sabato 10 ottobre 2026
Behind a jump di Pietro Pitarresi
domenica 20 luglio 2025
Il digiuno intermittente e la prevenzione del diabete: la mia esperienza
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| aprile 2023 |
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| luglio 2025 |
Ciao a tutti, sono Giorgio Federico Pitarresi, un pensionato di 68 anni, e oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e che sto sperimentando in prima persona con ottimi risultati: il digiuno intermittente. Da circa sette mesi, ho introdotto questa pratica nella mia routine quotidiana e ho notato dei vantaggi significativi nella diminuzione della mia glicemia e nella regolazione dell'ipertensione, nonchè una drastica diminuzione del peso corporeo (circa 10kg).
Permettetemi di spiegarvi meglio, non perchè sono un medico ma per esperienza personale.
Che cos'è il digiuno intermittente?
Il digiuno intermittente non è una dieta nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un approccio alimentare che alterna periodi di assunzione di cibo a periodi di digiuno. Si basa sull'idea di seguire il naturale ritmo circadiano del nostro corpo, quel ciclo di 24 ore che regola il nostro sistema endocrino, il sistema nervoso autonomo e il metabolismo dei nutrienti. In pratica, si tratta di dare al nostro corpo delle pause dall'assunzione costante di cibo, permettendogli di "riposare" e ripristinare alcune funzioni.
Nel mio caso specifico 8 di alimentazione /16 di digiuno:
alle 06:00 colazione con fette biscottate, latte e integratore proteico e circa 2lt di acqua;
alle 14:00 pranzo con pasta (50gr.), verdure, e alterno (tofu, bietola, pesce, uova, carne), frutta e 2lt di acqua;
alle 18:00 tisane o latte o acqua.
Chiaramente ho intensificato l'attività fisica, alternando tre sedute in sala pesi con tre sedute di
cammino di almeno 12 kg
Digiuno intermittente: la scienza dietro la pratica
Studi su animali da laboratorio hanno dimostrato l'efficacia del digiuno intermittente nella prevenzione e nel trattamento di patologie metaboliche, in particolare quelle cardiometaboliche. Si parla di riduzione della pressione arteriosa, miglioramento dell'insulino-resistenza, diminuzione del tessuto adiposo e prevenzione del diabete di tipo 2, ictus e malattie cardiache. Anche negli esseri umani sani, sembra che il digiuno intermittente possa essere efficace nella prevenzione di queste condizioni.
Ma come agisce esattamente? Il segreto sta nella fisiologia della digestione e della secrezione di insulina. Quando mangiamo, soprattutto carboidrati come zuccheri raffinati e cereali (pensiamo alle farine bianche o al riso), questi vengono scomposti in glucosio. Il glucosio entra nel nostro sangue ed è utilizzato dalle cellule per produrre energia. Se però non lo utilizziamo tutto, il nostro corpo lo immagazzina, trasformandolo in grasso nel tessuto adiposo.
L'insulina, un ormone prodotto dal pancreas, è il protagonista di questo processo. Viene rilasciata dopo i pasti per permettere al glucosio di entrare nelle cellule. Tra un pasto e l'altro, i livelli di insulina diminuiscono, consentendo alle cellule adipose di rilasciare lo zucchero immagazzinato, che viene poi utilizzato come energia.
Lo scopo del digiuno intermittente è proprio questo: permettere ai livelli di insulina di scendere sufficientemente e per un tempo abbastanza lungo da consentire al corpo di bruciare i grassi accumulati.
La mia esperienza personale e i risultati preliminari
Come accennavo, da sette mesi ho iniziato a praticare il digiuno intermittente, e posso dirvi che i risultati mi stanno davvero entusiasmando. Ho notato una sensibile diminuzione dei miei livelli di glicemia, un aspetto fondamentale per chi, come me, vuole tenere sotto controllo il rischio di diabete. Inoltre, ho riscontrato una migliore regolazione della mia ipertensione, un altro beneficio non da poco per la salute cardiovascolare.
Certo, è importante sottolineare che la ricerca è ancora in corso. Uno studio pilota pubblicato sulla rivista Cell Metabolism suggerisce che il digiuno intermittente, supportando il nostro ritmo circadiano, potrebbe essere una strategia efficace nel trattamento della sindrome metabolica e, di conseguenza, nel ridurre il rischio di diabete mellito di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari associate. Questi risultati sono incoraggianti, ma è chiaro che ci sono ancora diversi aspetti da approfondire, come gli effetti a lungo termine, l'aderenza a questo modello alimentare e la sua efficacia su vasta scala.
Per quanto mi riguarda, la mia esperienza è positiva e mi spinge a continuare su questa strada. Naturalmente, è sempre fondamentale consultare il proprio medico prima di apportare cambiamenti significativi alla propria alimentazione, specialmente se si hanno condizioni di salute preesistenti.
Giorgio Federico Pitarresi
domenica 15 giugno 2025
325 Volte Grazie: Un Gesto per gli Altri, un Beneficio per Sé Stessi
325 Volte Grazie: Un Gesto per gli Altri, un Beneficio per Sé Stessi
In occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, sono felice di condividere un traguardo che per me ha un valore inestimabile. Lo scorso 7 giugno 2025 ho effettuato con orgoglio la mia 325ª donazione di sangue.
Un percorso lungo una vita, spinto dalla consapevolezza che donare il sangue è uno dei gesti di solidarietà più potenti che esistano. Garantisce scorte preziose per le emergenze, per complessi interventi chirurgici e per pazienti con patologie come la talassemia.
La donazione ha un valore sociale ed etico immenso, e il fatto che in Italia sia volontaria, anonima e non remunerata è un vanto del nostro sistema.
Ma c'è di più. Donare non è solo un atto di generosità verso chi riceve; è anche un'incredibile opportunità per prendersi cura della propria salute. Ogni donatore regolare viene sottoposto a controlli periodici che monitorano valori fondamentali come emoglobina, colesterolo, pressione e la presenza di malattie infettive. Un check-up costante che ci aiuta a tenere sotto controllo il nostro benessere e il rischio cardiovascolare.
La ricerca scientifica sta inoltre esplorando ulteriori benefici. Studi recenti, ipotizzano che donare con regolarità possa contribuire a ridurre la viscosità del sangue, bilanciare i livelli di ferro e persino, secondo alcune ipotesi da confermare, ridurre il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori.
Il mio pensiero va a tutti i donatori, in particolare a quelli "assidui" che da anni, come me, portano avanti questo impegno. Il mio appello, però, è rivolto soprattutto ai più giovani: c'è un bisogno costante di nuove leve. La capacità di sopperire alle esigenze del Paese aumenterebbe molto se chi oggi dona una volta all'anno, lo facesse due volte.
Un piccolo gesto dal valore incalcolabile. Per gli altri e per noi stessi.
Giorgio Federico Pitarresi
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