domenica 1 maggio 2016

INFORMAZIONE: Il canese, il misterioso linguaggio dei cani

come comprendere il linguaggio del cane
“Devo tuttavia confessare che, nel mio sentimentalismo, sono profondamente commosso e ammirato di fronte a quel lupo che non può azzannare la gola dell’avversario, e ancor di più di fronte all’altro animale, che conta proprio su questa sua reazione! Un animale che affida la propria vita alla correttezza cavalleresca di un altro animale! C’è proprio qualcosa da imparare anche per noi uomini! Io per lo meno ne ho tratto una nuova e più profonda comprensione di un meraviglioso detto del Vangelo che spesso viene frainteso, e che finora aveva suscitato in me solo una forte resistenza istintiva: «Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra…». L’illuminazione mi è venuta da un lupo: non per ricevere un altro schiaffo devi offrire al nemico l’altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per impedirgli di dartelo!” (Konrad Lorenz, L’anello di Re Salomone).
Prendo in prestito la frase di Lorenz, tratta dal libro “L’anello di Re Salomone” (che consiglio vivamente di leggere se ancora non l’avete fatto), proprio per introdurre l’argomento di oggi: il linguaggio dei cani.
Prima di iniziare a parlare dei “comandi” – seduto, terra, resta – è importantissimo capire come comunicare con il nostro cane al fine di avere una corretta ed equilibrata relazione: anche perché le migliori “litigate” tra tutte le specie animali (uomo, cane) avvengono proprio a causa di una errata forma di comunicazione.
Partiamo dal significato etimologico della parola comunicazione, ovvero, trasmissione di una informazione da un mittente ad un destinatario attraverso un codice.
E’ proprio quest’ultima affermazione che ci deve far riflettere: il codice della comunicazione è sempre specie-specifico, quindi peculiare ad individui della stessa specie. Molti animali, dalla balena al corvo, all’ape possiedono sofisticati sistemi di comunicazione, ma nessuna specie usa i “suoni” con la stessa complessità degli esseri umani. Ecco perché incontriamo tanti problemi a comunicare verbalmente con i nostri cani.
Il linguaggio canino è per lo più codificato nei geni, ma è anche ricco di suoni e di posture, che riecono a trasmettere informazioni comunque molto complesse, come scodinzolare o spostare la testa lateralmente. Però, dobbiamo sempre tenere a mente che i cani non vengono al mondo parlando la nostra lingua, o leggendoci nel pensiero; se il nostro cane non ascolta i comandi impartiti forse è solo confuso (da noi!). Infatti, uno degli aspetti fondamentali del nostro linguaggio è la sua flessibilità e varietà di sinonimi: una vera tragedia invece per i nostri amati cani!
Ecco perché è necessario che tutti i membri del branco/famiglia utilizzino sempre le stesse parole: il comando “vieni”, è diverso da “forza, vieni qui”, “basta ti ho detto di venire subito”, “ehi, piccolino dai vieni”, e così via. Per convenzione i comandi più usati sono: seduto, terra, resta, piede. E soprattutto non bisogna mai ripetere un comando altrimenti il nostro cane imparerà ad ignorarci, oppure, alzare la voce sperando che così ci comprenda meglio, cosa tipica invece del mondo umano, infatti, quando parliamo con qualcuno e questo non ci capisce, ripetiamo la stessa identica cosa di prima alzando la voce.
Non dobbiamo mai comportarci come se il volume della nostra voce possa creare lo spunto necessario a far reagire i nostri cani al comando dato. Nel branco, il soggetto Alfa, “ non alza mai la voce”, ma si fa rispettare dai gregari “stando in silenzio”; allo stesso modo i cani sono attratti da persone che parlano a bassa voce, proprio perché la loro assenza di “abbaio” viene percepita come un segno di autorità, e i cani sono attratti dal loro senso di sicurezza. A volte rischiamo di incorrere in malintesi comunicativi perché uomo e cane utilizzano segnali simili ma con significati diversi.
Nel prossimo articolo spiegheremo perché ridere, abbracciare, guardare negli occhi, correre, sono tutti segnali con un’accezione positiva nel mondo degli umani, ma che in “canese” vengono interpretati come segnali di dominanza.

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