giovedì 29 giugno 2017

Il Canyon siciliano: le Gole di Tiberio tra leggende, sport e attività

Incastonate nel fondo di una valle boscosa e silenziosa, le Gole di Tiberio sono uno degli angoli più belli e nascosti del Parco delle Madonie. Chiamate anche “U’ Miricu”, per via di una leggenda legata alla capacità di questo punto di inghiottire tutto quello che si trova nel letto del fiume e trasportarlo a mare, le gole sono il frutto del lavorio millenario delle acque del Fiume Pollina, che ha scavato uno spettacolare canyon.

Il contesto naturale è eccezionale: non c’è traccia dell’uomo in questa valle, fatta eccezione per le Case Marcatagliastro, arroccate a mezzacosta sulla sinistra idrografica del fiume e ormai ben inserite nella lussureggiante vegetazione, qui composta da essenze tipiche della macchia mediterranea come il leccio, l’olivastro, il lentisco, l’euforbia, il mirto, l’origano.

Il letto del fiume è costellato da una miriade di oleandri selvatici ed è dominato dalla presenza di blocchi calcarei lisciviati dal lavorio dell’acqua con i suoi sedimenti.

A monte, l’ingresso alle gole è caratterizzato da spettacolari pareti subverticali di calcari grigiastri. Qui un occhio attento potrà notare la presenza di numerosi fossili calcificati nella roccia; si tratta di rudiste, antichi molluschi che vivevano in piattaforme carbonatiche sottomarine simili alle attuali barriere coralline.

Queste rocce infatti sono depositi carbonatici di scogliere bio-costruite, che dovevano essere presenti nell’attuale basso Tirreno circa 150-200 milioni di anni fa e che successivamente sono state fratturate, sollevate e spostate nell’attuale posizione da movimenti tettonici più recenti.

Superati i primi contrafforti rocciosi, il fiume, che qui assume un colore verde smeraldo fuori dal comune, si insinua nella roccia per circa 300 metri di lunghezza, bordato da pareti verticali alte fino a 50 metri. In questo ambiente incontaminato, dominato dallo scorrere placido delle acque, le pareti di calcare si chiudono verso l’alto quasi a toccarsi; nel punto più stretto, un gigantesco masso incagliato fa da ponte tra le altissime sponde.

È il cosiddetto “masso dei briganti”, un passaggio naturale utilizzato, secondo la tradizione, da ladroni che abitavano le grotte della valle e che qui avrebbero nascosto un leggendario tesoro. Spelonche e cavità si aprono dunque tra le alte pareti, dando rifugio a centinaia di specie diverse di uccelli tra cui l’Aquila reale.

Superato questo passaggio, il fiume si apre in un luminoso ed ampio bacino dove è presente anche una spiaggetta. Sono le “piccole Gole”, l’accesso probabilmente più frequentato ma non meno d'effetto. Qui è possibile praticare il naturismo e ammirare un’opera post-concettuale dell’artista americano Robert Pruitt realizzata nel 2005.

Le gole sono da anni meta di un turismo sostenibile, costituito da visitatori, studiosi di scienze naturali e amanti degli sport fluviali. Il fiume infatti è navigabile nei mesi primaverili ed estivi, quando è anche possibile fare il bagno. Una valida alternativa alle spiagge affollate e assolate.

Come arrivare: dalla A20 Palermo-Messina, uscire a Castelbuono-Pollina e proseguire lungo la SS113 in direzione Messina. A circa 2km da Finale di Pollina, seguire la SP52 per San Mauro Castelverde. Al bivio Borrello imboccare la SP60 per Gangi e dopo circa 1 km svoltare a destra su una carrozzabile che porta ad un piccolo borgo. Al primo bivio proseguire a piedi sulla sinistra, raggiungendo il sentiero che, attraverso 400 scalini, conduce nel greto del Fiume Pollina, quasi all’imbocco del canyon. Nei pressi delle Gole vi è un’area attrezzata ed un’altra dedicata al naturismo.

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