percorrendo pochi chilometri fuori del centro urbano di Calascibetta, s'incontrano diverse aree archeologiche, recentemente valorizzate, recuperate e fornite di parchi naturali.
Le colline e le valli del suo territorio, in qualche caso ancora selvagge, oltre a nascondere sorgenti d'acqua fresca presentano ruderi di miniere di zolfo, di mulini ad acqua, lavatoi e bevai realizzati, nei secoli passati, con gran maestria dagli scalpellini locali, utilizzando la caratteristica pietra locale denominata di “cutu” (arenaria compatta).

Chiesa Madre (detta di San Pietro e Santa Maria Maggiore)
La Regia Cappella Palatina, nonché la Chiesa Madre di Calascibetta, dedicata a Santa Maria Maggiore, venne costruita sopra i ruderi del castello Marco ad opera del re Pietro II d’Aragona, ultimata nell’anno 1340. Subito dopo, nel 1342, fu nominata dallo stesso re Regia Cappella Palatina. La chiesa ha le caratteristiche dell’architettura religiosa urbana delle grandi cattedrali di Sicilia, la cui pianta si sviluppa a forma basilicale. Oggi, dopo diversi rimaneggiamenti, si presenta a tre navate e può essere considerata tra le maggiori espressioni dell’arte catalana in provincia di Enna.Sulle basi della navata sinistra, su cui si slanciano allineate le colonne, si osservano felini alati accovacciati come delle sfingi egizie e bassorilievi che presentano forme allegoriche. Sulle basi della navata destra, in basso, è presente un motivo a zampe di uccello rapace, il grifone, caratteristica che si ripete in tutte le basi della stessa navata. La costruzione sorge sopra i ruderi di un castello, i cui scavi sono stati lasciati aperti e si trovano inglobati nell’area del pavimento della chiesa e delle sacrestie adiacenti. Il castello che gli antichi storici denominavano Marco era posto sulla sommità del colle che guardava ad Aquilone (Nord). Quello di Calascibetta fu uno dei primi castelli di vetta della Sicilia, che conteneva al suo interno anche una chiesa rupestre paleocristiana, parzialmente visibile, ancor oggi, attraverso un vetro posto sul pavimento dell’attuale chiesa. I muri perimetrali presentano alcune feritoie, che servivano per la difesa della fortificazione. Nell’insieme, queste due costruzioni, comprese l’una nell’altra, ostentano la prima l’architettura fortificata chiaramente difensiva, mentre la seconda l’architettura del tardo gotico siciliano.La maestosità del tempio catalano con i suoi colonnati ad ogiva ma soprattutto con i suoi bellissimi bassorilievi riportati nelle facciate delle basi delle colonne, sono le testimonianze tangibili della storia civile e militare di questa terra. La costruzione del castello risalirebbe alla dominazione araba: gli arabi infatti si arroccarono in cima al monte Xibet, al quale nome aggiunsero il prefisso “Qal’a”, che indica un castello o un centro abitato impervio, quindi fortificato dalla natura, quale è la città di Calascibetta.La volontà di dare un nuovo impulso al castello scaturì dalla necessità di alloggiare quella parte di cavalleria che Ruggero il normanno tenne di stanza a Calascibetta, ed essendo la fortezza del castello troppo piccola per ospitare trecento cavalieri, si rese necessario creare una nuova area per ospitare tutti gli armati. Così si completò nel 1062 sulla sommità del monte Xibet la cittadella militare del Conte Ruggero.I fatti e i luoghi conosciuti oggi dimostrano che i ruderi del castello Marco furono prima demoliti in parte e successivamente nel 1340 nascosti dall’attuale costruzione della chiesa Madre- Durante la famosa rivoluzione dei Vespri Siciliani, la città di Calascibetta, rimanendo città demaniale, dipendeva direttamente dalla corona dell’isola. Dall’influenza spagnola però ricevette usi, tradizioni ed arte principalmente nel campo religioso di cui ancora oggi resistono alcuni retaggi. È opportuno ricordare che la città di Calascibetta, pur trovandosi in provincia di Enna, non appartiene alla diocesi di Piazza Armerina, bensì di Caltanissetta (1

Area Archeologica Canalotto
È un insediamento rupestre d'epoca tardo romana - bizantina. Nell'anno 535 iniziava in Sicilia l'occupazione bizantina con il generale Belisario; le sue conquiste si spinsero anche nel centro dell'Isola, modificando così usi e costumi della popolazione locale. I conquistatori bizantini portarono nell'isola il loro patrimonio formale ed iconografico del cristianesimo primitivo. Durante la dominazione bizantina, la popolazione dell'attuale Calascibetta viveva in piccoli villaggi, nelle campagne distanti solo pochi chilometri dall'attuale centro abitato. In seguito alla conquista araba, le popolazioni delle campagne si trasferirono gradualmente sulla parte più alta di Calascibetta dove troviamo il primo nucleo arabo caratterizzato da stradine strette e tortuose, come le Vie Balata e S. Agata, occupando le dimore rupestri dei primi abitatori trogloditi. La regia trazzera Calascibetta - Alimena costituisce la naturale prosecuzione in direzione nord della regia trazzera Calascibetta - Palagonia, mentre l'intero tracciato si chiamava Siracusa Thermai, l'antica arteria passando da Calascibetta che conduceva appunto all'odierna Termini Imerese. Ancora una volta anche questo antichissimo tacciato rivela un passato storico ricco di testimonianze legate ai primi secoli della cristianità. A circa mezzo chilometro da questa importante arteria in contrada Canalotto ed a soli cinque minuti di macchina dal centro abitato di Calascibetta troviamo un intero villaggio rupestre sviluppatosi in epoca bizantina. La comunità poteva contare su ambienti rupestri per gli usi civili e religiosi. Gli abitanti si erano organizzati per vivere con una certa autonomia; essi avevano trovato il modo di raccogliere le acque dilavanti sulle rocce tramite delle incisioni che alle volte diventano piccoli canaloni i quali convogliano le acque meteoriche in recipienti scavati nella roccia, che a loro volta venivano suddivise in piccole vasche di utilizzo pratico. Il villaggio comprende due chiese rupestri a due piani ed una trentina di grotte anche a diversi piani, utilizzate come abitazioni, sia successivamente che recentemente, adibite a ricovero per animali. Sopra la porta di una di queste grotte si distingue chiaramente una croce incisa sulla roccia a testimonianza della loro fede cristiana. Sulle pareti si notano le piccole bacheche scavate nella roccia, che servivano per la deposizione delle urne e vasi cinerari, poiché il culto dei morti seguiva ancora il rituale dell'impero romano: i defunti venivano cremati e le ceneri raccolte in vasi. Il villaggio poteva contare anche sul supporto idrico del torrente che scorre alla base, che si riversa nel fiume Morello che scorre a circa sette chilometri di distanza. Nelle civiltà antiche le comunità si insediavano molto spesso in luoghi forniti di risorse idriche.

Azienda casearia “Di Venti
Il nostro Caseificio nasce da un progetto ambizioso che abbiamo portato avanti negli ultimi 10 anni di attività, ma tutto iniziò oltre 80 anni fa quando nostro padre Vincenzo per mantenere la famiglia portava al pascolo le pecore dei signorotti locali e tornava a casa con i doni della terra, raccolti nella campagna mentre vigilava sulle greggi. Nati da questa terra di Calascibetta, borgo medievale dell’entroterra siculo, noi figli ereditiamo l’amore per la campagna e per il territorio, anche se lo esprimiamo in modo diverso, Salvatore con l’allevamento dei bovini, Giuseppe specializzandosi in ortaggi, grano e manutenzione dei macchinari, Antonio nella macellazione ed io, Pietro, nell’allevamento delle pecore. Oggi gestisco insieme a tutta la famiglia la nostra azienda “Caseari DiVenti”, sita in contrada Tresauro, dove alleviamo le pecore della razza Comisana, che pascolano libere nei nostri poderi nutrendosi dei foraggi spontanei e seminati. Coltiviamo anche lo zafferano nella misura sufficiente alla produzione del nostro fiore all’occhiello, il “Piacentinu Ennese” formaggio pecorino dal colore giallo intenso. Facciamo parte del consorzio per la tutela del Piacentinu ennese fin dalla sua costituzione produciamo oltre 300 forme l’anno; produciamo anche formaggio pecorino di vari tipi che noi stessi stagioniamo da poche settimane a molti mesi. Seguiamo ancora i metodi tradizionali per la preparazione dei nostri formaggi, pur dedicando molta attenzione a tutti i processi e le norme igieniche per la produzione e la lavorazione a pasta cruda, che ha valso al Piacentinu Ennese di essere annoverato tra i presidi Slow Food.



Ore 17:30 partenza per Palermo

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