martedì 22 agosto 2017

LIBRI: Le mani nei capelli di Vittorio Sgarbi - Mondadori

Le mani nei capelli e' un libro di Vittorio Sgarbi edito da Mondadori e che trae il titolo dal suo tic ormai classico di passarsi sempre la mano tra i capelli quando parla in televisione.
In questo libro l'autore analizza la situazione italiana dei primi anni 90 ma lo fa non a posteriori ma direttamente in quel periodo infatti parecchi capitoli altro non sono che articoli di giornale da lui scritti in quegli anni molto particolari della scena politica, economica e culturale in Italia.
Molti altri capitoli invece sono composti da articoli inediti e non pubblicati in quanto ritenuti troppo forti e non adatti a quotidiani e riviste.
Sono molto interessanti gli scritti riguardanti la sua partecipazione ai lavori Parlamentari che permettono di conoscere uno spaccato sul modo, tutto italiano, di intendere la politica e di come alcuni politici servano, per modo di dire, il cittadino e la collettivita'.
Lo stile e' molto graffiante come ci aspetta da un libro di un personaggio cosi' brillante e grintoso, l'ho trovato molto scorrevole e l'ho letto in poche sere perche' gli argomenti trattati mi interessano molto.
Alcuni capitoli sono brevi ed altri piu' lunghi, ma al massimo possono essere di 4 o 5 pagine e non di piu'.
Cosi strutturato il libro e' molto valido perche' si puo' consultare il sommario e decidere di volta in volta cosa leggere in quanto non e' necessario per forza di cosa leggerlo in ordine.

LIBRI: La collega tatuata di Margherita Oggero - Mondadori

La protagonista è una "profia", una professoressa di mezza età, con una normale famiglia composta da due figli mediamente rompiscatole e un marito mediamente polemico verso la cucina affrettata di una donna che lavora fuori casa. Quando a scuola arriva una collega nuova, la bionda, ricca, elegante Bianca De Lenchantin, la nostra eroina non è per niente disposta a trovarla simpatica. Solo quando Bianca viene uccisa, senza nessuna apparente ragione, la nostra professoressa troverà il modo di sfoderare il proprio talento investigativo. Tanto più che il commissario è un uomo colto e affascinante

LIBRI: Cuentos Eroticos: Racconti spagnoli contemporanei di Autori Vari - Mondadori


LIBRI: Il re di Girgenti di Andrea Camilleri - Sellerio

Il cielo è tutto un presagio. E la terra un prodigio. In questo romanzo di Camilleri, che un'escursione compie nel mondo della fantasia. Tra dolenti tenerezze e corrotti desideri. Tra conquassi e magici incanti. Tra asprezze di vita e corrotti desideri. A discrezione di fortuna. E sempre sul filo del divertimento, come in un gioco di teatro. Anche quando il mondo è posto in maligno; ed è flagellato da siccità, carestia, peste e terremoto. Gran fatti, e portentosi, accadono in Sicilia. Sullo scorcio del Seicento. E agli inizi del Settecento. Eventi fuori dal comune. Che la narrazione di Camilleri insegue, nei loro lunghi avvolgimenti. E la scrittura rende particolari: ora incline al grottesco, ora al visionario; dispiegandosi tra le «miserie» guittesche di Callot e i «capricci» di Goya; tra la sensualità dei mistici del Siglo de oro e la ferinità degli istinti. È una «storia», Il re di Girgenti. Ma anche un «cunto». E un récit-poème, con il suo vibrato poetico. È la biografia fantastica, infine, di un capopopolo: del contadino Zosimo, che nel 1718 divenne re di Girgenti; e prima di essere tradito da un giuda gentiluomo, e finire sulla forca, riuscì a regalare un «sogno» di dignità ai suoi affamati e scalcagnati sudditi. Un «sogno»: che è il picco più avventuroso e rivoluzionario della fantasia. «Come fu che Zosimo venne concepito». Comincia con questo titolo la prima parte della biografia di Zosimo. Con un attacco che finge di essere cronachistico. Per adeguarsi a un modello da indovinare, o da inventarsi. Per tornare ai tanti «come fu», che scandiscono la Cronica detta di Anonimo romano del Trecento, ma di fatto scritta da Bartolomeo di Iacovo da Valmontone. Un capolavoro, che del tribuno del popolo Cola di Rienzo racconta il sogno di una restaurata grandezza repubblicana; e la morte straziata. E neppure si ricorderebbe la Cronica, qui, se non fosse per la qualità delle due opere; e per quella solidarietà di scrittura, che il dialetto di Camilleri rende tanto necessario e naturale, quanto il romanesco del cosiddetto Anonimo. Tutto un popolo di figure deliziosamente assurde, strambe, o lepide, si muove nel gran teatro del romanzo. A partire dal valletto Cocò, con le sue effeminate cacherie. Fino al mago Apparenzio. A don Aneto, che fa l'amore con gli afrori. E allo spiritato padre Uhù, che con il diavolone Zaleos dialoga, uscito fuori dalle acque a cavallo di un coccodrillo; e con i diavolacci tutti contrasta, dopo avere scoperto il proprio «potere», affrontando un esercito di morchiose e indemoniate lumache. Conta anche la «cornice», in questo romanzo. Che l'accordo con la morte, e con la sua qualità indolore, mette in scena. Nell'antefatto secentesco. E nell'epilogo settecentesco. Con il futuro padre di Zosimo, Gisuè, che suo malgrado salva dalla morte un principe suicida; e lo stesso principe poi aiuta a suicidarsi. E con il finale precipizio della vita di Zosimo. Il re contadino sale i sei gradini del patibolo. E si trova faccia a faccia con i fantasmi della propria vita. Procede a tappe, verso la sommità. Sono attimi intensi, che contano quanto le sei giornate della creazione. O meglio, della ricreazione della vita nella morte. Zosimo muore, sollevato dal fantastico aquilone che lui stesso ha costruito e liberato nel venticello del mattino. «Quale occhio può vedere se stesso?», si chiedeva Stendhal. Un condannato a morte non può vedersi morto. Eppure Zosimo apre, ancora una volta come in un gioco di teatro, e con gioia infantile, la sua ultima scena. Si tiene allo spago dell'aquilone . E guarda giù nella piazza. Vede un palco. E vede un corpo inerte, che penzola dalla forca. Ride. È l'ultima rivincita della fantasia. Il re di Girgenti è il gran romanzo di Camilleri, che tutti aspettavamo.   Salvatore Silvano Nigro

LIBRI: Strappami la vita di Angeles Mastretta - Feltrinelli

La bella e vivace Catalina sposa giovanissima il generale Andrés Ascensio, uomo potente e più vecchio di lei che ha militato nella Rivoluzione messicana e diventa poi governatore dello Stato di Puebla. Via via che il prestigio e le ricchezze del marito crescono, così come i suoi intrallazzi politici e il numero delle sue amanti e dei relativi figli, Catalina si ritrova sempre più sola e insofferente nella parte di moglie impeccabile di un politico senza scrupoli. E quando incontrerà il musicista Carlos Vives, la sua vita sarà travolta da una passione irresistibile come le note di un bolero dal titolo profetico, ''Strappami la vita''.

lunedì 21 agosto 2017

Donare il sangue a Palermo: i chi, i come e i dove di un gesto solidale. - Purtroppo, da qualche mese la Sicilia si trova in uno stato di profonda emergenza: il sangue scarseggia e le associazioni, così come le aziende ospedaliere, lanciano continui appelli per invitare coloro che possono a effettuare le donazioni.

 
Un concreto atto di solidarietà, un modo per fare del bene regalando una parte di sé a chi, altrimenti, rischierebbe di non sopravvivere: donare il sangue è un gesto profondamente altruistico e sempre più necessario per garantire a chi è ammalato delle concrete possibilità di guarigione.

Purtroppo, da qualche mese la Sicilia si trova in uno stato di profonda emergenza: il sangue scarseggia e le associazioni, così come le aziende ospedaliere, lanciano continui appelli per invitare coloro che possono a effettuare le donazioni.

A Palermo particolari richieste vengono dagli Ospedali Riuniti - Villa Sofia/Cervello: essendo strutture d'elezione per i talassemici e sedi di trapianto di midollo osseo necessitano del sangue in maniera particolare per salvare numerosi pazienti.

Ma chi può donare? È presto detto: uomini e donne tra i 18 ed i 60 anni di peso non inferiore a 50 kg, che non abbiano problemi di pressione arteriosa e che siano in buono stato di salute. Per maggiori informazioni potete consultare il
nostro identikit del donatore di sangue.

E come? Basta parlare con il medico, presentando qualsiasi documentazione sanitaria precedente e fare un esame di sangue di prequalificazione. Una volta "approvati" si potrà fissare la data per la donazione. Non occorre essere completamente a digiuno prima di donare: si possono assumere caffè, tè e qualche fetta biscottata. L'importante è non mangiare grassi grassi, dolciumi, latte o altri prodotti derivati.

Infine, l'informazione più importante: dove si dona? A Palermo le donazioni possono essere effettuate presso i reparti di Medicina Trasfusionale degli ospedali AOUP "Paolo Giaccone" in via del Vespro (telefono 091.6553222), Civico in via Ernesto Tricomi (telefono 091.6664093 o 091.6662200), Villa Sofia in piazza Salerno 1 (telefono 091.7808074) e Cervello in via Trabucco 180 (telefono 091.6802949. Si può inoltre donare anche presso le associazioni volontarie dei donatori.

L'assenza di sangue mette a rischio numerose terapie salvavita. Non c'è dunque bisogno di spiegare perché questo gesto sia sempre più importante.
fonte: Balarm.it

25 agosto 2017 - Cuddiruni Festival Piazza Umberto I - Ciminna ore 21,00

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