lunedì 12 giugno 2017

LIBRI: La spada e la Croce, fra Bernardo da Corleone di Dino Paternostro - AdArte


CORLEONE - Un giorno s' innamorò dell' arte della scherma e in breve tempo diventò «la prima spada di Sicilia». Stava sempre dalla parte dei deboli, difendeva gli ultimi dalle angherie dei potenti. Con il fioretto era imbattibile, da ogni contrada dell' isola venivano conti e baroni e marchesi per conoscerlo e sfidarlo a duello nella sua Corleone dove allora era accampata una guarnigione spagnola. Poi tolse quasi la vita a un uomo e decise di fare penitenza. Entrò in convento, si fece monaco. E le sue gesta furono presto leggenda. In suo onore chiamarono Bernardo anche l' inafferrabile boss, quel misterioso Provenzano famoso ormai in tutto il mondo. Dopo quattro secoli di attesa e di speranza, Fra' Bernardo lo hanno fatto santo. C' è un paese che è in delirio qui in Sicilia, è festa grande per il monaco innalzato sull' altare della basilica di San Pietro. E' la febbre per Fra' Bernardo che ha contagiato tutta Corleone. Non c' è famiglia che non offra qualcosa per una cerimonia, tutti che prenotano navi e voli charter da Palermo, più di 5 mila fedeli in partenza su treni speciali, tutti a Roma il 10 giugno per «vedere» da vicino il loro nuovo santo. «C' è anche un comitato che sta preparando al meglio l' evento», dice l' arciprete don Vincenzo. «E' un altro momento magico per Corleone e la sua identità positiva», racconta il sindaco Giuseppe Cipriani. Tutti eccitati, tutti euforici per il frate spadaccino. Il presidente Francesco Musotto ha già annunciato che proporrà alla sua amministrazione San Bernardo come protettore della Provincia di Palermo. Sì, perché un patrono Corleone già ce l' ha ed è San Leoluca. Devotissimi i paesani, come anche il famigerato Bagarella cognato di Totò Riina battezzato proprio con quel nome. Guerra di santi a Corleone? Chissà. Di certo c' è che un altro Bernardo fa parlare di sé e fa parlare di questo paese che è luogo simbolo della Sicilia da almeno mezzo secolo, luogo evocativo, terra estrema dove più che altrove c' è il confine tra il bene e il male. Proprio qui la chiesa cattolica sta per proclamare il primo santo della diocesi, che è quella di Monreale, una delle più estese per territorio e una delle più ricche come patrimonio. Si aspettava questo momento da più di duecento anni, esattamente dal 1768 quando Fra' Bernardo divenne «beato». La storia dello straordinario monaco cappuccino è raccontata in un bellissimo libro di Dino Paternostro, giornalista e storico di vicende corleonesi. Nelle cento pagine de "La spada e la croce" è ricostruita la vita avventurosa di Filippo Latino, nato il 6 febbraio 1605 naturalmente a Corleone. «E' lui l' uomo che poi si farà frate, quello che imparò a tirare di spada dai soldati di Filippo IVº di Spagna...un uomo fiero, sempre pronto a mettere la sua spada al servizio degli oppressi», spiega Paternostro descrivendo quella Corleone del '600 popolata da quasi il doppio degli abitanti di oggi (che sono più di 10 mila), città «demaniale» che si amministrava per conto della Corona. E lì diventò famoso Filippo Latino, tra le genti di Sicilia. Si appostava fuori da una delle otto porte di Corleone al tramonto, quando dalle campagne tornavano i contadini che venivano derubati dalla sbirraglia spagnola. E li metteva in fuga, i ladroni. Si nascondeva di notte tra i braccianti che avevano come letto i gradini della Madrice, li proteggeva così da altri briganti. E poi raccolse intorno a sé un pugno di galantuomini, insieme fondarono una sorta di «lega degli onesti» che combatteva contro tutti i soprusi dei signorotti. Fu un eroe quel Filippo Latino nella Corleone Far West di quattro secoli fa. Eroe che ammiravano e temevano. O che volevano sfidare a tutti i costi a duello. Come quel Cavaliere Beviaceto che ne uscì sconfitto e poi - perso l' onore - mandò un sicario in paese per farlo fuori. O come il palermitano Vito Canino, anche lui abile spadaccino che restò senza più il braccio destro dopo averlo incontrato. «Fu così che Filippo decise di farsi frate e vivere in solitudine», scrive Dino Paternostro nel suo libro. Il noviziato a Caltanissetta, poi nasce il Fra' Bernardo che è morto a Palermo nel 1667 ed è diventato santo quattrocento anni dopo. Secondo alcuni esperti sarebbe stata la vita di Filippo Latino ad ispirare Fra' Cristoforo al Manzoni ne "I promessi sposi". Sicuramente tutti i corleonesi che furono chiamati nei secoli successivi Bernardo lo devono a lui. Come quel Provenzano che nessuno ha mai più visto da un giorno d' estate del 1963.

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