giovedì 1 giugno 2017

Domenica 4 giugno, dalle 10 alle 13, il professore Domenico Ortolano, Presidente dell'Associazione Culturale Castello di Maredolce, da anni in prima linea per il rilanco del castello e delle adiacenze, guiderà la città tra le mura del castello, da poco liberato dalle ultime abitazioni abusive e in attesa di restauro, e ci racconterà la sua esperienza nel recupero di questo meraviglioso tesoro della città. dalle ore 10:00 alle ore 13:00 Castello di Maredolce in via Gafar

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Domenica 4 giugno, dalle 10 alle 13, il professore Domenico Ortolano, Presidente dell'Associazione Culturale Castello di Maredolce, da anni in prima linea per il rilanco del castello e delle adiacenze, guiderà la città tra le mura del castello, da poco liberato dalle ultime abitazioni abusive e in attesa di restauro, e ci racconterà la sua esperienza nel recupero di questo meraviglioso tesoro della città.

È tempo di dimostrare gratitudine e sostegno a gente che, come il Prof. Domenico Ortolano, ha lottato per anni per non lasciare che pezzi della nostra storia si perdessero nel buio dell'indifferenza.

Sulla storia del Castello:
Il palazzo della Fawarah, conosciuto anche come castello di Maredolce, deriva il suo nome dal termine arabo" sorgente d'acqua", in riferimento alla fonte di San Ciro che sgorgava dalle falde del monte grifone. Abd al-Rahman, poeta arabo-trapanese membro della corte normanna di Ruggero II, fa riferimento al "duplice lago", perché dal palazzo si godeva sia della vista del mare Tirreno che di quella del " piccolo mare", la peschiera creata intorno al palazzo grazie alle acque dolci della Fawarah . La costruzione si trovava infatti immersa in un rigoglioso giardino immerso in una grande peschiera (un "maredolce)" progettata dai sapienti architetti islamici.
Nel corso dei secoli l'edificio è passato sotto diverse proprietà, dalla potente famiglia dei Bologna, cui appartenne fino alla fine del XVI secolo, che vi impiantò un’azienda agricola, al duca di Castelluccio Francesco Agraz, che vi mantenne la stessa funzione, fin quando tra il 1777 e il 1778 fu ridotto a caseggiato agricolo opportunamente adattato a tale scopo dall’architetto Emanuele Cardona. Negli anni successivi l’edificio cadde in abbandono, le sue strutture andarono in rovina e tutto il complesso cadde nell’oblio al punto che fu utilizzato come ricovero di animali meritandosi l’appellativo di “Castellaccio”. A partire dagli anni 50 il cortile del Palazzo è stato selvaggiamente occupato da abitazioni, stalle e costruzioni. Nel 1992 la Regione Siciliana ha acquisito per esproprio l'edificio e la Soprintendenza ai BB.CC. e AA. di Palermo, dal 2007, ha condotto un esteso e impegnativo restauro del castello nel tentativo di eliminare le superfetazioni che nel tempo avevano cambiato la fisionomia del manufatto, avviando un programma di recupero dell’intera area così da poter essere restituita alla pubblica fruizione.
Poco o quasi nulla rimane però del grande lago, ormai prosciugato da tempo e sostituito da un agrumeto, anche se da sempre si parla di un suo possibile affascinante un recupero. A dispetto dei restauri curati dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, ancora nel 2016 alcuni locali adiacenti al Castello risultano occupati e abitati abusivamente, impedendo la corretta fruizione del bene.

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