domenica 1 aprile 2018

RACCONTI: L'agguato di Giorgio Pitarresi - gfp



Il luogo in cui ho vissuto nei primi due anni di vita è stato meraviglioso e accogliente.
Sono stato accudito e cresciuto con tanto amore e affetto, non mi mancava niente. Coccole e giochi quotidiani, alimentazione sana ed una stanzetta tutta per me.
Tutti i giorni facevo delle bellissime passeggiate e vivevo spensierato, tanto c’era chi badava a me.
Al compimento dei miei sei mesi ho inziato a fare bodybuilding per aumentare la mia massa muscolare, prendevo integratori e vitamine, mangiavo tutti i giorni carne di vaccino, dovevo costruirmi un corpo da paura.
L’unico scopo di chi mi assisteva era quello di farmi diventare un campione, uno su cui contare e puntare.
Difatti da li a poco ho inizato a fare qualche incontro con risultati discreti, gli allenamenti di potenziamento si facevano più intensi e non lasciavano più spazio ai miei amati giochi, le passeggiate erano state cancellate dal mio menù quotidiano.
La mia vita era cambiata, solo allenamenti con i pesi, tapis roulant ed incontri.
Man mano che aumentavano i miei muscoli e la mia ferocia, l’amore e l’affetto dei miei cari andava scemando giorno dopo giorno.
Da casa mia vedevo passeggiare gli altri  con aria spensierata e gioia di vivere in libertà e mi veniva il magone. A me tutto questo era stato precluso da un giorno all’altro.
Praticamente non avevo più distrazioni, tutto il mio tempo era ottimizzato per raggiuingere lo scopo di vincere tutti gli incontri che via via mi si presentavano.
Un giorno i miei assistenti mi hanno portato in un luogo gremito di gente, tutti attorno ad un quadrato dove incontravo un altro sfortunato come me. Noi poveri sventurati dovevamo combattere e vincere, cosi avremmo fatto felici chi aveva avuto cura di noi. Ma in quest’ultimo incontro successe un’imprevisto, venni sconfitto da un atleta più forte e muscoloso.
Il mio assistente rimase molto deluso, aveva scommesso un bel po’ di soldi sulla mia vittoria, e la cosa non gli piacque. Nella strada di ritorno verso casa, fui abbandonato in un quartiere pieno di giardini che non conoscevo.
Vagai per 10 giorni senza mangiare e bere, la mia bella vita era svanita perchè in quell’incontro perso non ero stato abbastanza cattivo e feroce.

All’undicesimo giorno di abbandono, una domenica mattina, in fondo alla strada vidi un mio simile che passeggiava insieme al suo tutore ed mi si accesa una lampadina: magari se vinco quest’incontro posso riprendermi la mia vita. E cosi ho dato il massimo, mettendo in atto tutte le strategie imparate per vincere e sopraffare quel povero cocker, come ti ho ridotto, mi dispiace tantissimo, pensavo che fosse l’unico modo per riprendermi la mia vita. Adesso mi trovo chiuso, insieme ad altri cattivi in uno stanzone scarsamente illuminato, senza sapere di quale colpa sono accusato.   

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