giovedì 24 dicembre 2015

Alia, fra arte mito e antichità

Alia, fra arte mito e antichità Grotte della Gurfa Alia
Non capita spesso che la storia, il mito e la vita quotidiana, quella del secolo corrente, si mischino in un continuum antropologico che, tutt’oggi, è possibile scoprire e conoscere con i propri occhi, arricchita recentemente di un’ulteriore opera realizzata dalla mano di Croce Taravella, artista siciliano rinomato, tra l’altro, per le sue installazioni paesaggistiche.
Per fare ciò vi porteremo a pochi chilometri (ottanta circa) dal capoluogo siciliano. Siamo ad Alia, piccolo paese che sorge sul versante occidentale delle Madonie, proprio nell’incrocio ideale di tre delle valli più conosciute dell’isola: Valle del Torto, Imera e Platani Tumarrano.
Il luogo in provincia di Palermo si può raggiungere in macchina o anche in treno fino alla stazione di Roccapalumba - Alia e poi ancora pochi minuti in macchina.    

Alia e Grotte della Gurfa, storia e origini

L’antico nome del paese era Laila e venne fondato nei primi anni del ‘600 da Pietro Celestri, marchese di Santa Croce; prima di allora, così come vuole la storia, numerosi popoli erano passati da lì, dai Greci ai Fenici, dai Sicani ai Berberi, e pure una stirpe rimasta ignota della quale, però, rimane una testimonianza unica, ricavata dalla rocce arenarie rosse tipiche del sito: le Grotte della Gurfa.
La datazione di questo peculiare prodotto della mano dell’uomo è ancora incerta e dibattuta per diversi motivi, primo fa tutti l’inquinamento ‘fisico’ dei reperti archeologici del luogo dovuto al fatto che fino agli anni ’90 dello scorso secolo le grotte erano adibite a rifugio dei contadini locali. C’è chi ritiene la costruzione risalente al periodo dell’età del rame (eneolitico), chi lo attribuisce alla cultura megalitica, chi alla tradizione altomediaevale. Sicura, a parere di tutti, è comunque l’origine araba. Il termine Gurfa deriva dall’arabo ‘ghorfa’ ovvero magazzino o stanza, e tutt’oggi nel resto dell’isola viene ancora usato il vocabolo ‘gurfi’ per indicare appunto depositi o magazzini, soprattutto di sementi.

Grotte della Gurfa di Alia, la struttura

La struttura del complesso prevede due diversi livelli, scavati in arenaria, lungo i quali si sviluppano sei diverse cavità così disposte: la prima, a sinistra, è a pianta rettangolare di (9,59 x 9,15 m, h 4,53 m) con soffitto a due spioventi detto "a saracina"; a destra segue un ambiente di forma campaniforme ( h16,35 m, di pianta ellittica di 14,10 x 11,59 m, con alla sommità un ovulo d 0,70 m). Questi due ambienti comunicano autonomamente con l’esterno e sono collegati, tra di loro, da un corridoio.
Una scalinata, invece, porta al secondo livello composto dai rimanenti quattro ambienti, uno a sinistra e tre a destra, tutti di forma più o meno quadrata; ciascuna stanza è dotata di una finestra che sporge sulla vallata ed è da queste, attraverso un altro corridoio, che si giunge ad un ambiente campaniforme denominato, recentemente, thòlos per la somiglianza con la thòlos di Atreo a Micene. E’ da quest’ultimo elemento che alcuni studiosi hanno elaborato la tesi secondo cui l’intera struttura sia, in realtà, la tomba che ha accolto le spoglie del re cretese Minosse.

Alia e l'arte di Croce Taravella

Nell’ottica della rivalutazione del belvedere del paese è stata completata un’altra opera artistica che ha preso ispirazione proprio dalla grotta e dai racconti mitici ad essa legati. L’artista Croce Taravella, infatti, dopo aver visitato i luoghi in questione e lasciandosi ispirare dal paesaggio e dalla gente, maestranze e semplici cittadini, ha realizzato un murales sui generis, al momento unico per tecniche utilizzate. Qui un articolo dedicato all'arte di Croce Taravella ed al “suo” paese.
Il risultato ottenuto dopo due mesi di lavorazione circa è dato da cinque pannelli (13 m di lunghezza per 2,80 di altezza) adagiati sulla roccia e trattati in modo da non deteriorarsi all’esposizione costante degli agenti atmosferici. Come un libro di enormi dimensioni i pannelli accolgono personaggi in scala e racconti, più o meno leggendari, delle storie tramandate negli anni. Un altorilievo più che un murales, ci ha spiegato l’artista, uscito fuori da un progetto estemporaneo che lo ha portato a sperimentare, per la prima volta, nuove tecniche di installazione e di utilizzo di materiali a bassa deperibilità. La realizzazione dell’opera, però, ha aggiunto Taravella, ha riservato un’altra bella sorpresa; durante la lavorazione, infatti, la gente incuriosita, non solo dell’opera ma anche dell’interpretazione dei racconti che prendevano forma, si fermava a chiedere su quanto si stesse realizzando, contribuendo al progetto iniziale. Come a dire che, a distanza di secoli, considerando le incertezze della datazione, queste grotte non solo ispirano ma continuano a creare, attraverso la mano dell’uomo, arte che domani sarà ancora storia.

Come arrivare ad Alia (Palermo)

Percorrete la S.S. 121 Palermo - Agrigento fino allo svincolo di Manganaro, da qui rimangono ancora 14 km per il paese, oppure l'autostrada Palermo-Catania uscendo allo svincolo di Termini Imerese e proseguendo in direzione di Caccamo - Roccapalumba.
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cultura/item/2704-alia-palermo-grotte-gurfa-fra-arte-mito-e-antichit%C3%A0.html

lunedì 21 dicembre 2015

LIBRI: La magnifica stronza di Sherry Argov - Piemme


Le brave ragazze sono la prova che avremo anche conquistato lo spazio, ma in fatto di relazioni uomo/donna siamo ancora nelle caverne. E così ci sono donne indotte a credere che per accalappiare l’uomo dei sogni devono: sacrificarsi, essere accondiscendenti, mostrarsi sempre d’accordo, annullare i propri interessi, stare un passo indietro.
Queste donne hanno avuto le informazioni sbagliate – d’altra parte, la fiaba di Cenerentola è sempre in circolazione.
Quello che le fiabe però non dicono è che agli uomini le brave ragazze non piacciono. E infatti non appena incontrano una magnifica stronza, le mollano.
La magnifica stronza è una che ha capito tutto. Una che sa che se non ti senti all’altezza senza un uomo, non sarà un uomo a farti sentire all’altezza. Che una relazione può farti felice solo se sei già felice. Che avere uno sguardo positivo su te stessa, vivere al meglio la vita, amarsi, indipendentemente da un uomo, è l’arma di seduzione più potente che ci sia. Perché gli uomini sono attratti dalle donne che sprigionano forza vitale e autonomia, che si fanno rispettare, che non si sminuiscono. Anzi, che li fanno penare un po’.
Se siete una brava ragazza, comunque, non disperate. Con lo stile arguto e diretto che ha conquistato milioni di fan, Sherry Argov invita tutte al suo corso avanzato per le relazioni tra i sessi, e insegna a ogni donna a incedere nel mondo con quel passo sicuro che la rende unica. Perché c’è un’alternativa migliore al non essere amate per quello che non si è: essere amate per quello che si è. Magnifiche e adorabili stronze.

venerdì 4 dicembre 2015

Camporeale, quel baglio e i vigneti per degustazioni doc - La Porta dei Sensi è in via Atrio Il Principe, 13 - Camporeale (PA)

La superstrada fra Palermo e Sciacca nasconde luoghi a cui abbiamo rinunciato pur di avere collegamenti veloci. E invece uscendo poco dopo San Giuseppe Jato, a Camporeale, ci si immette in un territorio che dà la sensazione di viaggiare nel tempo, fra colline ricoperte da vigneti e paesi che hanno mantenuto le architetture composte del dopo terremoto nella Valle del Belice.
Le campagne di Camporeale sono così, culla di vini robusti e affascinanti. Ben undici cantine e decine di etichette nascono in quei pochi chilometri che separano l’uscita dalla Palermo-Sciacca al paese. Una strada che si fa con piacere, attraversando qualche collinetta e perfino passando sotto qualche ponte rimasto lì a testimoniare ambizione fascista che un tempo prometteva ferrovie e benessere.
Ora uno di quei luoghi è rinato, grazie alla forza di volontà di chi non ha lasciato Camporeale nemmeno dopo il terremoto e meno che mai negli ultimi anni della grande crisi economica. Il grande baglio del principe è stato recuperato. E mostra i fasti di un tempo.
Dal palazzo del Comune, aperto alle visite, si gode di una splendida vista sulla vallata. E nello stesso complesso c’è anche un nuovo locale a cui si arriva passando da un arco in pietra.
Già il nome – La porta dei sensi - segnala che non si tratta solo di cibo ma di una esperienza che mette insieme tante realtà. Lì i visitatori potranno fare semplici degustazioni, visto che il locale è la “base” delle 11 cantine del territorio. Solo loro sono ammesse nel menu, e offrono ai palati fini molto di più del tradizionale Nero d’Avola: imperdibili i Sirah, i Cabernet e le altre specialità biologiche.
In pochi sanno che Camporeale ha anche un’altra grande tradizione. Lì negli anni d’oro del Novecento c’era uno dei pochissimi macelli della Valle del Belice. E per questo gli abitanti della zona venivano chiamati Maciddaroti. E lì c’è ancora una grande azienda – Amato- che realizza salumi come una volta. Le sue carni sono il piatto forte de La Porta dei sensi.
Da gustare anche in inverno, magari accanto al camino che fa sfoggio di sé nel locale antico. Basta fare pochi chilometri, per uscire dalla velocità e dalla routine dell’era moderna.  
INFORMAZIONI UTILI
La Porta dei Sensi è in via Atrio Il Principe, 13 - Camporeale (PA) - tel. 320 181 2362
fonte: http://siciliaweekend.info/sw/cibo/item/2681-camporeale,-degustazioni-doc-alla-porta-dei-sensi.html

sabato 28 novembre 2015

Un giorno senza Facebook di Roberta La Placa pubblicato su Alatel Liguria notizie

Ho perso la scommessa. Ma perchè ho scommesso?  Sono stata io ad avere la stupida idea di scommettere con Antonella di trascorrere un giorno senza  Facebook. Non potevo proporre di non  mangiare dolci per un mese?  Ero convinta di avere ragione. Ho scommesso su chi era l’attore di Taxi Driver. Ho confuso Al Pacino con De Niro. Ho cercato di convincere Antonella a cambiare il pegno della scommessa. Niente da fare. Devo disattivarmi da Facebook per un giorno intero. 24 ore senza sconto. “Sarà disintossicante” – dice Antonella tutta sorridente. Avrei preferito disintossicarmi con un giorno di solo acqua e limone. Alle 23.45 Antonella mi invia un messaggio: “Silvia inizia a procedere con la disattivazione del tuo profilo. A mezzanotte in punto il tuo profilo non esisterà più. Se a quell’ora vedo ancora il tuo profilo attivo, invece di uno, saranno due i giorni senza Facebook. Ricorda, tu non esisterai più su Facebook”. Comincio a panicare. Ma come si fa a cancellarsi da Facebook?  Antonella insieme ad altri amici mi hanno assicurato che riattivarsi sarà facilissimo. E se non accadrà? Se Facebook non mi vorrà più nel suo mondo? Vorrei sbattere la testa contro il muro, anzi contro il computer. Magari lo rompo e ho la scusa con Antonella. Una domanda martella  la  mia mente “Perchè  ho fatto questa stupida scommessa?” Ho solo quattordici minuti per trovare il modo di disattivare il mio profilo. Quattordici  minuti per sparire da Facebook. Cinque minuti li perdo a guardare i post dei miei amici. Li guardo con nostalgia. Come farò per un intero giorno senza incontrarli? Come farò a trascorrere un giorno senza curiosare nelle loro vite? Sono sicura che si accorgeranno della mia assenza. Arriva un altro messaggio di Antonella  “Clicca sulla freccetta in alto a destra, vai su impostazioni, sicurezza e clicca su disattiva account . "Vedo quella freccetta rivolta verso il basso che non vorrei cliccare, ma devo farlo. Il momento è arrivato. Devo cliccare su “disattiva il mio profilo”.  Davanti agli occhi, solo foto dei miei amici con scritto che li mancherò.  Come prima foto c’è  anche quella del ragazzo che mi piace “Andrea will miss you”. A volte è  bello  giocare  sull’assenza. Immagino lui disperato che mi cerca, clicca sul mio nome e apparirà la scritta “profilo non disponbile”. Ricevo un altro messaggio. Sempre Antonella: “3 minuti ”. Devo fare presto, altrimenti i giorni senza Facebook saranno due. Facebook mi chiede nuovamente  se sono sicura o se voglio solo uscire dal mio account senza disattivarmi. Non ho scelta, devo farlo. A mezzanotte in punto ricevo il messaggio di Antonella: “ Brava. Non sei più nel mondo di Facebook”: Chiudo il computer e spero di addormentarmi al più presto. Il sonno non viene a trovarmi. Ero abituata ad addormentarmi  leggendo i  post dei miei amici, aspettare un “mi piace” sull’ultima foto delle mie gambe stese a prendere il sole, augurare a tutti la buonanotte e  lasciare il computer aperto nel lato vuoto del letto. Il computer invece l’ho spento. Tra le mani il mio cellulare con la voglia di inviare messaggi a tutti i miei amici. E’ tardi, stanno già dormendo. Non voglio disturbarli. Scendo dal letto. Inizio a vagare per la casa. Sono nervosa. Apro la tenda. E’ una notte  di Luna piena. La fotografo. Voglio fare  vedere la foto ai miei amici di Facebook. No non posso. Stanotte la foto la guardo solo io. Immagino la bacheca di Facebook,  piena  di  immagini  bellissimi  della  Luna.
Guardo la foto e poi guardo nuovamente la Luna. Non riesco a togliere lo sguardo dal cielo. La mia testa è all’insù. Quanto è bella la Luna. Vado in sala. Nella libreria  ci  sono tanti libri, alcuni mai  terminati.  Ne prendo uno e me lo porto a letto. Inizio a leggerlo. Mi trovo costretta a leggere la prima pagina tre volte perchè la mia mente è distratta a pensare cosa sta accadendo su Facebook, a cosa stanno facendo i miei "Silvia inizia a procedere con la disattivazione del tuo profilo. A mezzanotte in
punto il tuo profilo non esisterà più. Se a quell’ora vedo ancora il tuo profilo attivo, invece di uno, saranno due i giorni senza Facebook. Ricorda, tu non esisterai più su Facebook ”17 amici e… alla Luna! Parole sdraiate sul libro iniziano ad entrare nella mia mente. Quella storia mi avvolge fino a farmi sorprendere dal sonno. Appoggio il libro sul comodino. Alle 4 e mezza mi sveglio. Prendo il cellulare in mano. Clicco su Facebook per  vedere se nella notte sono arrivati nuovi “mi piace”. Davanti a  me la copertina blu di Facebook che mi chiede il mio email e la mia password. Sono tentata a collegarmi e a staccarmi nuovamente. Antonella sta dormendo. Di sicuro non se ne  accorgerà. Scrivo il  mio indirizzo email. Scrivo la password. Da scrivere manca solo l’ultima lettera. Mi fermo. Ma perchè sono cosi debole? Ho fatto una scommessa. L’ho persa. Devo rispettare i patti.
C’è un mondo vero fuori da Facebook. C’è una Luna vera fuori da Facebook.  Metto il cellulare in carica in sala. Lo metto sempre a caricare accanto al mio letto per controllarlo quando mi sveglio di notte. Mi sveglio dalla luce di un raggio di sole che entra dalla mia finestra. Che ora è?  Dov’è  il cellulare? La sveglia non è suonata?  Sul  comodino  c’e’ solo il libro. Ricordo di aver lasciato il cellulare in sala. La sveglia suona da mezz’ora e io non l’ho sentita. Sono in ritardo. In effetti non lo sono. La sveglia la metto sempre mezz’ora prima  per  avere  il  tempo  per  pubblicare  su  Facebook.
chattare  e  leggere  i  pensieri  dei  miei  amici.  Mentre aspetto che il caffè sia pronto, non so cosa fare. Sono qui con il cellulare in mano. Mi sembra privo di vita. Siamo ormai cosi abituati a essere in contatto con gli amici su Facebook che mi accorgo solo ora che il mio cellulare negli ultimi mesi suona poco. Solo telefonate di lavoro. Penso ad Andrea. Sicuramente stamattina sarà andato a visitarmi su Fb per leggere i miei post. Andrea tutti i giorni scrive “Buongiorno a tutti”.  Chissà cosa ha pensato nel non trovarmi. Andrea ha il mio numero. Perchè non chiama? Vado a lavorare. Mi siedo alla mia scrivania. Le scrivanie sono tutte cosi vicino che sbircio Facebook dal computer dei miei colleghi. L’ho fatto anche quando ero in metropolitana. Il ragazzo vicino a me, mi ha girato le spalle per nasconderlo e io annoiata  ho  ripreso  a  leggere  il quotidiano. Il telefono è sempre  muto.  Nessuno  mi  chiama.  Neanche  Antonella  per sapere  come  sto.  Oggi  non esisto su Facebook!  Nessuno dei miei amici se ne accorge? Cerco dialogo con i miei colleghi. Tutti mi dicono di tacere  perchè  sono  impegnati  a leggere le notizie degli amici su Facebook. Ormai le notizie le  leggiamo  da  Facebook  e non dai quotidiani. Nell’ora di pranzo chiedo a qualcuno se viene a mangiare. Tutti rimangono in ufficio per passare un’ora con gli amici facebookiani.  Vado al bar da sola. Il bar è in un palazzo antico. Non avevo mai notato le colonne in stile gotico. Un piacevole  profumo di cibo caldo mi avvolge. Mi siedo. Leggo con attenzione il menu e scelgo con calma. Il cameriere viene a prendere  l’ordine. Dalla  borsa  tiro fuori il libro che avevo iniziato la sera prima. Mi guardo intorno. Tutti hanno la faccia schiacciata sul cellulare. Un ragazzo entra nel bar. Non ci sono posti liberi. Mi chiede se può sedersi al mio tavolo. Acconsento con piacere. E’ anche molto carino. Si siede con il cellulare dentro alla sua mano. Le sue dita si nuovono veloci sulla tastiera. Viene il cameriere. Per tre  volte  gli  chiede  se  è pronto a ordinare. Guarda velocemente il menu e ordina  la  pasta con il  sugo  di  funghi  per  poi  brontolare quando arriva dicendo che a lui i  funghi non piacciono e l’aveva chiesto con il ragu alla bolognese. Non riesco a tacere - “Scusa ma hai ordinato la pasta con il sugo di funghi”. “Guarda, forse si. Sto litigando con dei miei amici su Facebook. Scusa non ho tempo di parlare con te. Devo continuare a litigare con loro. Tra mezz’ora devo tornare al lavoro”. Mi guardo intorno. Guardo ogni  tavolo. Guardo il viso di ogni persona. C’e’ chi sorride, chi ha un’espressione di stupore, chi sul viso ha una smorfia e chi ha il viso avvolto di tristezza. Solo i cellulari vedono queste espressioni.  C’e’ silenzio, anche se siamo in tanti. Ormai la casa delle parole non sono piu’ le labbra ma le dita.  Le  parole  escono  sempre  meno  dalla  bocca  ed escono sempre di più dalle mani. Il ragazzo chiede il conto. Paga. Si alza e mi dice –“ Ciao mi chiamo Sandro. Mi piacerebbe conoscerti di più. Mi dai il  tuo nome e cognome che ti chiedo l’amicizia su Facebook” –“mmm  si….il mio nome è….ahhh  no scusa …non ….non sono su Facebook…cioè ci sono …ma non oggi…cioè..forse  neanche    domani…oppure  si…non so….”- rispondo tutta confusa. “ Non sei su Facebook? Ho capito non vuoi la mia amicizia, peccato perche’ secondo me abbiamo tante cose
in comune” “Credo proprio di si, abbiamo parlato tanto” – dico in tono ironico – “Di te so che non ti piacciono i funghi.  Tu non lo sai se mi piacciono o no. Eri impegnato a litigare con i tuoi amici. Veramente ci sono su Facebook, ma ho fatto uan stupida scommessa…24 ore senza Facebook… magari ti lascio il mio numero di telefono” “ Il numero di telefono…per quale motivo? Ma che noia!    Con  Facebook  posso  gia  sapere  i  tuoi  interessi, guardere le tue foto, sapere dove hai passato le vacanze, quali sono le tue passioni e non ho bisogno di  fare domande per scoprire chi sei. Ora devo andare. I miei amici facebookiani mi stanno aspettando. Se torni su Facebook,  chiedimi  l’amicizia”.  Mi  lascia  il  suo  biglietto da visita. Torno in ufficio. La mia amica mi domanda se stasera andiamo insieme all’ evento.  “Quale evento?” “Ti ho mandato l’invito su Facebook la scorsa settimana e tu hai confermato con un click la tua presenza. Non hai visto stamattina su Facebook il reminder dell’evento?”-“Non…non….ci sono …non ci sono più su Facebook…” “Cosa…….. mai sei impazzita? E ora come fai a divertirti, ad andare agli eventi, a sapere ciò che accade in citta’, cosa hanno scritto i tuoi amici, cosa succede nel mondo?“ “Credo  ….o  forse  spero…anzi  non  so ..diciamo  che temporaneamente  mi  sono  allontanata  da  Facebook. Comunque stasera vengo  volentieri”  Meglio avere la serata impegnata, invece di stare in casa da sola ad aspettare la mezzanotte. Ho pensato tutto il giorno ad Andrea. Guardavo il telefono sperando di sentirlo suonare e sognando di vedere il suo nome. Non ha chiamato. Ma perche’ dovrebbe chiamare? Ci siamo sempre sentiti su Facebook. Mai una parola oltre quella pagina  blu.  Mi  accorgo  solo  ora  che  non  mi  ha  mai chiesto il numero di telefono. Suona il telefono. Spero che sia Andrea, anche se non ha il numero. Magari l’ha chiesto ad Antonella.  Non è Andrea anche se avevo  risposto  con  il  cuore  in  gola  e  la  voce  sexy. E’ l’idraulico. Non avevo memorizzato il suo numero. L’ho  chiamato ieri per chiedere di  riparare una perdita d’acqua del lavandino. E’ riuscito a liberarsi. Alle sette viene a casa mia. Mi ero completamente dimenticata. Purtroppo è urgente, prima che la casa si allaghi. Mi trovo costretta a tornare a casa. Dico alla mia collega che non posso andare. “Bene. Non ti preoccupare. Ho visto che una decina di carissimi amici con i quali  parlo  ogni  giorno su Facebook,  verranno all’evento. Ci divertiremo tutt’insieme” - risponde immediatamente la mia collega. Torno a casa dopo aver letto ogni articolo del quotidiano pomeridiano. Troppo tempo senza leggerne uno. Il mio quotidiano  negli  ultimi  anni  è  stato  Facebook. Mentre giro la chiave nella serratura, la solitudine mi avvolge. Non l’avevo mai avvertita prima. Per assurdo non  siamo  soli  quando  siamo  in  casa,  ma  lo  siamo quando siamo fuori. Meno male che l’idraulico arriva subito ma se ne va anche velocemente. Inizia a prendermi il panico della paura di non riuscire a riattivare il mio account. Cucino sempre di corsa, dimenticando di scolare la pasta che è pronta perché distratta dal mondo virtuale. Stasera cucino con calma senza fretta. Decido di fare le lasagna. Sono lunghe da fare cosi ar-
riva prima la mezzanotte. Cucino, ceno e guardo la Tv. Stasera c’e’ Taxi driver. Non l’ho mai visto. E’ Il film con il quale ho perso la scommessa.  Mi raccolgo sul divano rosso avvolta da una calda  coperta. Guardo il film  per  due  ore  dedicando  tutta  la  mia  attenzione.
L’unica interruzione è la pubblicità. Non mi accorgo che è già passata la mezzanotte. Ho 4 messaggi di Antonella sul cellulare. I classici sms che ormai non ti manda più nessuno. Mi chiede come mai il mio account di Facebook non è stato ancora riattivato. Facebook? Ho passato una bella serata in compagnia di me stessa. Spesso ci lamentiamo della solitudine. Ma non siamo mai soli. Noi siamo sempre in compagnia di noi stessi.  In  nostra  compagnia  ci  stiamo  tutta  la  vita  e dobbiamo  starci  bene.  Antonella  mi  invia  un  altro messaggio “ Sono stata all’evento. Ho visto la tua colle-
ga. Era in piedi appoggiata al muro con il cellulare in mano. Mi sono avvicinata per salutarla. Mi ha detto che si stava divertendo molto. Una decina di suoi amici erano  alla  festa  e  si  stavano cambiando  le  opinioni  in chat. Ho visto anche Andrea. Anche lui attaccato al muro a chattare”
Chiamo Antonella. Voglio sapere di Andrea “Sai cosa ho fatto? Gli ho chiesto se ti aveva visto. Quando ho menzionato il tuo nome, mi ha chiesto il tuo cognome. Si è collegato su Facebook per vedere la tua foto. Non l’ha trovata. Mi ha detto che ha  12 amiche che si chiamano Silvia. Senza foto non può ricordarsi di te. Gli ho rammentato di averti presentato all’uscita del cinema Odeon  un  mese  fa.  E  sai  lui  cosa  ha  detto? – “Ah si….ricordo ..ricordo ma vagamente…quando le scri-
vevo su Facebook pensavo di non averla mai vista. Andrea non sa neanche chi sono. Antonella mi sprona a rientrare su Facebook Mi solletica dicendo che ci sono delle foto meravigliose della Luna. La Luna è davanti a me. La Luna è nuda. La sto guardando. Non ci sono filtri. Ci sono solo i miei occhi. Il mio sguardo è nudo. Noi non guardiamo  più con occhi nudi. Guardiamo con il cellulare.
Vado a letto senza chiudere le tende. Io dentro. La Luna fuori. Io fuori dal mondo di Facebook. Io dentro alla Luna.

martedì 24 novembre 2015

LIBRI: Il diario di una tata di Emma McLaughlin & Nicola Kraus - Bur

Nanny, la protagonista di questo romanzo, è una tata. Ma non una tata come tante altre: una tata che ha il (discutibile) privilegio di lavorare per una ricchissima famiglia di Park Avenue, la zona più lussuosa di Manhattan. Per una paga ridicola e mai puntuale, deve badare al piccolo Grayer X, anni quattro, e soprattutto fare in modo che la signora X - che non lavora, non cucina, non fa le pulizie e non si occupa del figlio - trascorra serenamente le sue giornate. Quando il matrimonio comincia a sgretolarsi (il signor X ha un'amante), il coinvolgimento di Nanny nelle vicende della famiglia X supera ben presto i confini della decenza, e salvaguardare la salute mentale del povero Grayer sarà per Nanny una missione pressocchè impossibile.

venerdì 20 novembre 2015

LIBRI: La cinquantina al maschile (vista da lei) di Huguette Maure - De Agostini


"Un libro per gli uomini che. conquisterà le donne. Non è difficile per il lettore ritrovare in questa galleria di casi e personaggi l'uno o l'altro dei suoi amici, se non addirittura riconoscere sé stesso, nel profilo di un ritratto o di una situazione. Per i consigli illuminati dell'autrice il libro può essere un regalo utile (e naturalmente piacevole9 a chi - padre, marito, fratello o amico - sfiorando la cinquantina potrebbe essere attraversato dal sospetto d'essere vecchio perché ha solo mezzo secolo."