venerdì 29 aprile 2016

LIBRI: Non ti pago! storie di estrosioni e di antiracket di Tano Grasso e Vincenzo Vasile - l'Unità

LIBRI: Cent'anni di Roncofritto di Paolo Cevoli - Rizzoli


La politica ha un proprio peso specifico nella vita di tutti i giorni e anche i piccoli comuni hanno una loro importanza. E da cosa sono composti i comuni? Dal consiglio comunale, quindi dagli assessori!
In questo caso parliamo di uno di loro in particolare, tal Cangini Palmiro: jeans slavati, giaccotto di pelle e una grinta che potrebbe abbattere un muro di cemento armato!
Il suo essere terra-terra, la sua schiettezza nel parlare (pure troppo…), le sue pause, i suoi repentini scatti d’ira…
Come si fa a resistere a un personaggio simile? Il comune di Roncofritto diverrà casa vostra e non avrete davvero più intenzione d’andarvene!
Se la politica fosse così divertente, forse ci daremmo un po’ di più da fare per il nostro paese, come il mitico assessore Cangini…
“Raggiungere Roncofritto è apparentemente semplice. Venendo da Riccione si imbocca la provinciale che va sui colli, dopo pochi chilometri, sulla sinistra, si incontra il bivio per Roncofritto. Una volta imboccato il bivio giusto, è comunque facile perdersi in un intricato labirinto di strade di campagna che non vanno da nessuna parte.” (retro di copertina)
Volete andare a Roncofritto? Forse ci siete già, perché questo delizioso paesino è in tutti noi e il nostro assessore personale ci sta solo aspettando…
Se volete farvi un po’ di risate, questo volume vi sembrerà il cacio su maccheroni. Se amate Paolo Cevoli, non v’annoierete di certo. E se non lo conoscete… Beh, con questo libro comincerete di sicuro ad apprezzarlo.

LIBRI: Il Capestro di Angelo Vecchio - Mohicani Edizioni

Il capestro
Questo romanzo noir, ambientato a Palermo, narra la storia di una vittima di usura che si trasforma in un personaggio misterioso, in un contesto storico di legami tra mafia e politica. Le avventure, i contrattempi, i ripensamenti, l'amore. Un uomo come tanti, che fa progetti, che sogna. Lui gioca col destino e spesso sottovaluta le insidie. Non tiene conto che ci sono ostacoli difficili da superare. Gli intraprendenti credono di saperne una più degli altri.

MEDICINA: E' nato il 118 Veterinario

giovedì 28 aprile 2016

LIBRI: Quel poco che abbiamo capito del mondo facendo i turisti per caso di Syusy Blady e Patrizio Roversi - Einaudi

Quel poco che abbiamo capito del mondo facendo i turisti per caso
Turisti per caso è il titolo di una trasmissione televisiva Rai in cui gli autori hanno raccolto per immagini e situazioni un "diario di viaggio". Nel libro si trova ciò che non sono riusciti a raccontare tramite la telecamera 
Piccola guida portatile e affettuosa al pianeta Terra e ai suoi abitanti. Scritta a due voci da due viaggiatori dilettanti, uno pigro e pieno di fobie, l'altra incosciente e instancabile. L'uno preferisce le certezze, l'altra il mistero. Il primo libro di una coppia celebre, dove gli opposti si scontrano sempre, i litigi si sprecano, ma si impara a guardare il mondo con divertimento e tenerezza, mentre sfila davanti a noi una straordinaria galleria di personaggi, di amici, di cose viste che non ci lasceranno più.

giovedì 21 aprile 2016

Trekking del Santo, in Sicilia come a Santiago

Trekking del Santo, in Sicilia come a Santiago
Trekking del Santo, in Sicilia come a Santiago
Fu Nicolò Politi, il patrono di Alcara Li Fusi, il paese dei grifoni e del muzzuni, a percorrere per primo questa strada che da Adrano giunge sin qui. Fu il suo cammino spirituale.
Si dice che San Nicolò Politi, durante il suo cammino sia stato guidato da un’aquila, quella che forse ancora oggi nidifica nella vicinissima e spettacolare Grotta del Lauro. Si narra anche che ove posasse il suo bastone, nascessero sorgenti d’acqua e vegetazione lussureggiante. La stessa che ancora oggi è possibile vedere lungo il trekking.

Il Trekking del Santo

Oggi è possibile rivivere lo stesso percorso affrontato da San Nicolò Politi. Le Vie Sacre di Sicilia sono infatti aperte ai trekking che mischiano anche spiritualità.
E’ Attilio Caldarera, una guida escursionistica, ad avere creato questo percorso e ad averne segnato I passi, come si fosse a Santiago de Compostela. E il suo è uno di quei percorsi adatti a chi ha a cuore la natura. E’ uno di quei tracciati in cui non bastano le gambe per essere affrontati.
I tre giorni di cammino necessitano di allenamento e forza di volontà. Le fatiche saranno infatti ripagate dalla bellezza dei paesaggi, dagli incontri e dalle parole che si scambiano durante il cammino.
E proprio per ricordare dove siete arrivati e quale è stato il vostro percorso, ci sono delle piccole stampe che segnano il vostro passaggio. Una volta arrivati in paese, un’insegna nella piazza principale vi accoglierà come le braccia di una mamma.

Trekking del Santo, informazioni utili

Per affrontare il Trekking del Santo occorre contattare la guida Attilio Caldarera ai seguenti recapiti : 349 7362863 – o via mail attiliocaldarera@gmail.com

domenica 17 aprile 2016

LIBRI: I Corleonesi storia dei golpisti di cosa nostra - L'Unità


Quando Mario Puzo nel 1968 si mise a scrivere l'epopea di una famiglia mafiosa che valesse anche come libro-manifesto di Cosa Nostra, diede al suo "Padrino" il nome: Corleone, che è un piccolo paese dell'entroterra palermitano. Forse questa scelta fu adottata perché in Italiano quel nome evoca il suono di un romantico "cuor di leone", mentre in Siciliano Corleone, "currigghiune", è il nocciolo della frutta, il nucleo duro e immangiabile del pesco. Michele Navarra, Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano, i capi Corleonesi, hanno interpretato i più diversi ruoli nella storia della mafia: Navarra era anche un importante notabile dc, Liggio gli si rivoltò contro e lo uccise, industrializzò i sequestri di persona e ordinò le prime stragi, Provenzano è un latitante che si aggira da più di trent'anni per la Sicilia, e non solo. Lo dipingono come l'autorevole arcivescovo di una Cosa Nuova, che non sarò più (per ora), e trama affari in silenzio. Il mistero dei Corleonesi, divenuti il nocciolo duro di Cosa Nostra, pur essendo partiti da un piccolo paese di montagna, è un mistero poco misterioso. Alternando stragi e silenzi, bombe e trattative, delitti e politica, hanno semplicemente fatto finta di morire. Ogni tanto.

venerdì 15 aprile 2016

Tartufo dei Nebrodi, la sagra di Capizzi

Tartufo dei Nebrodi, la sagra di Capizzi - @SiciliaWeekend

Per quelli che non vedono l’ora di mettere mano alla forchetta diciamo sin da subito che “Il tartufo tra i sapori d’autunno” di Capizzi (Messina) è in programma a fine ottobre. Intanto, però, facciamo un passo indietro.
Siamo andati a caccia di tartufi all’interno del parco dei Nebrodi, in compagnia di due simpatici cani: Macchia e Briciola e dei loro padroni e accompagnatori Giuseppe Russo (Peppino), guru dei tartufi dei Nebrodi e di Giuseppe Vivaldi, veterinario e appassionato di boschi.

Il tartufo in Sicilia, la storia

“Cinque o sei anni fa – esordisce Giuseppe Russo, grande appassionato di montagna – eravamo fra i boschi di Capizzi a cercar funghi e, come spesso capita, siamo passati da una zona scavata dai maiali. Il caso ha voluto che gli occhi cadessero su una strana pietra scura che affiorava proprio dal punto scavato. Abbiamo raccolto quello che abbiamo capito essere un tartufo e ci siamo subito chiesti se fosse commestibile. Nessuno fra gli abitanti del paese e delle zone limitrofe ne aveva mai trovati e non avevamo alcuna idea circa la bontà”.
Peppino racconta ridendo e intanto parla ai suoi cani con fare calmo e attento: “Bravo macchia, cerca Briciola”. Il racconto si interrompe bruscamente. Uno dei de cani ha fiutato qualcosa. Odora e scava con la zampa. Peppino si avvicina e con una zappetta aiuta delicatamente il cane. Poi un guizzo e il cane si allontana. Vorrebbe giocare ma sa bene dove deve portare il trofeo. Così il primo tartufo della giornata finisce in saccoccia e il cane si accontenta di una fettina di salame.
Riprendiamo il racconto e, fra una comparsa ed un’altra, Peppino ci dice che quel primo tartufo fu fatto analizzare, ad aiutarlo fu il professore Giovanni Di bella, e venne fuori che si trattava di un ottimo esemplare.
“Tramite alcuni amici umbri – continua Peppino – ho avuto il primo cane da tartufo e da allora questa passione non mi ha più abbandonato”.
Non ce ne sono tanti di tartufi sui Nebrodi, ma quelli che si trovano sono buoni. Ci sono il tartufo bianco ed il tartufo nero, varietà che pian piano Peppino ed i suoi cani hanno iniziato a riconoscere e assaggiare. Durante la lunga passeggiata fra querce e roverelle troviamo due tipologie: l’uncinato (nero) e l’excavatum (bianco).
Ma non è una cosa da tutti. Il cane non nasce per questa attività, e solo un buon insegnamento ed un padrone che ha a cuore gli animali e la natura riesce a far emergere questi tuberi pregiati dal sottosuolo. Per i profani, fortunatamente, c’è la sagra.
La ricerca del tartufo viene infatti fatta minuziosamente. Più e più volte si passa dallo stesso punto per cercare di capire se, effettivamente, in cane ha fiutato qualcosa. Alle volte i tuberi sono così nascosti che è quasi impossibile capire dove sono. Occorre scavare e tenere gli occhi aperti, seguire l’istinto del cane e insieme correggerne gli errori. Alla base c’è uno strettissimo rapporto fra l’animale ed il suo padrone. E poi l’amore sincero per il bosco, habitat dalle infinite sfaccettature.

Il Tartufo in cucina, la ricetta delle linguine e dell’uovo

La ricetta più semplice e insieme saporita per gustare il tartufo è quella dell’uovo fritto o della pasta.
Nel primo caso avrete l’accortezza di mettere il tartufo per 24 ore all’interno di un barattolo insieme ad una o due uova da friggere l’indomani. Il vostro uovo avrà assorbito tutto il profumo del tartufo e, a piacimento, potrete poi grattugiarlo per rendere il gusto più netto ed inteso.
Altra possibilità è quella delle linguine al tartufo. In questo caso basterà sciogliere nell’olio extravergine d’oliva un’acciuga per ogni piatto e pi soffriggere per qualche istante il tartufo tagliato a fettine sottilissime. Anche qui potrete servire con una spolverata aggiuntiva a crudo.

martedì 12 aprile 2016

LIBRI: Vendiamo grazie a Dio di Vincenzo Noto - Mondi d'ogni giorno

 
Monsignor Vincenzo Noto nacque a Bisacquino il 21 agosto 1944, si avvicinò alla fede cattolica sin da piccolo nella Parrocchia Matrice di Bisacquino, diventando ministrante e fanciullo di Azione Cattolica. Entrò nel Seminario Arcivescovile di Monreale, dove studiò fino alla licenza liceale. Fece gli studi di specializzazione presso il Pontificio Seminario a Roma, frequentando l'Università Lateranense dove si laureò in teologia e diritto canonico; conseguì, inoltre, la laurea in Scienze Politiche presso la Luiss di Roma. È stato anche insegnante di religione a Roma e il 19 marzo 1969, a Bisacquino divenne sacerdote. Per diversi decenni è entrato nel campo giornalistico collaborando con giornali come, l'Osservatore Romano, Avvenire, Jesus. È stato redattore al Giornale di Sicilia e diventò il direttore del settimanale Novica e dell'agenzia Mondo Cattolico di Sicilia. Ha pubblicato 18 libri riguardanti temi religiosi e politici e inoltre ha contribuito a costruire varie opere tra cui delle scuole durante la sua missione in Africa. Un esempio è quello di Ilula, egli ha fatto costruire la Casa del Buon Smaritano, dove vengono accolti un centinaio di bambini, e nel villaggio di Iquwala un nuovo asilo. È stato anche vicario generale della diocesi di Monreale e direttore della Caritas diocesana monrealese. Da direttore della Caritas ha collaborato per l'apertura di un doposcuola gratuito e di una ludoteca. Coprì anche l'ufficio di professore in Seminario, mansionario della Cattedrale e cancelliere della Curia arcivescovile. Proseguì il suo lavoro a Monreale nonostante la sua malattia che poi si aggravò causando poi la morte del sacerdote. Egli infine morì il 18 dicembre 2013 nella sua casa a Palermo.

venerdì 8 aprile 2016

POESIA: "Donna" di gfp


POESIA: "Nostalgia" di gfp


POESIA: "Insieme" di gfp


POESIA: "Tramonto" di gfp


POESIA: "Innamoramento" di gfp


POESIA: "Fido" di gfp


POESIA: "Futuro" di gfp


POESIA: "Cecità" di gfp


POESIA: "Felicità" di gfp



POESIA: "Passione" di gfp


giovedì 7 aprile 2016

LIBRI: Sesso? Fai da Te! di Giobbe Covatta - Zelig


Giobbe Covatta si può senz'altro considerare il sex symbol degli anni Novanta, nonostante abbia ormai raggiunto l'età di quarant'anni, anche se ne dimostra molti di più quando sta zitto e tre quando parla. Fin da piccolissimo ha cominciato a interessarsi ai problemi del sesso, conquistando un posto nel Guinness dei primati: infatti a un anno e tre mesi già aveva la prostata. Una volta cresciuto ha intrapreso gli studi classici, durante i quali si è reso conto di non essere portato per la scrittura: in italiano infatti andava malissimo. Ma il suo motto fu sempre 'Volli, sempre volli, fortissimamente volli', e infatti, dopo anni e anni di studi testardi, continuò ad andare malissimo, però ha cominciato a divertirsi

Modica, cinque motivi per una visita

Modica, cinque motivi per una visita - @StefaniaTirella
Modica, cinque motivi per una visita – @StefaniaTirella
Uno, l’ambiente naturale. I tratti caratteristici del paesaggio ibleo – muri di pietra a secco, colline terrazzate, mucche al pascolo sull’altopiano, carrubi e masserie – raccontano un angolo di Sicilia diverso dal resto dell’isola, senza mafia né latifondo, dove più caparbia è stata l’opera dell’uomo nel contendere alla natura la terra da coltivare e i luoghi da abitare. La campagna modicana, intatta nei suoi valori paesaggistici, si candida a meta turistica verde, ricca di tradizioni, agriturismi e prodotti tipici locali.
La città stessa si adagia su uno scenario singolare: una valle stretta e sinuosa simile a un canyon, dove l’impeto dei torrenti e la pazienza del tempo hanno inciso arabeschi calcarei tra le colline rocciose. I fiumi sotterranei che la attraversano danno vita a una spettacolare cascata nella località Conca del Salto: un piccolo paradiso naturale, con le acque che precipitano dallo strapiombo in un laghetto racchiuso tra grotte carsiche e rocce, in una vegetazione rigogliosa e lussureggiante. A pochi chilometri, c’è Cava Ispica, l’insediamento rupestre più vasto e meglio conservato di tutta Sicilia, che mantiene intatto il fascino arcaico delle città trogloditiche. Un ambiente selvaggio e pittoresco di masse aggettanti, antri e caverne come quello raffigurato nelle gouaches da Jean Hoüel nel suo Voyage pittoresque (1779).

Passeggiata fra le chiese di Modica

Due, il particolarissimo tessuto urbano. Dimenticate le piante a scacchiera o i reticoli regolari. Qui le case stanno in equilibrio quasi l’una sull’altra, in un disordine di volumi, disposte sui pendii delle colline come in un gioco di pazienza. Strade strette e tortuose che si inerpicano per la collina, vicoli solitari che disegnano labirinti di case, dove regna la sensazione di un tempo sospeso e immobile. Ed è bello perdersi tra i vicoli silenziosi dei vecchi quartieri, percorrere le stradine che portano al belvedere, scoprire panorami mozzafiato che si schiudono a ogni ansa della via man mano che, salendo, ci si libera dalla stretta dei muri ciechi. Proprio dal connubio tra antico e moderno, tra vicoli medievali e cortine barocche, deriva l’originalità del tessuto urbano che si integra con l’ambiente naturale circostante.
Le architetture scampate al terremoto del 1693 sono state inglobate in altre più recenti. Sono la Cappella Cabrera all’interno della chiesa di Santa Maria di Betlem e la lunetta con la Natività di Berlon murata all’esterno; la chiesa del Carmine con il magnifico rosone e la sagrestia; il portale archiacuto di Palazzo De Leva e lo splendido chiostro annesso alla chiesa di Santa Maria del Gesù nella parte alta della città (ex carcere), tutti risalenti ai secoli XIII-XVI.
Frammenti e sovrapposizioni trasformano la città in una continua scoperta. Nel 1987, per esempio, in una grotta adibita a magazzino si rinvenne una chiesetta rupestre intitolata a San Nicolò Inferiore, con tre strati sovrapposti di affreschi risalenti all’epoca normanno-bizantina e pre-rinascimentale. La singolarità architettonica dell’impianto basiliano e la qualità pittorica degli affreschi ne fanno un unicum nel panorama della Sicilia medievale.
Tre, la magnificenza barocca. Modica è celebre per il suo elegante tessuto edilizio tardo-barocco, punteggiato di chiese conventi e palazzi, che le è valso l’inserimento nella World Heritage List dell’Unesco con altre città del Val di Noto.
Il primato della bellezza spetta alla chiesa madre di San Giorgio. C’è da rimanere incantati di fronte alla sua scenografica scalinata tra ripiani e giardini pensili; alla maestosa facciata a torre, a tre ordini, che svetta verso il cielo; e allo spettacolo della pietra calcarea che muta colore – bianco, grigio, ocra, rosa tenero – col variare della luce. L’alternanza dei pieni e dei vuoti, il gioco dei volumi ora concavi ora convessi che modellano il prospetto frontale, invitano il fedele a entrare. L’interno, a cinque navate con transetto e cupola, è ornato di stucchi, pregevoli dipinti (polittico di Bernardino Niger) e preziosi argenti.
Il Duomo di San Pietro, nella parte bassa della città, ha una facciata più squadrata e geometrica, seppur alleggerita da lesene, volute floreali, elementi decorativi di grande perizia scultorea. Anch’essa sorge in cima a un’imponente scalinata racchiusa tra balaustre e ornata da statue di santi e apostoli. Anche i palazzi, con i fregi che sormontano i portoni e i mascheroni barocchi che reggono i balconi, contribuiscono a fare di questa città un grande museo d’arte a cielo aperto.

Il cioccolato di Modica e quella ricetta così antica

Quarto, il gusto. Al flâneur che percorre le vie non sfugge l’aroma di spezie e di cacao che si diffonde dai laboratori dove i dolcieri lavorano l’impasto granuloso del cioccolato di Modica secondo una ricetta millenaria, importata dall’America centrale durante la dominazione spagnola dai missionari gesuiti. Alcune famiglie, come i Bonajuto, producono il cioccolato artigianale da quasi duecento anni. La loro è la cioccolateria più antica di Sicilia ancora in attività. A impiantarla fu Francesco Ignazio (1798-1854) che nel 1820 aprì una bottega di aromateria dove vendeva spezie, cannella, vaniglia, ma anche cacao e cioccolato; poi avviò una caffetteria e chiamò a lavorarvi il figlio Federico (1822-1899).
Quando il padre morì, gli lasciò in eredità l’attività, lo “stigliame del caffettiere” e il “fattojo del ciccolatte”, un frantoio per macinare le fave di cacao. Da allora la famiglia si tramanda l’antica ricetta del cioccolato artigianale, che ancora oggi si produce in città. Nei dolci di Modica c’è il sapore esotico di viaggi in terre lontane. La ‘Mpanatigghia, per esempio, è un dolcetto da viaggio dove l’impasto di mandorle e cioccolato “conserva” più a lungo la carne di manzo.

Modica, un set per il cinema

Quinto, letteratura e cinema. I due musei intitolati al filosofo, medico e scienziato Tommaso Campailla (1668-1740), la casa natale di Salvatore Quasimodo (1901-1968), premio Nobel per la Letteratura, con i loro tesori di carte e cimeli di famiglia, ma anche le suggestioni letterarie legate a Brancati, Sciascia, Bufalino, sono le tappe iniziali di un viaggio emozionale, alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato poeti e scrittori e ospitato set cinematografici. Tra i più noti, le serie del commissario Montalbano, il celebre personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri.
fonte: http://siciliaweekend.info/modica-cinque-motivi-per-una-visita/

POESIA: "riflessioni" di gfp


FOTOGRAFIA: Album n.19 (278 scatti)








































































































Torre di  Marina di Cinisi - 29/02/2016

Torre di  Marina di Cinisi - 29/02/2016

Torre di  Marina di Cinisi - 29/02/2016

Torre di  Marina di Cinisi - 29/02/2016

Tonnara di Marina di Cinisi - 29/02/2016

Tonnara di Marina di Cinisi - 29/02/2016










Palermo 27/02/2016




Palermo 27/02/2016

Palermo 27/02/2016

Palermo 27/02/2016

Palermo 27/02/2016

Palermo 27/02/2016

Palermo 27/02/2016


Palermo 27/02/2016



Palermo 27/02/2016


Marina di Cinisi 24/02/2016

Marina di Cinisi 24/02/2016

Marinella-Triscina 24/02/2016

Marinella-Triscina 24/02/2016

Marinella-Triscina 24/02/2016

Marinella 24/02/2016

Marinella 24/02/2016

Paceco 24/02/2016

Nubia 24/02/2016

Terrasini 24/02/2016

Terrasini 24/02/2016

Terrasini 24/02/2016

Terrasini 24/02/2016







Lo scarrozzo in "Tram Tram" - Palermo 14/02/2016

Lo scarrozzo in "Tram Tram" - Palermo 14/02/2016

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flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016


flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016


flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016


flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016


flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016


flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016


flash mob contro la violenza sulle donne davanti al teatro Massimo - Palermo 14/02/2016
























laghetti di Marinello - Tindari 31/01/2016

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Sant'Erasmo - randagio in adozione - Palermo 20/12/2015

randagio in adozione - Palermo 20/12/2015

randagio in adozione - Palermo 20/12/2015

Palermo 20/12/2015

Natale alla Martorana - Palermo 20/12/2015

controluce - Palermo 20/12/2015

Palermo 20/12/2015

Felice, fa lo sciopero della fame davanti l'ingresso della Cattedrale di Palermo,  contro le ingiustizie ricevute e la malasanità Palermo 20/12/2015

Gaza team for circus - Palermo 20/12/2015

Gaza team for circus - Palermo 20/12/2015

Gaza team for circus - Palermo 20/12/2015

Gaza team for circus - Palermo 20/12/2015

Gaza team for circus - Palermo 20/12/2015

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Palermo 06/12/2015

Palermo 06/12/2015

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Palermo 05/12/2015
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