giovedì 24 aprile 2014

RACCONTI: “Oggi ho incontrato me stessa” di Roberta La Placa

 Cammino  verso casa in compagnia dei miei pensieri, quando mi accorgo che una persona sta venendo verso di  me.
Piu’ si avvicina, maggiormente noto che e’ identica a me.
Vivo la sensazione che mi sto specchiando. Non ci sono specchi intorno a me.
Ora la persona e’ ferma davanti a me. La guardo  e riconosco me stessa. Il mio sguardo si ferma sugli occhi di lei. Quello sguardo non e’ il mio. I suoi occhi sono pieni di tristezza.
Timidamente si presenta. Si chiama Elisa. Anch’io mi chiamo Elisa.
Inizia a parlarmi, dicendo che e’ molto triste.  Elisa prosegue raccontadomi: “ Sono  una persona molto sfortunata. Tanti anni fa ho perso il lavoro. Sono stata in cassa integrazione. Un periodo terribile. Ti abitui a fare la stessa strada al mattino, a vedere le solite facce dei colleghi, a svolgere sempre lo stesso lavoro ed improvvisamente ti svegli una mattina e non devi piu’ prendere quell’autobus per andare al lavoro. Nello stesso periodo il fidanzato mi ha lasciato. Sono stata mesi, protetta dai muri della  mia stanza,  a guardare il soffitto”.
Con  entusiasmo racconto “ Anch’io tanti anni fa ho perso il lavoro. La cassa integrazione e’ stato un periodo molto bello. Non e’ carino pensarlo,  ma lavorano gli altri e lo stato ti paga.  Per me ha rappresentato una forte opportunita’  di cambiamento e di scoperta  di nuovi interessi di vita. Ti svegli al mattino ed hai la tua  nuova vita tra le mani da creare. Il fidanzato mi ha lasciato mentre avevo da poco perso il lavoro. Il soffitto non parla. Il soffitto e’ basso e ti restituisce ogni tuo pensiero come un boomerang,  incolore e senza risposte come l’hai lanciato. Sopra di noi abbiamo il cielo  ed io ho desiderato vedere cieli nuovi. Ho scelto il cielo di Londra”
Elisa, dopo avermi  ascoltata sbalordita,  riprende a parlare  con voce malinconica “Sono nata a Rieti. Non mi e’ mai piaciuta questa citta’ ma continuo a viverci. Terminato il periodo di cassa integrazione e cercato con  grandissima fatica a rimettere insieme tutti i mie pezzi distrutti, ho iniziato la ricerca di un altro lavoro.  Avendo esperienza come segretaria, anche se non mi e’ mai piaciuto questo lavoro, una societa’ di materiale elettrico mi ha assunto con lo stesso ruolo. Attualmente e’ ancora il mio noiosissimo lavoro ”.  
“Anch’io sono nata a Rieti” continuo io “ non mi piace Rieti ed ho cambiato citta’. Ho lavorato come segretaria. La fortuna mi ha baciata.  La societa’  e’ fallita, perche’ coinvolta nello scandalo mani pulite e non avendo mai amato questo ruolo lavorativo, ho messo le ali ai miei sogni. Ho sempre sognato  di lavorare nel cinema, come direttore di produzione. Arrivata a Londra, mi sono iscritta a corsi specifici per avere la conoscenza professionale di questo nuovo mondo in cui volevo entrare e dopo un anno ho iniziato a lavorare con grande entusiasmo in questo settore, dove sto continuando con successo ed entusiasmo ancora oggi.
Elisa con i suoi occhi tristi, timidamente mi confessa “nessun uomo mi ha chiesto di vivere la mia vita accanto alla sua.  Tutte le mie relazioni sono state disastrose. Al termine di ogni storia, mi sono sempre ritrovata a guardare soffitti. Ogni persona che ho fatto entrare nella mia vita, ha distrutto ogni pezzo della mia interiorita’”.
“Anch’io  non sono  sposata” rispondo ad Elisa “Il marito non lo trovi negli scaffali del supermercato o nelle offerte speciali. Io non voglio essere presa nei saldi di fine stagione  e neanche scegliere un uomo  nei saldi. L’amore non si sceglie. L’amore lo incontri. L’amore ti avvolge e ti travolge. A volte fa male, ma non ho paura del dolore, se nasce dall’aver vissuto un’ emozione.  Elisa, ci sono tante forme di amore. C’e’ l’amore per la vita, l’amore per il mondo, e l’amore per le tue passioni. Segui i tuoi sogni intravedendo sempre la realta’”. 
Elisa mi interrompe per dirmi ”Mi rendo conto solo ora, come ho abbandonato la mia vita al destino, nascondendomi dietro la definizione, di essere  una sfigata.  Ho sempre e solo reagito ad ogni evento, scegliendo di innondarmi di lacrime.  Non ho saputo essere un buon capitano della mia vita, ho solo il seguito il vento. Non ho mai portato  la mia vita verso la via del sole. Solo ora che ho incontrato me stessa con il sorriso, comprendo  che la differenza nella vita  e’ come ognuno di noi reagisce agli eventi”.
L’abbraccio forte  e riprendo a parlare”Amo molto la vita e credo nel valore del presente. Il dolore deve essere costruttivo e non distruttivo. Il dolore va vissuto, ascoltato, scorporato e superato.  Non permettere  che il dolore si inserica nella tua vita come un freno a mano. Quando  vedi solo  dolore, la tua visuale e’ limitata.  Cammini per la strada, ma non vedi cio’ che ti circonda, perdi quel sorriso regalato da  chi  e’ appena passato al tuo  fianco e magari quel sorriso potrebbe diventare il tuo presente. Se avrai in pugno il presente, dipenderai meno dal passato e dal futuro.  Ascoltami Elisa, sali a bordo. Al timone della tua vita ci sei solo tu!”.
Roberta La Placa

sabato 19 aprile 2014

RACCONTI: Amica reale o virtuale? di Roberta La Placa

Oggi in ufficio e’ arrivata una ragazza nuova. 
Il suo  nome e’ Michela.
Fresca di laurea, ha deciso di cambiare cielo e di aprire una nuova porta di vita a Londra.
Michela e’ a Londra da una settimana ed ha iniziato a lavorare due giorni dopo il suo arrivo.
Chiacchero molto volentieri con lei e spesso la invito ad uscire per unirsi ai miei amici. Anche altri colleghi la invitano dopo il lavoro per andare al pub. Michela non accetta mai, dicendo che ha tantissimi amici che la stanno aspettando. Subito dopo il lavoro corre a casa. Spesso le chiedo se ha trascorso delle piacevoli serate o se ha passato un buon weekend. Lei risponde sempre di si, dicendo che l’ha trascorso in compagnia di amici, dividendo  emozioni di vita.
Incuriosita, mi domando come fa Michela, ad avere cosi tanti amici solo dopo una settimana.
Mentre stavo ritornando a casa dal lavoro, ricevo una telefonata da Michela, raccontandomi che e’ in ospedale a causa di una caduta mentre scendeva dalla metropolitan. Prima di uscire dal lavoro, mi aveva detto che i suoi amici la stavano aspettando a casa.
Vado subito da lei. Insieme attendiamo ore al pronto soccorso prima che venga visitata. Approfittiamo  del tempo di attesa, per chiaccherare.  Le chiedo se ha avvisato i suoi amici per evitare che vadano a casa sua senza trovarla.  Michela tranquillamente mi risponde “ Quando vado a casa  li scrivero’  per raccontare  la mia esperienza al pronto soccorso inglese” ed io “mandali  un messaggio con il cellulare”.
Michela replica che non ha i loro numeri di telefono. Stupita le chiedo “ Come non hai il numero di telefono dei tuoi amici?, Non ti stavano aspettando a casa tua?” Michela risponde “ Si certo, mi stanno aspettando, ma visto l’imprevisto,  questa sera li incontrero’ piu’ tardi. Non ho ancora la connessione internet sul cellulare. Durante il giorno non posso chiaccherare con loro, ma alla sera dividiamo dei momenti fantastici insieme, a volte fino  alle due di notte. Ho 642 amici, un centinaio li ho conosciuti a scuola, a ginnastica al lavoro e sul treno,  invece tutti gli altri  nel meraviglioso mondo di Facebook” Inizia anche a canticchiare “ C’e’ un posto che mi piace...si chiama Facebook”. Michela prosegue “Parlare con loro e’ un viaggio nuovo ogni giorno. Dividiamo post, fotografie, immagini. Abbiamo creato la nostra “compagnia” grazie ai gruppi.  Sono nel cuore di tantissime persone e sento tutto il loro infinito affetto. E’ noioso con gli amici di sempre dividere i ricordi delle gite scolastiche, le prime emozioni di cuore, la gioia nel trovare il lavoro dei sogni.
Dopo che il medico ha visitato Michela, usciamo dall’ospedale per ritornare a casa.
Il giorno dopo Michela, appena arriva in ufficio, mi invita per un aperitivo dopo il lavoro. Accetto con piacere. Michela tutto di un fiato, mi dice” Volevo ringraziarti tantissimo per  essere venuta in ospedale ieri sera. Hai dimostrato di essere una cara e vera amica. L’amicizia nasce da una stretta di mano, da un incontro di sguardi e non da un cliccare “mi piace” sulla bacheca di una persona senza neanche leggere cosa ha scritto. Ieri ho scritto sulla mia bacheca “sono stata in ospedale”. Ho ottenuto 132 “mi piace”, ma nessuno mi ha chiesto come stavo.  Perche’  mai dovrebbe piacere  che sono stata in ospedale? Non  ho scritto che sono stata sulla ruota di Londra.  Ci sono persone che non conosciamo di persona, solo perche’ la distanza di un pc non permette di toccarci con mano, ma ci toccano dentro il cuore. Ho creduto a questo pensiero fino a ieri sera. E’ una grande bugia. Gli amici virtuali non corrono in tuo aiuto in ospedale a tenerti la mano per farti sentire meno il dolore, stanno chiusi nel loro mondo di solitudine  protetti da uno scherma dimenticando il mondo reale.
Sono a Londra da una settimana.  Ho una nuova casa, un nuovo lavoro e  nuovi colleghi. Invece la mia vita sociale e’ rimasta invariata.  Passavo ore al computer con amici di cui non conosco il suono della voce ed ho continuato a farlo fino a poche ore fa. Ieri notte con il tasto “canc” del computer ho eliminato tutte le persone con le quali non ho mai respirato la stessa aria. Dopo qualche minuto ricevo questo email: ”Per favore ritorna ad essere mia amica, ieri ho fatto una grande festa su facebook perche’ sono arrivata a 1000 amici, ora invece sono 999. Ero cosi felice di aver raggiunto questo risultato e tu hai rovinato tutto”.  Con gli amici virtuali si divide solo il proprio eogismo, la voglia di mostrare agli amici che la frase copiata dal sito degli aforismi ha avuto piu’ “like” di quella che ha scritto un altro amico. Da oggi in poi voglio vivere Londra, voglio respirarla, voglio costruire ricordi che, quando  ci incontreremo tra dieci anni potremmo ricordarci  di quella giornata di chiacchere e risate ad Hyde Park invece di parlare dei “mi piace” che hai messo in bacheca”.

Roberta La Placa

RACCONTI: SOGNANDO LONDRA……di Roberta La Placa


Paola, sorridendo, adagia la sua laurea nel cassetto, per mettere i suoi vestiti in una valigia che indosserà l'etichetta Milano-Londra. I sogni dentro al cassetto fanno la muffa. Meglio far fare la muffa alla laurea che non ai sogni.
Luca, sbuffando, apre il cassetto pieno di confusione, come la sua mente, svogliatamente e pieno di rabbia prende i suoi vestiti e li getta in una valigia. Lascerà Roma per vivere Londra.
Roberto sposta con sicurezza i suoi vestiti dal cassetto alla valigia. I suoi vestiti andranno da un armadio vissuto di Palermo in uno vissuto da altri con volti mai incontrati, a Londra.
Paola ha 24 anni. Si è appena laureata in lettere e lingue moderne. Il giorno della laurea ha sorpreso i suoi genitori e i suoi amici che la stavano festeggiando con emozione ed allegria, annunciando il suo desiderio di trasferirsi a Londra. La sua più cara amica le suggerisce di provare a cercare lavoro e di non “far fuggire il suo cervello”. Paola con addosso l’euforia e la stanchezza del giorno dove il sogno inseguito per tanti anni era diventato realta’, risponde che la crisi è una grande opportunita’. Non si puo’ pretendere che le cose cambino se continuamo a fare le stesse cose. La crisi porta progresso. La creativita’ nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. Einstein sosteneva che e’ nella crisi che nasce l’inventiva. La crisi regala ai giovani l’opportunita’ di vivere un’esperienza nel mondo. I cervelli non fuggono da nessuna parte perche’ non si staccano mai dal corpo.
Luca ha 35 anni. Si è laureato da due anni in scienze politiche. Non ha mai lavorato. La crisi è sempre stata una buona scusa per inviare solo curriculum vite ai suoi amici per farsi aiutare e raccomandare. Ha una grande rabbia contro il governo che non gli dà l’opportunità di un posto di lavoro anche se è laureato. Avendo una laurea, vuole una posizione dirigenziale in azienda. Gli hanno offerto diversi stage per iniziare l’approccio con il mondo del lavoro ma Luca ha sempre rifiutato. Non vuole fare la gavetta. Vuole iniziare dall'alto. Rifiuta di comprendere che per andare in alto è necessario iniziare la salita.
Trascorre le giornate dormendo fino a mezzogiorno, vivendo con i suoi genitori che cercano di stimolarlo alla ricerca di un lavoro, ma continuano a dargli i soldi che lui spende al bar alla sera. Ha visto amici partire per Londra dove hanno trovato lavoro. Dando calci contro un muro, gridando ancora tutta le sua rabbia contro i politici, decide di trasferirsi a Londra. I suoi genitori sono contenti perche’ percepiscono l’opportunità per il figlio di mettere ordine nella sua vita e di iniziare a lavorare per costruire il suo futuro.
Luca non parla inglese. Non gli interessa, non pensa che sia la priorità necessaria per trovare lavoro a Londra. Crede che lo avrà, grazie all’aiuto di amici che non conosce. Ha trascorso giorni su Facebook, cercando disperatamente persone che vivono a Londra, elemosinando aiuto per il lavoro e per la casa. A chi ha chiesto di inviargli il suo cv, l’ha inviato in italiano sperando che glielo traducessero.
Roberto ha 45 anni. E’ divorziato, ha tre figli. Dopo anni come dipendente nel settore dell’edilizia, insieme a un amico ha costruito la sua società che gli ha dato l’opportunità di acquistare casa nella sua Palermo, di provvedere alla crescita dei figli e di riprendere a sorridere nella vita. La crisi l’ha costretto a chiudere la sua ditta improvvisamente per non rischiare di perdere ancora più soldi di quanti ne stesse già perdendo. Non può permettersi di piangersi addosso e a non reagire. Non può reagire solo lamentandosi, deprimendosi, stando a letto tutto il giorno guardando il soffitto. Comprende da subito che non sarà facile rimettersi in gioco nella sua Palermo. Londra sarà la città che potrò dargli il respiro di un lavoro, anche se lui ogni giorno respira mare. Conosce poco l’inglese. Non c’é tempo per fare un corso. Non c’è tempo per prepararsi a questo cambiamento. C’é solo il tempo per comprare un biglietto aereo di sola andata, prenotare un ostello per la prima settimana e partire con una valigia di 15 chilogrammi.
Paola, Luca e Roberto si incontrano nella cucina dell’ostello. Lo sguardo smarrito di primo giorno, li accomuna. Da uno “scusa” invece di un “sorry” comprendono di essere tutti e tre italiani.
Paola felicemente sorride.
Luca svogliatamente sbuffa
Roberto curiosamente spera.
Paola inizia a chiacchierare.
-“Domani ho quattro appuntamenti per vedere una camera da affittare e ho un colloquio di lavoro”-
-“sei appena arrivata. Come fai ad avere già degli appuntamenti per la casa e per il lavoro?” -chiede Luca con quell’aria di chi pensa già che tornerà presto a Roma perché a Londra non troverà né una casa dove stare né un luogo dove lavorare.
-“Venire a Londra è sempre stato il mio sogno. Oggi è il mio primo giorno di vita del mio sogno. Voglio crescere questo sogno. Voglio che la realta’ londinese diventi piu’ bella del mio sogno. Per anni ho studiato l’inglese. Gli ultimi mesi, insieme alla creazione della tesi di laurea, ho viaggiato sui siti per essere pronta al mio arrivo a cercare casa e lavoro a Londra, ho letto molto per conoscere la cultura degli inglesi per inserirmi più velocemente”-
Roberto ascolta affascinato le parole di Paola, chiedendo se, per favore, può dargli gli indirizzi dei siti per trovare casa.
Luca ascolta distrattamente, desiderando di trovarsi nella sua cucina di casa aspettando che le lasagne cucinate dalla mamma siano pronte, borbottando che lui e’ a Londra a causa della crisi.
Paola sottolinea che chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da piu' valore ai problemi che alle soluzioni. L'unica crisi pericolosa, è la tragedia di non voler lottare per superarla.
Paola passa tutte le informazioni in suo possesso a Luca e Roberto.
Paola torna in camera. E’ felicemente emozionata. Domani si sveglierà per la prima volta a Londra. Ha voglia di vivere la sua nuova vita londinese indossando la curiosità.
Roberto torna in camera. Il letto non è confortevole come quello che ha lasciato, ma non gli importa nulla. Londra non è il sogno di Roberto, ma è la città che può rappresentare l’opportunità per ricostruirsi una nuova vita ed ha fretta di iniziarla. Non gli importa se il cibo non avrà il sapore della sua Sicilia. Non gli importa se il sole non illuminerà il cielo grigio. Presto il sole sarà dentro di lui per far brillare ogni pensiero. Apre il computer. Visita i siti per cercare casa e invia quindici richieste di appuntamenti per vederle.
Luca torna in camera. Il materasso è troppo soffice. Non gli piace la stanza dove vive. E’ arrabbiato con i suoi genitori, con gli amici, con la fidanzata che l’ha lasciato, con i politici accusandoli che è colpa di ognuno di loro se è costretto a fare “l’emigrante” in una citta’ troppo rumorosa, troppo caotica, sempre di corsa, dove si mangia male e dove il sole non si vede mai.
Apre il computer. Strappa il biglietto dove Paola ha scritto gli indirizzi dei siti. Intanto è convinto che non troverà nulla se non con l’aiuto di qualcuno. Scrive a tutti i suoi finti amici mai incontrati di Facebook che vivono a Londra che aveva contattato per chiedere aiuto. Implora nuovamente aiuto. Uno gli risponde offrendogli un posto da cameriere in un ristorante italiano. Luca lo insulta
- “ ti ricordo che io sono laureato in scienze politiche e non mi abbasso a fare il cameriere”- Luca si addormenta per svegliarsi il giorno dopo a mezzogiorno.
Dopo due giorni Paola attraversa la lobby dell’ostello con la sua valigia. Incontra Luca e Roberto.
- “Ragazzi vi saluto. Teniamoci in contatto. Questo è il mio numero. Ieri tra diversi appuntamenti che avevo per la casa, ho trovato una stanza molto carina e mi sto trasferendo. Il mio desiderio è insegnare. Ho studiato per avvicinarmi al mio sogno. Al sogno dobbiamo andargli incontro. C’è sempre un percorso da fare verso il sogno. Inizierò a lavorare in un bar di una scuola. E voi cosa mi raccontate, quali novità avete?”-
Roberto guarda Paola ammirata per il suo entusiasmo e per il suo camminare verso il sogno. Pensava che a 45 anni non si potesse più sognare. Invece i sogni non hanno età.
-“Ieri mattina sono stato in camera davanti al computer ad attendere le risposte per andare a vedere le case. Nel pomeriggio sono andato a portare personalmente il mio cv nei ristoranti e in una catena di supermercati. Oggi vado a vedere tre stanze e ho il mio primo colloquio di lavoro. Vado anche a iscrivermi a un corso di lingua inglese perche’ vorrei prepararmi per fare il lavoro di cui ho esperienza, a Londra” racconta Roberto con entusiasmo e curiosita’-
Luca invece – “Mi sono svegliato tardissimo. Ho chiesto aiuto ai miei amici, ma nessuno mi ha aiutato. Sono disperato. Non credo che riuscirò a trovare lavoro. I miei genitori dall’Italia mi hanno fato tradurre il mio cv. Non ho voglia di camminare con questo freddo e questo cielo grigio per consegnare i cv a mano. Ora torno in stanza e gli invierò via email”
Paola ha lavorato duro nel bar della scuola svegliandosi alle cinque ogni mattina, viaggiando un’ora e mezza in metropolitana per arrivare al lavoro. Ha chiesto di collaborare dopo aver terminato il suo turno di lavoro al bar, senza essere pagata, come assistente dell'insegnante. Grazie a questa esperienza, è stata assunta come insegnante in una scuola italiana. Paola cammina felice nelle strade di Londra, dove il suo sogno è diventato realtà.
Roberto, dopo aver trovato una stanza dopo qualche giorno, ha camminato tra le vie di Londra iniziando al mattino e terminando alla sera a lasciare i suoi cv per ricevere la chiamata per un colloquio da un supermercato come cassiere. Non avrebbe mai pensato che, potessero offrirgli un lavoro a contatto con le persone a causa del suo basso livello d’inglese. Invece la sua attitudine alla comunicazione, la sua simpatia, il suo sorriso verso la gente, la sua determinazione nel volere un lavoro, hanno fatto si che ha ottenuto la posizione e dopo tre mesi anche la promozione. Continua a studiare inglese perchè tra sei mesi inizierà a lavorare nel settore dell'edilizia. Cammina felice nelle strade di Londra sentendo nuovamente il sorriso far parte del suo cuore.
Luca non ha trovato lavoro. Non si è mai presentato a un colloquio perchè quando la sveglia suonava, la spegneva, riprendendo il suo sonno interrotto. Ha rabbia verso tutte le persone che non l'hanno aiutato. Si sente abbandonato. Troppo abituato a dare sempre la colpa agli altri degli eventi della sua vita che non ha saputo prendere la responsabilità di abbracciare la sua vita. Luca cammina infelice nelle strade di Roma.
Siamo solo noi che possiamo aiutare noi stessi.
E’ lontano solo ciò che non ci interessa raggiungere.
Roberta La Placa
robertalap@hotmail.com

mercoledì 16 aprile 2014

LIBRI: "Corro perchè mia mamma mi picchia" di Giovanni Storti e Franz Rossi . Mondadori


 In questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile "assaggiatore di corse", pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica.